Il Senato approva la riforma degli ordinamenti professionali
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Riforma degli ordini professionali, il Senato approva la delega: cosa cambia per 15 categorie e quali saranno i prossimi passi.
Una revisione organica degli ordinamenti professionali, destinata ad aggiornare regole che in molti casi risalgono a decenni fa. È questo l’obiettivo del disegno di legge delega approvato dal Senato, che ora dovrà affrontare il passaggio alla Camera dei deputati prima di diventare definitivo. Il provvedimento riguarda quindici ordini e collegi professionali e punta a ridisegnarne l’organizzazione, le competenze, la formazione, la disciplina, il sistema elettorale e il rapporto con l’innovazione tecnologica.
Non si tratta di una riforma che produce effetti immediati. Il Parlamento, infatti, affida al Governo il compito di predisporre uno o più decreti legislativi che tradurranno in norme concrete i principi indicati nel testo approvato. Solo dopo questa fase sarà possibile conoscere nel dettaglio le nuove regole applicabili ai singoli professionisti.
Le professioni interessate dalla riforma
La delega interessa un numero significativo di categorie professionali regolamentate. Rientrano nel provvedimento i consulenti del lavoro, gli assistenti sociali, gli agrotecnici, gli architetti, gli attuari, gli spedizionieri doganali, i consulenti in proprietà industriale, i giornalisti, gli agronomi e forestali, i geologi, i geometri, gli ingegneri, i periti agrari, i periti industriali e i tecnologi alimentari.
L’obiettivo dichiarato è quello di superare un quadro normativo spesso frammentato e stratificato nel tempo, introducendo criteri comuni capaci di garantire maggiore uniformità tra gli ordinamenti, pur rispettando le peculiarità di ciascuna professione.
Una delega al Governo per riscrivere gli ordinamenti
Il cuore del provvedimento consiste nell’attribuzione al Governo del potere di adottare, entro ventiquattro mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi destinati a riorganizzare gli ordinamenti professionali coinvolti. Per ciascun intervento dovranno essere acquisiti i pareri dei rispettivi Consigli nazionali e delle Commissioni parlamentari competenti.
La delega prevede inoltre una successiva finestra temporale di dodici mesi, durante la quale l’Esecutivo potrà adottare eventuali decreti correttivi o integrativi, qualora emergesse la necessità di modificare o perfezionare le nuove disposizioni.
Più autonomia e valorizzazione del ruolo delle professioni
Uno dei principi cardine della riforma riguarda il riconoscimento del valore economico e sociale delle professioni regolamentate. Il testo individua come priorità la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza intellettuale dei professionisti, considerati elementi essenziali per garantire prestazioni qualificate e imparziali.
La delega prevede inoltre una più chiara definizione delle attività attribuite ai diversi ordini professionali. Le competenze dovranno risultare coerenti con il percorso universitario, il tirocinio e l’eventuale esame di Stato richiesto per l’accesso alla professione, evitando sovrapposizioni e conflitti tra categorie.
Accesso alla professione e specializzazioni
Tra gli aspetti affrontati figura anche il sistema di accesso alle professioni regolamentate. Il principio generale resta quello del libero accesso subordinato, ove previsto, al superamento dell’esame di Stato, che dovrà verificare l’effettiva preparazione del candidato rispetto alla professione scelta.
La riforma apre inoltre alla possibilità di disciplinare in maniera più strutturata le specializzazioni professionali. I relativi percorsi formativi potranno essere organizzati dai Consigli nazionali degli ordini, anche attraverso convenzioni con università e altri soggetti qualificati.
Ordini professionali, elezioni e parità di genere
Una parte significativa della delega riguarda il funzionamento degli ordini e dei collegi professionali. Il Governo dovrà ridefinire il sistema elettorale degli organi nazionali e territoriali, prevedendo strumenti capaci di favorire una maggiore partecipazione degli iscritti.
