Il Met Gala delle polemiche: 5 questioni che continuano a infiammare il web
Non tutti si sono lasciati abbagliare dalle luci del Met Gala 2026. Nonostante gli effetti speciali portati sul red carpet, tra abiti-scultura, citazioni artistiche e look pensati per diventare virali, l’edizione di quest’anno è stata anche una delle più discusse (e criticata) degli ultimi tempi. A far discutere, già nei mesi precedenti all’evento, è stata soprattutto la presenza di Jeff Bezos tra i principali sostenitori della serata. Ma, nelle ore successive a quello che viene spesso definito “l’Oscar della moda”, le polemiche si sono moltiplicate, coinvolgendo attivisti, addetti ai lavori, celebrity e pubblico social.
Bene o male, purché se ne parli? Forse non basta più, soprattutto per un evento ultra glamour che nasce per celebrare moda, arte e cultura. Ecco le cinque critiche che hanno infiammato i social dopo il Met Gala 2026, spiegate.
Jeff Bezos e Lauren Sánchez, quando il Met Gala diventa una questione di potere
La prima grande polemica del Met Gala 2026 è esplosa ancora prima che le star salissero la scalinata del Metropolitan Museum. Al centro, Jeff Bezos e Lauren Sánchez Bezos, chiamati a ricoprire il ruolo di honorary chairs della serata in quanto principali finanziatori del Gala e della mostra Costume Art. Seduta accanto ad Anna Wintour, nel tavolo più esclusivo dell’evento, la coppia ha mosso un ulteriore passo verso il mondo (e il busniness) della moda, finanziandolo da un lato, ed entrando nel cuore del sistema che decide cosa è rilevante, fotografato e desiderabile oggi, dall’altro.

Lauren Sanchez-Bezos al Met Gala 2026 in Schiaparelli. EPA/SARAH YENESEL
In più, Bezos, in quanto miliardario estremamente ricco, politicamente vicino a Donald Trump e spesso associato alle polemiche sulle condizioni di lavoro in Amazon, è apparso a molti in contrasto con l’identità che il Met Gala ha cercato di costruire negli anni: un evento elitario, certo, ma anche legato alla celebrazione della cultura, della creatività e di un immaginario spesso progressista. E benchè Bezos avesse già sostenuto il Met Gala nel 2012, oggi la sua presenza è stata letta da molti come qualcosa di più di una sponsorizzazione: una forma di legittimazione mondana e culturale, offerta dal salotto più esclusivo della moda a uno degli uomini più potenti e controversi del mondo.
Il boicottaggio contro il “Met di Bezos”
Da queste perplessità è nato il fronte più rumoroso della contestazione: quello del boicottaggio. A New York, già dalle settimane antecedenti all’evento, sono comparsi manifesti e striscioni contro il fondatore di Amazon, con slogan che invitavano a boicottare quello che molti hanno ribattezzato il “Met di Bezos”. Arrivando ai fatti durante la serata, quando alcuni attivisti hanno rivendicato l’introduzione al Met di circa 300 bottigliette contenenti un liquido simile all’urina: un riferimento diretto alle vecchie inchieste sulle condizioni di lavoro in Amazon e ai racconti dei lavoratori costretti a urinare in bottiglie per mancanza di pause.
A rendere il boicottaggio ancora più commentato sono state poi le assenze di alcune tra le star più attese, come Zendaya, presenza fissa degli ultimi sei anni, Meryl Streep e Bella Hadid, avvistata mettere un like a un post critico contro il miliardario.
Il no, grazie di Zohran Mamdani
Tra le prese di posizione più nette c’è stata poi quella di Zohran Mamdani. Il neoeletto sindaco di New York ha scelto di non partecipare al Met Gala 2026, interrompendo una consuetudine istituzionale di decenni. Al red carpet finanziato da Bezos e Sánchez, Mamdani ha preferito contrapporre un altro racconto della moda: quello dei lavoratori. Con il progetto Work of Art – Turning the lens on the workers that power fashion, firmato dalla fotografa Kara McCurdy, ha spostato l’attenzione da celebrity e abiti couture a sarti, commessi, corrieri e sindacalisti, cioè alle persone che tengono in piedi l’industria dietro le quinte. Una scelta coerente con la sua agenda, grazie alla quale ha già recuperato oltre 9,3 milioni di dollari per lavoratori, consumatori e piccole imprese.

Emma Chamberlain al Met Gala 2026. (Photo by Matt Crossick/PA Images via Getty Images)
Il trionfo del fast fashion al Met Gala 2026
A far discutere è stato anche l’avvistamento dei brand low cost sul red carpet più esclusivo dell’anno. Dopo il Super Bowl, Bad Bunny ha confermato la sua liaison con Zara anche al Met Gala 2026, mentre Stevie Nicks ha indossato una creazione John Galliano per Zara, anticipando una delle collaborazioni più attese del momento. Mentre sul fronte americano, Kendall Jenner e Russell Westbrook hanno scelto invece GapStudio by Zac Posen. Il web si è diviso: è moda democratica o fast fashion in cerca di legittimazione?

Kendall Jenner in GapStudio. (Photo by Dimitrios Kambouris/Getty Images for The Met Museum/Vogue)
Le regole infrante, tra selfie e dress code
Come ogni anno, poi, il Met Gala ha fatto discutere anche per le sue regole non sempre rispettate. La più “innocua” riguarda i cellulari: sebbene l’evento sia a porte chiuse, anche nel 2026 è arrivato l’immancabile selfie di gruppo nel bagno, ormai una tradizione.
Più commentata è stata la presenza di Blue Ivy Carter, 14 anni, e Sunday Rose Kidman-Urban, 17, nonostante dal 2018 il Gala preveda una regola 18+. In questo caso l’eccezione è stata legata al ruolo delle madri, Beyoncé e Nicole Kidman, co-chair della serata. Infine, il web si è acceso sul look Chanel della modella indiana Bhavitha Mandava: all’apparenza una semplice blusa con jeans, in realtà un trompe-l’œil in seta pensato per sembrare denim. Troppo poco Met per alcuni, concettuale per altri. Il successo del Met Gala sta proprio qui: saper far parlare di sé anche prima e dopo il red carpet.

Nicole Kidman e la figlia Sunday Rose Kidman Urban sul red carpet del Met Gala 2026. (Photo by Matt Winkelmeyer/MG26/Getty Images for The Met Museum/Vogue)
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