Il rossetto è (ancora) un simbolo politico. E i David di Donatello lo confermano

Maggio 07, 2026 - 15:50
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Il rossetto è (ancora) un simbolo politico. E i David di Donatello lo confermano

C’era qualcosa di profondamente politico nel beauty look di Matilda De Angelis ai David di Donatello 2026 che sono andati in scena a Roma lo scorso 6 maggio. A fare la differenza per l’attrice 30enne, non è stato solo quel rossetto rosso pieno, cinematografico e lucidissimo ma, soprattutto, il momento in cui ha deciso di sfoggiarlo: ovvero durante un sentito discorso sulla necessità di sostenere il cinema italiano e chi lavora dietro le quinte dell’industria culturale.

Dal rosa al nero: quali colori vestono i rossetti di stagione?

Il messaggio di Matilda De Angelis è stato chiaro quanto la sua immagine in quel momento. Del resto, nella storia, il rossetto rosso non è mai stato soltanto un vezzo. È stato simbolo di emancipazione, ribellione, appartenenza politica e perfino provocazione sociale. L’attrice probabilmente lo sa bene. E altrettanto bene doveva saperlo la make up artist Giorgia Palvarini che glielo ha applicato a regola d’arte.

Il rossetto rosso nella storia: dalle suffragette a Matilda De Angelis

Tutto comincia ufficialmente nel Novecento, quando le suffragette trasformano le labbra cremisi in un manifesto femminista. Nel 1912, durante una storica marcia a New York per il diritto di voto, Elizabeth Arden distribuisce rossetti rossi alle manifestanti. Fu un gesto rivoluzionario: all’epoca il lipstick era considerato sconveniente, associato alle attrici o alle donne “di malaffare” e alle prostitute.

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Elizabeth Arden ribalta il significato culturale del trucco e lo trasforma così in un simbolo di potere. Da quel momento, il rossetto diventa l’emblema dell’autodeterminazione femminile.

NegliAnni 40 il rossetto assume poi una funzione patriottica. Durante la Seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti, il governo incoraggiò infatti le donne a truccarsi anche nelle fabbriche: apparire curate era considerato un modo per sostenere il morale nazionale.

Un simbolo che non ha genere

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Negli Anni 70 il rossetto smette definitivamente di appartenere solo all’universo femminile e si tinge di nuance inaspettate. I movimenti punk e il glam rock lo trasformano in uno strumento di rottura identitaria. Non più labbra perfette in stile hollywoodiano ma colori scuri, sbavati, teatrali. Nero, viola, bordeaux: il make up diventa anti-establishment.

David Bowie, con il suo alter ego Ziggy Stardust e la sua estetica aliena e androgina, cambia per sempre il rapporto tra trucco e genere. La sua celebre saetta sulla cover dell’album Aladdin Sane, il rossetto acceso, i look ambigui: all’epoca tutto parlava di libertà identitaria e rifiuto delle convenzioni.

Accanto a lui, Lou Reed, Mick Jagger, Alice Cooper e i Kiss aprono la strada all’uomo truccato nel mainstream. Il rossetto diventa linguaggio sovversivo: non serve più a sedurre ma a destabilizzare.

Ed è forse questo il motivo per cui, ancora oggi, una “voce truccata” su un palco riesce a diventare un vero megafono.

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