Consumo di suolo in Lombardia, l’allarme: perdiamo la terra che ci nutre

Il consumo di suolo continua a crescere anche in Lombardia tra logistica, data center, infrastrutture e nuove costruzioni. L’allarme nella Giornata mondiale del suolo.

19 Maggio 2026 - 18:43
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Consumo di suolo in Lombardia, l’allarme: perdiamo la terra che ci nutre

Consumo di suolo in Lombardia, l’allarme:

ogni giorno perdiamo la terra che ci dà da mangiare

Ogni giorno una parte di terreno fertile viene coperta da cemento, asfalto, capannoni, strade e nuove costruzioni. È una trasformazione spesso silenziosa, ma con effetti profondi: meno campi, meno assorbimento dell’acqua piovana, meno biodiversità e meno spazio per produrre cibo.

Il tema torna al centro del dibattito in occasione della Giornata mondiale del suolo, celebrata il 5 dicembre. In Lombardia, una delle regioni più urbanizzate d’Italia, l’allarme riguarda soprattutto la pressione di logistica, infrastrutture, data center e nuove espansioni edilizie.

Il suolo è una risorsa non rinnovabile

Il suolo non è semplicemente lo spazio su cui costruire. È una risorsa viva, formata in tempi lunghissimi, che svolge funzioni fondamentali per l’ambiente e per l’economia. Produce alimenti, assorbe acqua, trattiene carbonio, ospita biodiversità e contribuisce a regolare il clima.

Quando viene impermeabilizzato, queste funzioni si riducono o scompaiono. Un terreno agricolo trasformato in superficie artificiale difficilmente torna alla sua condizione originaria. Per questo il consumo di suolo viene considerato uno dei problemi ambientali più urgenti.

Secondo il Rapporto ISPRA sul consumo di suolo, nel 2024 in Italia sono stati coperti da nuove superfici artificiali quasi 84 chilometri quadrati di territorio, con un aumento del 16% rispetto all’anno precedente. Il consumo netto ha superato i 78 chilometri quadrati, il dato più alto dell’ultimo decennio.

Lombardia tra le regioni più colpite

La Lombardia resta tra i territori più esposti al fenomeno. La pressione urbanistica è forte soprattutto nelle aree di pianura e lungo gli assi infrastrutturali più trafficati, dove la richiesta di nuovi spazi per logistica, servizi, insediamenti produttivi e residenze continua a crescere.

Il problema non riguarda solo le grandi città. Secondo le analisi rilanciate da Legambiente Lombardia, il consumo di suolo si distribuisce anche in forma “molecolare”, attraverso tante piccole e medie trasformazioni che, sommate, cambiano in modo profondo il paesaggio e la disponibilità di aree agricole.

Il rischio è che la perdita di suolo venga percepita solo quando è ormai troppo tardi: un campo sostituito da un parcheggio, una cascina circondata da capannoni, un’area verde frammentata da nuove strade.

Logistica, data center e nuove infrastrutture

Tra i fattori che spingono il consumo di suolo in Lombardia ci sono la crescita della logistica e la domanda di nuovi spazi per attività tecnologiche e produttive. Capannoni, poli distributivi e data center occupano spesso aree di pianura, talvolta agricole, perché più accessibili e vicine alle grandi direttrici di traffico.

Legambiente Lombardia ha più volte segnalato il rischio di continuare a costruire su terreni liberi mentre restano inutilizzate molte aree dismesse, ex industriali o degradate, che potrebbero essere recuperate. Il punto è proprio questo: non fermare lo sviluppo, ma orientarlo verso il riuso dell’esistente anziché verso nuovo cemento.

Il legame con cibo, clima e sicurezza

Consumare suolo significa anche ridurre la capacità del territorio di produrre cibo. In una regione con una forte vocazione agricola, la perdita di superfici coltivabili non è un dettaglio secondario. Il terreno fertile è alla base delle filiere alimentari, della zootecnia, della qualità del paesaggio e dell’economia rurale.

C’è poi il tema della sicurezza idrogeologica. Un suolo libero assorbe l’acqua, rallenta il deflusso e contribuisce a limitare gli effetti delle piogge intense. Un suolo impermeabilizzato, invece, aumenta il rischio di allagamenti e mette sotto pressione reti fognarie, canali e corsi d’acqua.

Con eventi meteo estremi sempre più frequenti, la tutela del suolo diventa quindi anche una misura di prevenzione.

Il nodo delle aree dismesse

Una delle questioni più discusse riguarda il recupero delle aree già compromesse. La Lombardia dispone di numerosi spazi dismessi, capannoni inutilizzati, aree industriali da bonificare e immobili abbandonati. Riqualificare questi luoghi richiede però investimenti, procedure complesse e tempi più lunghi rispetto alla costruzione su terreno libero.

È qui che si gioca una parte decisiva della partita. Se il nuovo sviluppo continua a preferire i campi perché più facili da trasformare, il consumo di suolo proseguirà. Se invece si favorisce il riuso, il territorio può crescere senza sacrificare nuove superfici agricole e naturali.

Una legge non basta se il cemento avanza

La Lombardia si è dotata da anni di norme per contenere il consumo di suolo, ma secondo le associazioni ambientaliste i risultati restano insufficienti. Il problema è l’efficacia concreta delle regole e la capacità dei Comuni di orientare le trasformazioni verso rigenerazione urbana, recupero edilizio e riqualificazione.

Il tema coinvolge direttamente la pianificazione locale. Ogni scelta urbanistica incide sul futuro del territorio: dove costruire, cosa recuperare, quali aree proteggere e quali funzioni privilegiare.

La sfida: città sane e suoli sani

Il messaggio della Giornata mondiale del suolo è chiaro: non esistono città sane senza suoli sani. Il verde urbano, i campi periurbani, le aree agricole e gli spazi naturali non sono vuoti da riempire, ma infrastrutture ecologiche indispensabili.

In Lombardia questa consapevolezza diventa ancora più urgente. La regione ha bisogno di sviluppo, innovazione e servizi, ma anche di suolo fertile, paesaggi agricoli, sicurezza idraulica e qualità ambientale.

Difendere il suolo significa guardare al futuro

La domanda, oggi, non è se costruire o non costruire. La vera questione è dove, come e a quale costo ambientale. Continuare a consumare terreno libero significa ridurre una risorsa che non si rigenera in tempi umani.

Il suolo che viene perso è lo stesso che permette di coltivare, assorbire acqua, mitigare il caldo, trattenere carbonio e sostenere la biodiversità. Per questo l’allarme lanciato anche in Lombardia riguarda tutti: amministrazioni, imprese, agricoltori e cittadini.

Proteggere il suolo non è una battaglia contro il progresso. È una condizione per renderlo sostenibile.

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