Il mistero dell’ardore

17 Settembre 2026 - 10:00
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Mi incanta il fuoco che arde. Racconta di memorie antiche e di stupore di bambino, di giochi e scoperte, di sollievo e di pericoli. L’ardore del fuoco è stupefacente: trasforma il legno arido, nodoso, inutilizzabile in calore e allegria. Al fuoco si purifica l’oro. Al fuoco si scaldano i camminatori infreddoliti sui sentieri di montagna. Il fuoco trasforma. Che cosa deve trasformare l’ardore dei catechisti, delle catechiste, degli accompagnatori nella fede? Il racconto del Vangelo suggerisce tre trasformazioni, tre cambiamenti decisivi che io affido con il mandato di oggi. Posso fidarmi di voi? Avete ardore a sufficienza per perseverare nell’impresa?

 

1. La prima trasformazione che l’ardore deve operare è quello della strada

C’è una strada che va lontano, un cammino per separarsi della comunità, per andare via da Gerusalemme, per perdersi in un paese attraente e pericoloso. I discepoli se ne vanno. I nostri ragazzi, adolescenti, giovani, adulti se ne vanno. Percorrono strade che portano lontano, diventano estranei alla comunità cristiana, indifferenti nei confronti di Gesù. Ci assedia il sospetto di aver fallito. Non siamo riusciti a realizzare l’iniziazione cristiana. Che cosa potrebbe convincerli a percorrere la strada per tornare? Che cosa potrebbe accendere un fuoco dentro gli indifferenti, i dispersi, quelli che erano vicini e sono diventati lontani?

Il Vangelo dice che c’è un modo per convincere i discepoli a tornare: è l’incontro con Gesù che spiega le Scritture. Questo, dunque, il compito dei catechisti e di tutti coloro che si prendono cura della fede dei fratelli e delle sorelle: ospitare l’ardore che suscita Gesù nel far risplendere la rivelazione che le Scritture custodiscono. Non basta leggere le scritture, non basta scegliere i brani più facili e più suggestivi. È necessario incontrare Gesù e ascoltare la sua spiegazione. L’ardore dei catechisti si accende per questo incontro, si orienta per le parole sante commentate da Gesù?

 

2. La seconda trasformazione è quella dei volti tristi

 «Si fermarono, col volto triste». La tristezza fa ammalare il mondo e tanti ne sono contagiati. Anche i bambini, anche i ragazzi, gli adolescenti, giovani, adulti anziani possono avere il volto triste. Volti tristi, perché le persone vicine sono diventate lontane, le persone care sono diventate insopportabili, le cose piacevoli e desiderate sono diventate noiose. Perché avete il volto triste, voi discepoli del Signore? Vedo volti tristi dappertutto: nelle scuole, negli uffici, sulla metropolitana, al supermercato, in autostrada, nel parco comunale. Che cosa potrebbe trasformare il volto triste in un volto lieto? Quale ardore potrebbe bruciare l’infelicità del mondo?

Solo Gesù vivo, vincitore della morte, presenza amica, attenta può vincere l’infelicità dei discepoli. Le notizie per sentito dire, come quell’annuncio sconvolgente delle donne, generano sorpresa, ma non infondo gioia. Il sospetto che Gesù sia una delusione è la radice di ogni tristezza; la rivelazione che Gesù ha compiuto le promesse trasforma la tristezza nella gioia di Pasqua. L’ardore dei catechisti trova in Gesù la scintilla che l’accende?

 

3. La terza trasformazione è quella dei discorsi

I discorsi dei due che vanno a Emmaus sono discorsi funebri, raccontano la delusione, alimentano la persuasione che di speranza non ce n’è. I discorsi della gente di sempre, anche di oggi, sono spesso segnati dai toni deprimenti del lamento, dello scoraggiamento, dell’amarezza. La gente parla per elencare problemi, per lamentarsi di tutto, per mormorare di tutti. Che cosa potrebbe trasformare le parole tristi, grigie, scoraggianti? Quale ardore potrebbe accendere il desiderio di annunciare buone notizie?

Gesù si avvicina ai discepoli tristi e li ascolta: accoglie le loro parole sbagliate, raccoglie la loro desolazione, ascolta. Gesù si avvicina ai discepoli tristi e li rimprovera: quello che dite non è vero, quello che raccontate non corrisponde a quello che ho fatto. Gesù si avvicina e li introduce nella luce della Pasqua. I discorsi dei discepoli si trasformano a corrono a dire la buona notizia, l’incontro rivelatore: l’abbiamo «riconosciuto nello spezzare il pane». I catechisti sanno imparare a dire dell’esperienza dell’incontro con Gesù, dell’accendersi della gioia allo spezzare del pane? I catechisti portano una buona notizia che aiuta anche gli altri a riconoscere la verità bella della vita e a proclamarla con franchezza?

 

Dunque, tre trasformazioni operate dall’ardore:

  • cambiare strada: invece della strada che porta lontano, imparare da Gesù la ragione per percorrere la strada che porta alla comunità dei discepoli;
  • cambiare volto: invece del volto triste, il volto gioioso di chi ha incontrato e riconosciuto Gesù;
  • cambiare discorsi: invece dei discorsi della desolazione, l’annuncio di Gesù.

Tre trasformazioni, ma il principio è uno solo: l’incontro con Gesù. Posso confidare che voi siate testimoni di questo incontro nella verità della carne non solo nella nebbia delle emozioni e dei sentimenti?

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