I migranti siamo noi: 50mila giovani italiani lasciano ogni anno il Paese

30 Giugno 2026 - 17:12
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I migranti siamo noi: 50mila giovani italiani lasciano ogni anno il Paese

Le nuove generazioni non sono disinteressate alla politica, ripiegate in un individualismo senza rimedio o incapaci di leggere le ingiustizie del proprio tempo. A impedire che le loro inquietudini – sociali, ambientali e democratiche – si trasformino in un moto collettivo di cambiamento è piuttosto un insieme di ostacoli materiali, culturali e organizzativi.

È la tesi al centro del saggio (scaricabile gratuitamente) Opportunità e ostacoli di un moto giovanile. La partecipazione delle nuove generazioni come questione democratica, pubblicato dal Forum Disuguaglianze e Diversità e firmato dal co-coordinatore Fabrizio Barca e dalla ricercatrice Caterina Manicardi. Il lavoro è stato realizzato nell’ambito del progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo”, col sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Il punto di partenza è la difficoltà di riconoscere le persone giovani al di là degli stereotipi che spesso le accompagnano nel dibattito pubblico: la devianza, la sicurezza, gli episodi di violenza o le manifestazioni di piazza. Il saggio propone invece di interrogarsi sulle ragioni per cui le sensibilità e le esperienze delle nuove generazioni non riescono a consolidarsi in una crisi capace di produrre trasformazione sociale.

A pesare è anzitutto la perdita di rilevanza demografica. La fascia tra 15 e 25 anni rappresentava il 15,7% della popolazione negli anni Sessanta, mentre oggi è scesa al 10,8%. A questa contrazione quantitativa si aggiungono prospettive economiche incerte, condizioni materiali più fragili e margini di contrattazione ridotti rispetto alle generazioni che hanno vissuto le fasi espansive del secondo dopoguerra. Mezzo secolo di cultura neoliberista ha inoltre lasciato in eredità una forte sfiducia nelle istituzioni, nel pubblico e nelle organizzazioni collettive, alimentando la percezione che il cambiamento non sia possibile. In questo quadro, l’impegno politico e sociale può apparire più rischioso, soprattutto per chi affronta precarietà lavorativa, difficoltà nell’accesso alla casa e una prolungata incertezza biografica.

Il saggio si sofferma anche sulle condizioni che attraversano l’adolescenza e la giovinezza: sovraesposizione informativa, allerta permanente, frammentazione dell’attenzione e rarefazione delle relazioni fisiche. Secondo dati Istat elaborati da OpenPolis, gli undicenni-diciassettenni che incontrano amici e amiche ogni giorno sono passati dal 70% del 2006 al 30% di oggi. Allo stesso tempo, il 75% delle persone tra 16 e 30 anni dichiara di essere stato esposto a fake news nell’ultima settimana, mentre oltre un quarto non è sicuro di riuscire a riconoscerle.

Un secondo capitolo centrale riguarda le migrazioni. Nella media del biennio 2023-24 l’espatrio netto di cittadini/e italiani/e nella fascia 18-34 ha sfiorato le 50mila unità annue, un balzo del 55% rispetto al valore medio dei precedenti nove anni, anche se dovrebbe avervi concorso la regolarizzazione di posizioni estere presso l’Aire a seguito delle sanzioni introdotte nel dicembre 2023 in caso di inadempienza (l. 213/2023). L’incremento è interamente dovuto alla crescita degli espatri lordi (67 mila annui nel biennio), in presenza di una relativa stabilità dei limitati rimpatri (17mila l’anno). Nello stesso biennio scendeva lievemente l’afflusso netto di giovani stranieri/e: 117mila unità annue.

Come illustra un significativo Rapporto del Cnel, nell’undicennio 2014-24, il saldo netto di espatri e rimpatri di giovani cittadine e cittadini italiane/i nella fascia 18-34 anni – colto da cancellazioni e iscrizioni nelle anagrafi comunali – è stato di 338mila persone, il 58% del deflusso netto di popolazione italiana nello stesso periodo. In direzione opposta ha agito, nello stesso periodo, l’afflusso netto di giovani non-italiani/e nella stessa fascia di età: 1 milione e 381mila persone, il 52,4% delle immigrazioni nette complessive di cittadini/e stranieri/e. Il forte saldo netto positivo di 993mila persone, circa 90mila giovani in più ogni anno, ha concorso almeno a contenere il drastico invecchiamento del paese.

«Con questo saggio – argomentano Fabrizio Barca e Caterina Manicardi – mostriamo che il problema non sono le perturbazioni delle nuove generazioni ma gli ostacoli che impediscono a esse di tradursi in un moto collettivo di trasformazione sociale. Ci auguriamo che questo testo, insieme agli altri progetti e azioni del ForumDD, concorra a un confronto acceso, aperto, ragionevole e informato sia sull’interesse personale di ogni giovane, sia sul contributo collettivo delle nuove generazioni alla dura fase che, come altrove, vive la nostra democrazia».

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