Il conduttore Federico Quaranta aggredito da tre giovanissimi che volevano rubargli l’orologio: “Ecco il nuovo inferno che è oggi Milano”

07 Luglio 2026 - 18:21
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Il conduttore Federico Quaranta aggredito da tre giovanissimi che volevano rubargli l’orologio: “Ecco il nuovo inferno che è oggi Milano”

Federico Quaranta è stato aggredito nella serata di lunedì 7 luglio a Milano, in zona Benedetto Marcello. Il conduttore radiofonico stava tornando a casa dalla figlia quando è stato avvicinato da tre ragazzi molto giovani, che avrebbero tentato di sottrargli uno zaino, una valigia e il vecchio Omega appartenuto al padre.

L’episodio è avvenuto intorno alle 19.30. Quaranta ha reagito e i tre aggressori, probabilmente sorpresi dalla sua risposta, si sono allontanati. Il conduttore non ha riportato conseguenze gravi, ma ha ammesso di avere corso un rischio notevole e di essersi chiesto, a posteriori, se non sarebbe stato più prudente lasciare il bottino.

A raccontare l’accaduto è stato lo stesso Quaranta attraverso un lungo post pubblicato su Instagram, accompagnato da una fotografia in cui appare sorridente e rassicura sulle proprie condizioni: “Sto bene”. Nel suo racconto, il conduttore sostiene che l’obiettivo dell’aggressione non fosse soltanto l’orologio. Quel vecchio Omega, ricordo del padre, sarebbe stato piuttosto il pretesto per un gesto che Quaranta inserisce in una riflessione più ampia sulla rabbia sociale, sulle disuguaglianze e sulla perdita di un senso comune di appartenenza.

Il secondo caso in tre giorni per un orologio da poche centinaia di euro

Quello subito da Quaranta è il secondo episodio avvenuto a Milano nel giro di tre giorni per sottrarre un orologio di valore relativamente contenuto. Il precedente risale al pomeriggio di sabato 4 luglio. I carabinieri della stazione Duomo avevano arrestato un diciottenne di origini nordafricane, nato in Spagna, con l’accusa di rapina in concorso. Grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza, i militari avevano individuato il giovane e un complice mentre aggredivano un turista statunitense, che si trovava insieme alla moglie all’angolo tra via Fosse Ardeatine e via Zecca Vecchia. Il secondo rapinatore era riuscito a fuggire portando con sé l’orologio, del valore stimato di circa 500 euro.

Il post integrale di Federico Quaranta

“Stanotte ho capito una cosa. Non mi hanno aggredito per un orologio. Quel vecchio Omega di mio padre era soltanto il pretesto.
Lo hanno fatto tre ragazzi, giovanissimi.
Per uno zaino. Una valigia.
Ho reagito, probabilmente non se lo aspettavano,
ho rischiato grosso, é andata bene.
Forse sarebbe stato meglio mollare il bottino.
Poteva andare molto peggio.
Ma tornando a casa ho continuato a farmi una domanda:

Che città stiamo costruendo?

Perché Milano, ormai, assomiglia sempre più a una moderna Commedia di Dante.
Solo che abbiamo invertito l’Inferno.
Al centro ci sono i recinti dorati.
Le vetrine blindate.
Le case che costano quanto una vita.
I quartieri dove il lusso non è più un privilegio ma un sistema di difesa.
Poi, cerchio dopo cerchio, la metropoli cambia pelle. I marciapiedi si consumano.
Le serrande si abbassano.
I servizi scompaiono.
Le scuole arrancano.
Le occasioni diminuiscono.
E la distanza fra chi ha tutto e chi pensa di non avere più niente diventa un abisso.
L’antropologia ci insegna che ogni comunità ha bisogno di sentirsi parte di un destino comune.
La sociologia ci ricorda che, quando quel destino si spezza, nasce la frammentazione.
Prima il quartiere.
Poi la banda.
Poi il branco.
Infine il nemico: un uomo che torna a casa da sua figlia, con uno zaino pieno di esperienze, una borsa di vestiti da lavare ed un vecchio orologio, ricordo del suo amatissimo padre.
E il nemico diventano tre ragazzi giovanissimi, tappezzati di brand, divorati dalla rabbia sociale e dalla vendetta.
É così che il marchio sostituisce l’identità.
La griffe diventa appartenenza.
La violenza diventa linguaggio.
Il furto diventa riscatto.
Ma non è reale.
È soltanto una sconfitta.
Così come la mia reazione insensata.

Di tutti.

Perché la città smette di essere comunità quando i suoi cittadini non condividono più lo stesso spazio. Soltanto la stessa paura.
E una società è povera non quando produce molti poveri.
Ma quando genera sempre più persone convinte che l’unico modo di esistere sia togliere qualcosa a qualcun altro.
Quella non è criminalità.
È il fallimento di un’idea di convivenza, che riguarda tutti.”

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