Il babydoll è più scandaloso oggi che 70 anni fa

Maggio 19, 2026 - 16:19
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Il babydoll è più scandaloso oggi che 70 anni fa

Quand’è che bisogna smettere di vestirsi da bambine? O meglio: il babydoll può essere definito “infantile” se lo indossa una donna adulta? Queste domande rimbalzano sui social da quando Olivia Rodrigo (23 anni) è tornata sulle scene indossando una serie di abiti babydoll, tutti pizzi e volant. Ma le reazioni non sono state del tutto lusinghiere, confermando la storia di scandali e provocazioni che da sempre accompagna “l’innocente” babydoll.

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Com’è nato il babydoll

Il babydoll è parente stretto dello slip dress, o abito lingerie, ma i due termini non sono sinonimi. Lo slip dress ha una linea scivolata che arriva al polpaccio e oltre; il babydoll si ferma ben prima del ginocchio e ha una linea più ariosa, caratterizzata da balze, volant, maniche a sbuffo e fiocchetti. Insomma, mantiene alcuni elementi associati all’infanzia, come una palette di colori pastello – giallo burro, rosa, celeste – merletti e roselline.

Per capire la controversa storia di questo abito bisogna tornare agli anni 40. L’idea è spesso attribuita alla stilista Sylvia Pedlar, ma è indubbio che il razionamento e la scarsità di tessuto obbligarono a ingegnarsi per creare con poco. Nacque così una camicia da notte molto corta, con slip abbinati.

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Olivia Rodrigo in un babydoll del brand Generation78. (Photo by Xavi Torrent/Getty Images for Spotify)

Negli anni Sessanta la camicia da notte uscì dal rifugio delle mura domestiche ispirando la moda del decennio: le ragazze non volevano più vestirsi come le madri, adottando abiti più corti, morbidi e lineari. Ma la vera investitura couture fu possibile grazie all’intuito di Cristóbal Balenciaga, che nel 1957 nobilitò l’abbigliamento da notte.

I suoi abiti a trapezio con le balze, dalla costruzione sartoriale ampia e definita, liberavano il corpo femminile da costrizioni e silhouette fascianti, anticipando il senso di libertà e la lotta per l’emancipazione femminile che avrebbe caratterizzato gli anni successivi.

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Claudia Cardinale negli anni 60. (Photo by Archive Photos/Getty Images)

La svolta rock degli anni Novanta

Nella fisica della moda, ogni abito riceve una spinta uguale e contraria al movimento che l’ha originato. E così, negli anni Novanta, i gruppi rock femminili si riappropriarono del babydoll, tirandolo fuori dalle camerette e sporcandolo con calze a rete smagliate, anfibi e chitarre elettriche. Indossato da artiste come Courtney Love e Kat Bjelland, il babydoll non era più una fantasia leziosa ma la sua antitesi. Una provocazione punk, un manifesto di rabbia, una sovversione dei canoni di femminilità imposti alle donne.

Ed è proprio questo immaginario rock’n’roll ad aver ispirato Olivia Rodrigo, cresciuta ascoltando gli Hole e le Babes in Toyland. L’estetica del nuovo disco (You Seem Pretty Sad for a Girl So in Love) strizza l’occhio a icone vintage come Sharon Tate e ai film di Sofia Coppola negli anni Novanta, soprattutto Il giardino delle vergini suicide.

Nel video del nuovo singolo Drop Dead Rodrigo corre tra i corridoi di Versailles scalza, indossando un minidress a balze di Chloé e calze bianche al ginocchio. Nelle successive apparizioni ha mantenuto questo stile, alternando babydoll, calzettoni e anfibi.

Le critiche a Olivia Rodrigo

I look, scelti insieme alle stylist Chloe e Chenelle Delgadillo, hanno suscitato un’ondata di critiche. E non perché siano particolarmente rivelatori, ma perché rendono sexy un immaginario infantile fatto di colletti, balze e calzettoni. Olivia Rodrigo ha 23 anni, ed è libera di vestirsi come vuole, ma ha un pubblico formato principalmente da bambine e adolescenti: secondo i critici, questo tipo di abbigliamento feticizza l’infanzia e le fantasie maschili.

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Sofia Coppola in un babydoll di Anna Sui nel 1994 (Photo by Fairchild Archive/Penske Media via Getty Images)

Chi la difende rigira la questione: perché giudicare le donne per l’abbigliamento e non gli uomini per questo tipo di sguardo predatorio? Se un abito corto con le maniche a sbuffo diventa un feticcio sessuale di chi è la colpa? Di chi lo indossa o di chi lo immagina?

Olivia Rodrigo non è l’unica: critiche simili sono state mosse a Sabrina Carpenter e a Tate McRae. Nel frattempo, però, abiti a sbuffo, balze e volant sono spuntati sulle passerelle di Chloé, Valentino e Miu Miu, e nei look di icone fashion come Alexa Chung. La doppia anima del babydoll continua a provocare, affascinare e sfidare la moda.

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Un look dalla collezione Chloé PreFall 2026

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