Tra le novità contemplate compare anche la possibilità di utilizzare piattaforme informatiche per lo svolgimento delle votazioni, purché siano garantiti la segretezza del voto e l’identificazione dell’elettore.
Particolare attenzione viene dedicata anche alla parità di genere, attraverso l’introduzione di strumenti come quote di rappresentanza, doppia preferenza o altri meccanismi ritenuti idonei a favorire una composizione più equilibrata degli organi elettivi.
Equo compenso e parametri professionali
Tra i principi contenuti nella delega assume rilievo anche il tema della remunerazione delle prestazioni professionali. Il compenso continuerà ad essere liberamente concordato tra professionista e cliente, ma dovrà risultare proporzionato alla qualità, alla quantità e alla complessità dell’incarico, nel rispetto del principio dell’equo compenso.
Il testo prevede inoltre l’aggiornamento dei parametri utilizzati nei casi previsti dalla normativa, attraverso decreti del Ministero competente adottati su proposta dei Consigli nazionali delle singole professioni.
Formazione continua e spazio all’intelligenza artificiale
Uno dei capitoli più innovativi riguarda la formazione obbligatoria. La delega stabilisce che il sistema della formazione continua dovrà essere ripensato per garantire un aggiornamento professionale costante e maggiormente aderente all’evoluzione del mercato del lavoro.
Tra gli elementi più significativi compare l’obbligo di dedicare una quota della formazione ai nuovi strumenti digitali e all’intelligenza artificiale, affrontandone non soltanto gli aspetti tecnologici, ma anche quelli etici e deontologici.
Il principio è chiaro: le nuove tecnologie potranno rappresentare un supporto all’attività professionale, senza però sostituire le competenze, la responsabilità e il giudizio del professionista iscritto all’albo.
Disciplina, assicurazioni e tutela dei professionisti
La riforma dedica ampio spazio anche al funzionamento dei consigli di disciplina. L’intenzione è quella di rendere i procedimenti più rapidi, trasparenti ed efficienti, favorendo anche il ricorso agli strumenti telematici quando compatibili con le garanzie del procedimento.
Resta confermato l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità civile professionale, mentre viene prevista la possibilità per gli ordini e per gli enti previdenziali di negoziare convenzioni collettive a favore degli iscritti.
Tra i criteri della delega compare inoltre l’introduzione di specifiche forme di tutela nei confronti dei professionisti che si trovino impossibilitati a rispettare determinate scadenze per eventi quali ricoveri ospedalieri, gravi patologie, maternità o infortuni.
Società tra professionisti e nuove regole organizzative
Il Governo sarà chiamato anche a intervenire sulla disciplina delle società tra professionisti, con l’obiettivo di aggiornarne il funzionamento sotto numerosi profili.
Le future disposizioni dovranno affrontare aspetti come l’iscrizione agli albi, il conferimento degli incarichi, la responsabilità disciplinare, gli obblighi informativi verso la clientela, la copertura assicurativa e il trattamento fiscale e previdenziale, rendendolo coerente con il modello societario adottato.
I prossimi passaggi parlamentari
Dopo il via libera del Senato, il disegno di legge dovrà ora essere esaminato dalla Camera dei deputati. Solo in caso di approvazione definitiva il Governo potrà esercitare la delega e predisporre i decreti legislativi previsti.
Si apre quindi un percorso ancora lungo, ma destinato a incidere in maniera significativa sull’organizzazione delle professioni ordinistiche italiane. La scelta del legislatore è quella di fissare oggi i principi generali, rinviando alla successiva attività del Governo la definizione delle singole norme applicative.
Se l’impianto della delega sarà confermato anche dopo il passaggio alla Camera, i prossimi anni potrebbero segnare una delle più ampie operazioni di riordino degli ordinamenti professionali degli ultimi decenni, con effetti destinati a coinvolgere migliaia di iscritti agli albi, gli ordini territoriali e gli stessi utenti delle prestazioni professionali.
Il testo del disegno di legge
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