Il disordinato luna park riformista, e l’attesa infinita nel campo largo

Maggio 06, 2026 - 05:03
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Il disordinato luna park riformista, e l’attesa infinita nel campo largo

Il disordine regna nell’area del riformismo, l’area del campo largo distinta dal post-comunismo e dal populismo, le due colonne della coalizione. È come un gran pentolone dove si butta di tutto: alla fine potrà venirne fuori una zuppa gustosa oppure l’ennesimo amalgama mal riuscito. Gli ingredienti continuano ad aggiungersi a caso. L’ultima uscita dal Partito democratico, quella di Marianna Madia, ha suscitato gli entusiasmi della curva del Nazareno e degli influencer più o meno imbeccati, in un’orgia di settarismo da anni Cinquanta – quando dissidenti e fuoriusciti erano considerati traditori della causa prezzolati dall’avversario di classe.

Il rigurgito di intolleranza ben si sposa con l’umor nero degli hater che infesta i social, e dunque “dàgli al riformista!”. Alleggerita dal peso morto degli ex renziani – si teorizza online – ora sì che Elly Schlein potrà librare il volo verso i lidi socialisti nell’era dello sconquasso delle categorie novecentesche.

Ma, una volta annotato che ogni giorno avanzano gli spettri del post-Pci, il problema dell’area riformista nemica del populismo resta molto serio. Non si vede per ora un contenitore politicamente credibile in grado di raccogliere tutti i disagi del mondo dem e le nuove proposte di matrice civica, cattolica, liberale, socialista. Tanto meno si intuisce chi possa essere il leader di quest’area.

La verità è semplice: la domanda c’è, è l’offerta che manca. È da questo gap che sorge questa attenzione un po’ spadmodica per Silvia Salis, la newcomer che fa apparire Schlein già superata e per questo temuta dalla segretaria. Quel suo continuo ripetere «faccio la sindaca di Genova» è con tutta evidenza un paravento dietro il quale fa finta di negarsi: un palese nascondersi, se si consente l’ossimoro.

Manca insomma la politica e allora si inseguono miraggi, si proiettano attese. Si parla di nuove figure come se bastasse il nome a colmare il vuoto, come se il semplice emergere di una faccia nuova potesse sostituire il lavoro ben più ingrato della costruzione politica.

È il riflesso di un sistema che vive nell’ansia dell’evento messianico. In attesa di capire il gioco della sindaca di Genova tutto è in disordine. E infatti chi ha lasciato il Pd o lo lascerà – perché non è ancora finita – prende strade diverse: Elisabetta Gualmini è andata con Azione, Madia con Italia Viva seppure da indipendente, altri faranno scelte ancora da capire.

Nel luna park riformista ognuno si fabbrica la sua giostra – Graziano Delrio, Alessandro Onorato, Ernesto Maria Ruffini – così che tra tante chiacchiere e bei convegni non si riesce mai a quagliare. La Casa riformista non è ancora in piedi malgrado l’attivismo mediatico di Matteo Renzi, che dovrebbe essere il regista dell’operazione ma non ha una sceneggiatura bell’e pronta.

Elly Schlein assiste e non fa una piega: non è un problema suo costruire un nuovo soggetto progressista, lei deve fare il partito alla Pedro Sánchez (che peraltro non sta messo benissimo). Si vede a occhio nudo che l’andazzo del Partito democratico e degli altri del campo largo è stare sulla riva del fiume aspettando che passi il cadavere della destra. Inutile agitarsi. Renzi lo ha detto esplicitamente: «Più Giorgia Meloni va avanti e meglio è per noi».

Sarà pure così, ma è come dire tanto peggio, tanto meglio. Quest’idea meccanica di un rovesciamento del quadro politico rischia di imbambolare il campo largo ancor prima che sia formalmente nato, senza contare che dalle urne potrà uscire qualunque cosa. Anche un risultato che non faccia perdere Schlein, ma neppure la faccia vincere, un risultato non chiarissimo che spaccherebbe subito il campo largo tra chi accetterebbe un governo fuori dalle geometrie del bipolarismo e chi invocherebbe nuove elezioni.

Ma tra tante elucubrazioni e schemini da asilo infantile con i nomi dei nuovi ministri, il tempo passa. Fino alla prossima uscita dal Pd. E alla prossima giostra nel disordinato luna park riformista.

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