L’Hantavirus arrivò in Toscana anche alla fine degli anni ’80. Ad oggi nessun timore di un nuovo Covid

Nessun allarmismo sull’Hantavirus, ma informazioni corrette e sorveglianza sanitaria. È il messaggio che arriva dalla Regione Toscana e dall’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Firenze, dopo l’attivazione della quarantena precauzionale per una cittadina fiorentina rientrata nel monitoraggio sanitario a seguito di una comunicazione ufficiale del ministero della Salute.
Il caso si inserisce nel quadro del focolaio segnalato il 2 maggio all’Organizzazione mondiale della sanità a bordo della nave da crociera Mv Hondius, mentre si trovava nell’Oceano Atlantico. Secondo quanto riportato, a bordo erano presenti 147 passeggeri e membri dell’equipaggio, mentre altre 34 persone erano già sbarcate. All’8 maggio risultavano segnalati complessivamente otto casi, con tre decessi, pari a un tasso di letalità del 38%; sei casi sono stati confermati in laboratorio come infezioni da hantavirus, tutti identificati come virus delle Ande.
L’Oms valuta comunque come basso il rischio per la popolazione mondiale e continuerà a monitorare la situazione epidemiologica, mentre per passeggeri ed equipaggio della nave, sbarcati a Tenerife, il rischio è considerato moderato. Anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha pubblicato un protocollo per le misure di sbarco e rimpatrio, contribuendo a inquadrare la gestione dell’episodio dentro procedure di sanità pubblica già definite.
In Toscana, il presidente Eugenio Giani ha confermato che non risultano altre persone sottoposte a quarantena precauzionale oltre alla cittadina di Firenze. «Dobbiamo essere molto chiari, siamo su due situazioni completamente diverse», ha spiegato, invitando «a non assecondare un clima che può portare ad una eccessiva preoccupazione».
L’Hantavirus, spesso indicato come “febbre dei topi”, può essere contratto soprattutto respirando particelle liberate dagli escrementi dei roditori, mentre è più raro il contagio tramite morsi o graffi. La trasmissione interumana non è la modalità tipica dell’infezione, elemento che distingue radicalmente questa situazione da quella vissuta con il Covid-19.
«L’Hantavirus – ha spiegato Giani – non è il Covid, per la trasmissione, molto più difficoltosa e anche lenta, occorre che abbia delle condizioni particolari, che ci siano i sintomi in essere. Conseguentemente lo scopo della quarantena è uno scopo precauzionale». La donna attualmente in osservazione, la cui quarantena termina l’8 giugno, è asintomatica: «È evidente che non può contagiare altri», ha aggiunto il presidente, spiegando che, se continuerà a non manifestare sintomi, già la prossima settimana l’osservazione potrebbe essere considerata positivamente sviluppata.
La Regione sottolinea anche la rapidità con cui si sono attivati gli operatori sanitari, in stretto collegamento con il ministero della Salute e in attesa delle indicazioni che verranno formalizzate attraverso una circolare nazionale. Giani ha ringraziato la cittadina per lo spirito di collaborazione dimostrato, richiamando la necessità di mantenere un approccio prudente ma proporzionato.
Sulla stessa linea interviene l’Ordine dei medici di Firenze. «Parlare oggi di Hantavirus significa fare informazione corretta su un’infezione rara, evitando sia allarmismi sia sottovalutazioni. Il rischio per la popolazione generale resta basso», spiegano i medici fiorentini.
L’Ordine richiama anche la memoria scientifica locale: «Non siamo davanti a un altro Covid, perché la trasmissione da persona a persona non rappresenta la modalità tipica di diffusione dell’infezione. Nei casi osservati in Italia il decorso è stato spesso lieve o addirittura privo di sintomi», pur potendo comparire in alcuni pazienti febbre alta, dolori muscolari, mal di testa, nausea e forte stanchezza.
L’Hantavirus non è del resto del tutto nuovo per il territorio. «Sono considerazioni frutto anche dell’esperienza perché, ad esempio, già alla fine degli anni ’80, nell’area fiorentina, furono descritti alcuni episodi italiani con interessamento renale acuto legato al virus Hantaan, tra i primi segnalati nel nostro Paese», ricorda l’Ordine.
Il quadro clinico può variare a seconda dei ceppi: alcuni di quelli europei possono interessare il rene e provocare alterazioni della funzionalità renale, mentre varianti diffuse nelle Americhe possono causare complicanze polmonari più severe. Per questo, spiegano i medici, non servono né panico né minimizzazione. Il consiglio ai cittadini è rivolgersi al proprio medico soprattutto in presenza di febbre, difficoltà respiratorie, riduzione della diuresi o marcata debolezza.
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