Il tessile italiano ancora in difficoltà nel 2025. I ricavi dei dieci big calano del -2,1%

07 Luglio 2026 - 10:54
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Il tessile italiano ancora in difficoltà nel 2025. I ricavi dei dieci big calano del -2,1%
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Cala ancora il sipario su un anno ancora complesso  per il mondo dei tessuti e dei filati italiani. Ma il 2025 porta con sé più distintamente i prodromi della tanto agognata ripresa e un’ambivalenza più marcata rispetto all’andamento di un anno fa.

Non più un calo che attraversa uniformemente la filiera, bensì uno scenario più eterogeneo che sembra raccontare non più di una crisi generalizzata ma di una selezione in atto, dove sono la resilienza dei singoli segmenti fino alle virtù delle specifiche aziende a premiare e permettere di non soccombere.

È questo che emerge dall’analisi condotta da Pambianco sui fatturati 2025 di dieci tra i principali player del settore tessile italiano, pubblicato in occasione dell’apertura di Milano Unica 43, al via oggi a Fiera Milano Rho, e in corso fino a venerdì 9 luglio. I ricavi complessivi del campione si attestano a circa 1,585 miliardi di euro, in calo del 2,1% rispetto ai circa 1,619 miliardi del 2024 – una flessione ben più contenuta rispetto al -9% registrato nell’anno precedente – e che si presta a essere letta come un segnale inequivocabile di risalita. A ben guardare, il panorama è più articolato, con le performance dei player che si dividono in due, tra cinque aziende del campione in crescita e cinque in flessione.

Studio Pambianco

Al vertice della classifica si riconferma per il quarto anno consecutivo il Gruppo Marzotto, con ricavi pari a 290 milioni di euro contro i 306 del 2024 (-5,2 per cento). Un risultato che mantiene invariata la leadership del colosso vicentino, ma che segnala come anche il primo classificato non sia rimasto immune alle turbolenze del comparto. Pressoché a pari merito si posiziona il Gruppo Carvico (la holding Finanziaria Il Belvedere) che controlla le aziende Carvico Spa, Eurojersey e Jersey Lomellina, con un fatturato complessivo di 290 milioni di euro, in lieve crescita rispetto ai 286 milioni del 2024 (+1,4%): i due big del tessile italiano si ritrovano così sostanzialmente appaiati alla vetta, con uno scarto ridotto ai minimi storici.

La terza posizione spetta a Limonta, che con 188 milioni di euro (dai precedenti 176) cresce del +6,8% nel 2025. È qui che il segmento dei tessuti tecnici comincia confermare il proprio ruolo ormai cruciale – in effetti evidente anche nella performance del secondo classificato, giunto a un testa a testa. Nel complesso i tre player tecnici del campione  – