I ricavi delle aziende top della concia italiana crescono del 4,7% nel 2025. Premia la diversificazione

17 Settembre 2026 - 17:35
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I ricavi delle aziende top della concia italiana crescono del 4,7% nel 2025. Premia la diversificazione
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Il comparto fatica a uscire dalla crisi, ma tra i big a premiare è soprattutto la capacità di ampliare il perimetro del proprio core business, aprendosi a nuove opportunità cross-settoriali lungo la filiera.

Il comparto conciario italiano resta ancora in territorio negativo nel 2025, patendo un contesto geopolitico incerto, un’inflazione ancora galoppante e un generale rallentamento dei consumi. Guardando più da vicino, però, emergono spinte di recupero selettive: alcune aziende – poche, ma solide – riescono a crescere in controtendenza, trainando verso l’alto il dato aggregato delle principali concerie italiane, anche se il resto del campione si muove in ordine sparso tra faticosi mantenimenti e cali ancora marcati.

Se i dati diramati in occasione della scorsa edizione di Lineapelle fotografavano un comparto in calo del 5,2% in termini di ricavi nel 2025, sull’onda di un trend negativo trascinato ormai da un triennio, l’annuale studio Pambianco – che prende in considerazione le dieci principali concerie italiane per fatturato tra quelle che hanno depositato i documenti – evidenzia un aumento del 4,7% a 1,8 miliardi di euro nella scorsa annata.

Il campione, non del tutto sovrapponibile a quello preso in esame nel 2024 – interessato da una flessione più marcata – anche per via di sommovimenti a livello di M&A nel corso del periodo, mostra comunque inequivocabilmente un panorama più roseo, anche se non luminoso, trainato soprattutto da alcune performance sopra la media, contro la maggioranza assoluta di decrescite accusate nei dodici mesi precedenti.

Un aggregato che racconta, più che di una ripresa diffusa, di un comparto sempre più competitivo, in cui la selezione premia le aziende capaci di innovare, ampliare il perimetro produttivo e, soprattutto, diversificare per continuare a presidiare il proprio posto al sole nel lusso. Una dinamica che sembra attraversare, sia pure con le dovute distinzioni, l’intero monte della filiera moda, dai tessuti alle pelli.

Parola d’ordine: trasversalità   
Top 10 aziende conciarie per fatturato 2025

Al vertice della classifica si conferma il Gruppo Mastrotto, che con oltre 473 milioni di euro (+19% sui 398 del 2024) accelera nettamente rispetto all’anno precedente. Una crescita che riflette verosimilmente anche il primo anno pieno di consolidamento di Coindu, azienda portoghese specializzata nella progettazione e produzione di interni automobilistici acquisita nell’ottobre 2024, sebbene la società non abbia reso pubblico il suo peso specifico. E poi il consolidamento di una strategia: “Abbiamo orientato una parte importante dei nostri investimenti nel 2025 sul servizio, mettendo a sistema competenze e velocità di risposta”, spiega la presidente Chiara Mastrotto. Intanto, Rino Mastrotto Group ha riconquistato la seconda posizione con i suoi 328 milioni di euro, in sostanziale continuità con il 2024: un dato che include il contributo di Conceria Superior e Tannerie Limoges, entrate nella sua orbita nell’ambito del deal con il Gruppo Prada, ora nel capitale del player con una quota del 10 per cento. Chiude il podio Conceria Pasubio, a quota 323,5 milioni (-2% sui 329 del 2024), performance anch’essa legata alle operazioni di M&A: nel 2025 il gruppo ha rilevato Sk!n e Conceria Antiba, aprendosi al fashion da affiancare al proprio storico core business radicato nell’automotive.

Come nel caso di Rino Mastrotto, i nuovi innesti hanno conferito un segno più a una performance che si sarebbe invece ritrovata in territorio negativo. Entrambi i casi, ad ogni modo, testimoniano l’importanza cruciale in un momento storico di crisi ma soprattutto di profonda trasformazione come quello attuale della diversficazione del proprio perimetro d’azione, volta ad attutire i rischi dei rallentamenti settoriale e aprendo nuove opportunità di crescita. Ulteriore dimostrazione dell’importanza della scommesa sulla trasversalità, l’alleanza siglata nel 2025 proprio dallo stesso Rino Mastrotto con il big dei tessuti Gruppo Marzotto, attraverso la newco Jacquart nata nel segno dell’interior design.

Proseguendo lungo la classifica, se Faeda chiude l’anno in sostanziale stabilità, il gruppo Nuti Ivo manifesta il calo più marcato, l’unico a doppia cifra del campione (-11 per cento). Per converso, cresce invece con decisione l’indipendente Bonaudo, salita del 32% a 117 milioni di ricavi in un anno così complesso. “Questo risultato – ha raccontato il presidente e AD Alessandro Iliprandi – è stato reso possibile da un costante impegno nella ricerca e nell’innovazione, da un elevato livello di servizio e da continui investimenti, che hanno permesso all’azienda di affermarsi come partner strategico delle principali maison del lusso”. Calo a una sola cifra per la veneta Dani (-8%) e per la partenopea Russo di Casandrino (-7%) – quest’ultima new entry nel campione dello studio. Spicca tra loro l’aggregato conciario del Gruppo Colonna, che include la più grande Marbella Pellami e la più piccola Conceria 800, insieme dal fatturato pari a 69 milioni di euro, in crescita del 33 per cento. Il player toscano è entrato alla fine del 2024 nell’orbita di Gucci Logistica, di cui era fornitore storico, nell’ambito degli ormai noti movimenti di filiera che vedono il lusso sempre più in controllo delle proprie manifatture. Oltre al sopraccitato Rino Mastrotto, si pensi per esempio – guardando anche al di fuori del campione – alla Conceria Nuova Impala, controllata per il 20% da Chanel. Suggella infine il campione Masoni, stabile a 46 milioni di euro.

Integrazione, dunque, e diversificazione sono le parole chiave del 2025 della filiera conciaria, che assiste alla resilienza delle aziende più capaci di adattarsi a un contesto in mutamento, affacciandosi al di fuori dei propri mercati storici. Resta da vedere se questa spinta selettiva si consoliderà anche nel 2026, quando le operazioni siglate nel 2025 entreranno pienamente a regime, o se sarà l’intero comparto a intercettare segnali di ripresa più ampi.

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