Il disastro climatico spinge verso l'estinzione i rarissimi oranghi di Tapanuli

Lo studio “Extreme rainfall further endangers the world’s rarest great ape”, pubblicato su Current Biology da un team internazionale di ricercatori, ha analizzato l'impatto del ciclone Senyar sugli oranghi di Tapanuli (Pongo tapanuliensis) una specie che vive solo in Indonesia e che è la grande scimmia antropomorfa più a rischio di estinzione del mondo. Gli scienziati hanno scoperto che «Le piogge torrenziali causate dalla tempesta nel novembre 2025 hanno provocato frane che hanno inflitto un grave shock demografico a una specie già sull'orlo dell'estinzione». Una pessima notizia per gli 800 oranghi di Tapanuli rimasti, divisi in tre popolazioni isolate a Batang Toru (West, East, e South Block) a Sumatra, tutte aree già colpite dalla frammentazione e dal degrado del loro habitat. Il team di ricercatori di Regno Unito, Brunei, Indonesia, Malaysia, Paesi Bassi, Belgio, Francia e Germania ha hanno analizzato le immagini satellitari delle frane innescate da piogge estreme che hanno colpito circa 8.300 ettari di foresta, pari a circa l'11,7% della copertura forestale nel West Block del Batang Toru Ecosystem, dove vive la più grande popolazione di oranghi di Tapanuli ancora esistente. Poi, quelle immagini sono state sovrapposte alle stime della densità di oranghi nella zona e gli scienziati hanno concluso che «Circa 58 oranghi di Tapanuli sono morti a causa delle frane, pari a circa l'11% del totale degli esemplari che vivevano in questa regione, o al 7% della popolazione complessiva stimata ancora presente in natura».
Il nuovo killer degli oranghi è il ciclone Senyar, che ha devastato Sumatra alla fine di novembre, causando la morte di oltre 1.000 persone ed è stato il disastro naturale più letale del 2025 nel sud-est asiatico.
Uno degli autori dello studio, Dave Petley, specialista in frane della Nottingham Trent University, ha spiegato che «Si tratta di frane superficiali ad alta velocità, innescate da piogge intense. Poiché le colate detritiche sono direttamente collegate al sistema fluviale, il cedimento è rapido ed eccezionalmente distruttivo, lasciando gli individui che si trovano sulla traiettoria con scarso preavviso e poche possibilità di salvezza».
Utilizzando metodi di attribuzione climatica, gli scienziati hanno anche scoperto che «L'intensità delle precipitazioni è aumentata fino al 50% a causa dei cambiamenti climatici indotti dall'uomo, dimostrando come il peggioramento degli eventi meteorologici estremi rappresenti una minaccia crescente per la fauna selvatica in via di estinzione».
Già a dicembre 2025, esperti di fauna selvatica, ambientalisti e operatori delle ONG umanitarie che soccorrevano le popolazioni umane colpite dal ciclone Senyar avevano notato che gli avvistamenti di oranghi di Tapanuli si erano ridotti drasticamente, alimentando la convinzione che almeno 35 di queste rarissime grandi scimmie potessero essere state travolte da inondazioni e frane. Purtroppo quella stima si è rivelata ottimistica.
Un altro autore dello studio, il primatologo Serge Wich della John Moores University, ha commentato: «E’ tragico perdere così tante grandi scimmie in questo modo. In territori dove le popolazioni sono piccole e frammentate, questo tipo di evento meteorologico o climatico può avere conseguenze a livello di popolazione. E’ estremamente preoccupante per il futuro di questa grande scimmia».
Friederike Otto del Centre for Environmental Policy dell’Imperial College London, ha aggiunto: «Questo studio dimostra in modo lampante quanto siano interconnesse le crisi del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità. Aumentando l'intensità delle precipitazioni del ciclone Senyar fino al 50%, il cambiamento climatico di origine antropica ha trasformato una grave tempesta tropicale in un fattore scatenante catastrofico per queste tragiche frane».
Il principale autore dello studio, Erik Meijaard, della Liverpool John Moores University, della University of Kent e responsabile scientifico di Borneo Futures di Brunei Darussalam, ha evidenziato che «Questo livello di perdita è considerevole per una specie con una popolazione totale così ridotta. Se combinato con le continue pressioni come il degrado dell'habitat e il conflitto tra uomo e fauna selvatica, aumenta ulteriormente l'urgenza di attuare e finanziare adeguatamente un piano d'azione coordinato per la specie».
Il governo indonesiano ha temporaneamente sospeso i principali progetti di sviluppo nell'area di Batang Toru, comprese l'attività mineraria, le piantagioni di palma da olio e l'espansione degli impianti idroelettrici. Per gli autori dello studio «Questa decisione offre una rara opportunità per rivalutare i rischi ecologici e ridefinire i percorsi di sviluppo, data l'estrema vulnerabilità della specie e i rischi paralleli per la vita umana. Sfruttare questo momento favorevole richiederà la trasformazione della sospensione temporanea in un processo di revisione strutturato che integri valutazioni aggiornate del rischio climatico, mappatura della suscettibilità alle frane e dati sulla capacità di carico dell'habitat, al fine di proteggere l'habitat della specie. Il rafforzamento e la potenziale espansione della protezione delle foreste di pianura e ripariali non solo andranno a beneficio degli oranghi, ma forniranno anche vantaggi in termini di mitigazione delle inondazioni e stabilizzazione dei pendii per le comunità a valle. Inoltre, è essenziale migliorare la capacità di mitigazione dei conflitti, poiché gli oranghi profughi potrebbero entrare in territori modificati dall'uomo. In definitiva, una task force guidata dal governo potrebbe contribuire a stabilizzare la popolazione durante il periodo di recupero.
Il team di ricercatori raccomanda «Una moratoria immediata sulle attività di utilizzo del suolo che degradano l'habitat rimanente, unitamente all'espansione delle aree protette intorno al West Block e ai corridoi chiave. Raccomandiamo inoltre di valutare con urgenza la designazione del ma di Batang Toru Ecosystem come Area Strategica Nazionale (Kawasan Strategis Nasional), che fornirebbe una base giuridica più solida per la protezione a lungo termine della specie. Le organizzazioni della società civile hanno sottolineato che il territorio di Batang Toru non solo funge da habitat critico, ma anche da cuscinetto climatico e fonte d'acqua per milioni di persone e che uno status strategico nazionale migliorerebbe il coordinamento tra i ministeri e rafforzerebbe la supervisione delle decisioni sull'uso del suolo che contribuiscono al degrado ecologico e ai rischi idrometeorologici».
La biologa Jatna Supriatna dell’Universitas Indonesia, ha concluso: «La perdita di circa 58 oranghi di Tapanuli a causa di una singola frana provocata dai cambiamenti climatici rappresenta un devastante shock demografico per la più rara specie di grande scimmia al mondo. Per prevenire la prima estinzione moderna di una specie di grande scimmia, l'Indonesia deve proteggere in modo permanente l'ecosistema di Batang Toru, ma anche i nostri partner internazionali devono rispettare i loro impegni globali fornendo finanziamenti immediati per il recupero della biodiversità».
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