I giovani comprano sempre più CD musicali, ma non necessariamente per ascoltarli
Proprio in questi giorni in cui si discute (o meglio, si critica Sony) molto ferocemente sull’abbandono del formato fisico nel mondo dei videogiochi, i più recenti dati di mercato confermano un trend che chi segue da vicino il settore probabilmente avrà già osservato: le vendite di CD sono cresciute, e non di poco - nella prima metà del 2026 si registra un +16%, per un totale di 16,3 milioni di unità, negli Stati Uniti. Può non sembrare chissà che risultato roboante, ma per un medium che fino a quattro o cinque anni fa si dava per spacciato è un risultato sorprendente.
Il dato è emerso da una recente analisi della società specializzata nel settore musicale Luminate, che ha peraltro osservato che i principali acquirenti sono i più giovani: i Millennials e quelli della Gen Z. Il dato più sorprendente nel complesso è che oltre la metà dei compratori nemmeno lo possiede, un lettore CD: per molti non è un banale modo di ascoltare la musica (per quello c’è lo streaming, del resto), ma è un modo per dimostrare il proprio supporto all’artista e connettersi in un modo più profondo: insomma, in gergo, i CD sono diventati merchandise al pari di magliette, cappellini, toppe, accessori e così via.
A prescindere dall’ascolto o meno, possedere un prodotto fisico rappresenta per molti utenti un’esperienza diversa, più personale e tangibile. Copertine, libretti, edizioni limitate e confezioni speciali contribuiscono a trasformare album e singoli in veri e propri articoli da collezione, indipendentemente dalla possibilità di riprodurli. Ragionamenti del tutto analoghi si sono fatti negli anni passati anche in relazione al vinile; è tuttavia molto presto per capire se il CD avrà la stessa, fortunatissima traiettoria o se si tratterà di un fenomeno più contenuto.
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