Il falso dilemma della neutralità tecnologica

Maggio 11, 2026 - 15:56
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Il falso dilemma della neutralità tecnologica

C’è un concetto che negli ultimi mesi è entrato nel dibattito pubblico, soprattutto quando si parla di transizione: la neutralità tecnologica. Un'espressione che sembra ragionevole, per certi versi ovvia, che viene presentata come "Lasciamo che sia il mercato a scegliere le tecnologie migliori". Chi potrebbe essere contrario?

Eppure, dati alla mano, per come viene usata questa posizione è tutto tranne che neutrale. È, al contrario, una scelta politica precisa e anche pericolosa, che ostacola le trasformazioni necessarie al sistema energetico italiano. Un sistema ancora caratterizzato da una forte dipendenza dai combustibili fossili. Fossili che nel corso del tempo hanno generato conflitti, compresso diritti e spazi democratici, aggravato e originato crisi ambientali e prodotto costi sociali scaricati sulle spalle della collettività. L’ultimo capitolo di questa storia lo conosciamo bene, è iniziato con l’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, un’azione che ha riacceso le tensioni sui mercati energetici globali.

In questo difficile contesto l’Europa si conferma l’area con il maggior grado di dipendenza energetica tra le grandi economie mondiali, con circa il 58% dei consumi soddisfatti dalle importazioni di combustibili fossili. Ma il dato italiano è ancor più preoccupante: la nostra dipendenza è infatti intorno al 73%.

A questo va aggiunto un altro problema, di tipo strutturale, che ci rende vulnerabili: il livello limitato di elettrificazione dell’economia italiana. Per fare un esempio, nel 2023 l’elettricità ha coperto appena il 22% di tutti i consumi finali di energia nel nostro Paese. Da una parte dobbiamo quindi elettrificare tutto ciò che è elettrificabile, dai trasporti alle operazioni di riscaldamento e raffrescamento delle nostre case, dall’altra dobbiamo abbassare i prezzi dell’elettricità.

Per ridurre i prezzi in modo permanente servono però interventi mirati allo sviluppo delle rinnovabili e all’efficienza energetica, così da attenuare alla radice il problema legato alla volatilità dei combustibili fossili, specialmente in un mondo così turbolento come quello in cui viviamo.

Invece che straparlare di ETS, occorre guardare al funzionamento del mercato elettrico europeo, basato sul meccanismo del “prezzo marginale”. In sostanza, oggi l’energia viene acquistata all’ingrosso attraverso un sistema in cui le diverse fonti - rinnovabili, nucleare, carbone, gas - entrano in ordine di costo crescente. A soddisfare la domanda è una combinazione di queste fonti, ma il prezzo finale pagato da tutti è determinato dall’ultima centrale necessaria a coprire il fabbisogno energetico, che in genere è quella più costosa. E, nella maggior parte dei casi, questa fonte in Italia è rappresentata dal gas fossile.

Ed è proprio qui che si concentra buona parte della fragilità del sistema italiano: nonostante le rinnovabili coprano poco più del 40% della domanda elettrica, il gas continua a svolgere un ruolo dominante, arrivando a generare circa il 46% dell’elettricità prodotta nel Paese. Ciò spiega anche la differenza di prezzo che riscontriamo con altre nazioni, che hanno un costo minore dell’elettricità, come per esempio la tanto citata Spagna, nazione dove per gran parte del tempo il prezzo dell’elettricità viene influenzato più dalle rinnovabili, che coprono quasi il 60% della domanda, che dal gas o dal nucleare.  

Ed è qui che il tema della neutralità tecnologica torna con forza. Per risolvere i problemi del sistema energetico italiano non possiamo trattare tutte le tecnologie come se fossero equivalenti, significherebbe ignorare ciò che la ricerca ci dice con chiarezza: le rinnovabili sono di gran lunga la fonte più sostenibile ed economicamente competitiva. L’elettrico alimentato da fonti pulite è inoltre la scelta migliore anche nei trasporti.

Le vecchie tecnologie, dai motori endotermici fino alla cattura della CO₂ abbinata alle centrali a carbone, restano false soluzioni, e pertanto vanno relegate al passato.

Invocare la neutralità tecnologica in modo gattopardesco, fingendo cioè di rinnovare per mantenere, è come iniettare un virus tossico che rallenta il processo di transizione ecologica.

In conclusione: abbiamo i dati che ci indicano la strada e abbiamo la conoscenza scientifica che ci mostra quale percorso è realmente sostenibile. Per seguirlo, però, continua a mancare un elemento fondamentale: una forte e decisa volontà politica.

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Redazione Eventi e News

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