Il ministro Bolat consolida il dialogo economico tra Turchia e Italia, incontri a Roma con Tajani e imprese
Il ministro del Commercio della Turchia, Omer Bolat, è stato ricevuto oggi alla Farnesina dal vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e ha poi incontrato una selezione di imprese italiane attive nei settori delle infrastrutture, dei trasporti, della difesa, dell’aerospazio, dell’energia, delle telecomunicazioni e della siderurgia. La visita a Roma ha consentito di consolidare il dialogo tra Italia e Turchia sui rapporti economici e commerciali bilaterali, ma anche di esaminare le conseguenze dell’escalation che ha colpito lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso, strategiche rotte per gli scambi internazionali.
Nell’ambito del rafforzamento della cooperazione economica tra i due Paesi, durante il tavolo con le imprese particolare attenzione è stata data allo sviluppo delle infrastrutture e dei collegamenti, alla collaborazione nei settori strategici e alle opportunità di cooperazione tra aziende turche e italiane in Paesi terzi. Nel corso del colloquio bilaterale, Bolat e Tajani hanno affrontato anche il tema dell’accesso ai mercati e delle relazioni economiche tra Turchia e Unione europea, in vista della futura sessione della Commissione congiunta sull’economia e il commercio.
In un messaggio pubblicato su X al termine dell’incontro, Bolat ha definito il colloquio con Tajani “proficuo”, spiegando che sono stati valutati “i passi da intraprendere per portare avanti ulteriormente le relazioni esaustive e profonde tra Turchia e Italia in importanti aree di collaborazione come le tecnologie spaziali e della difesa, le materie prime critiche, l’energia, le telecomunicazioni, i trasporti e le infrastrutture”. Il ministro turco ha sottolineato l’importanza dell’Italia per lo sviluppo delle relazioni tra Ankara e Bruxelles. “Abbiamo confermato che le nostre forti relazioni bilaterali costituiscono la base per forti relazioni tra Turchia e Unione europea”, ha affermato Bolat, precisando di aver affrontato con Tajani, in tale prospettiva, anche “l’importanza critica del funzionamento regolare dell’Unione doganale e dell’allargamento dell’integrazione economica turca”.
Nel corso del colloquio sono state quindi condivise “le opinioni e le aspettative” di Ankara riguardo alle nuove politiche industriali dell’Unione europea e al cosiddetto approccio “Made in Eu”, ossia la strategia di politica industriale che lega incentivi, appalti pubblici e fondi all’utilizzo di prodotti, tecnologie o componenti originari degli Stati membri dell’Unione europea. “Abbiamo avuto uno scambio di vedute estremamente proficuo e reciproco. Ho sottolineato che la Turchia è parte integrante delle catene industriali e di fornitura europee sia come partner dell’Unione doganale e Paese candidato, sia come alleato Nato, e che la preservazione delle forti reti di produzione e fornitura sviluppate nel tempo, in particolare nel settore automobilistico, riveste un’importanza cruciale per la competitività sia della Turchia che dell’Europa”, ha affermato Bolat.
La visita a Roma di Bolat segue quella del 10 settembre scorso del ministro del Lavoro e della Sicurezza sociale, Vedat Isikhan, che insieme alla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone ha firmato un memorandum d’intesa per la cooperazione nei settori del lavoro, dell’occupazione e della sicurezza sociale. Il documento siglato si inserisce nel più ampio percorso di cooperazione tra Italia e Turchia, a complemento di quanto già concordato con il memorandum d’Intesa di collaborazione sulle politiche sociali finalizzato con il ministro turco della Famiglia e dei Servizi Sociali, Mahinur Ozdemir Göktaş, in occasione del vertice Italia-Turchia ospitato a Roma il 29 aprile 2025. L’incontro tra Isikhan e Calderone ha quindi rappresentato un ulteriore passaggio nel percorso di collaborazione bilaterale stabilito per promuovere lo scambio di esperienze e buone partiche in materia di sviluppo dell’occupazione, relazioni sindacali, formazione professionale, orientamento al lavoro, politiche attive, promozione dell’occupazione, salute e sicurezza sul lavoro e sistemi di sicurezza sociale.
In occasione del vertice intergovernativo dello scorso anno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan avevano concordato l’obiettivo di portare l’interscambio commerciale a 40 miliardi di dollari, nonché l’organizzazione di una nuova sessione della Commissione congiunta sull’economia e il commercio, che sarà ospitata in Turchia in una data ancora da stabilire. Nel 2025, il volume degli scambi commerciali bilaterali si è attestato a circa 30 miliardi di dollari, con 13,7 miliardi di esportazioni italiane e 12,4 miliardi di importazioni. Vale la pena sottolineare che la Turchia è uno dei Paesi prioritari del Piano d’azione italiano per l’export. Stando ai dati ufficiali, l’Italia è il settimo fornitore e il quarto cliente della Turchia. Con una quota export pari al 3,8 per cento, l’Italia è il secondo partner europeo, dietro alla Germania (7,2 per cento) ma davanti a Francia (3,1 per cento) e Spagna (2,6 per cento). Dal punto di vista merceologico, le esportazioni italiane verso la Turchia sono trainate dal settore dei macchinari e apparecchi (19 per cento), seguite dai mezzi di trasporto (16,3 per cento), dai metalli di base e prodotti in metallo (11 per cento). Sul fronte delle importazioni, prevalgono invece i mezzi di trasporto (26,3 per cento), i metalli di base e prodotti in metallo (18,6 per cento) e i prodotti tessili e dell’abbigliamento (9,7 per cento).
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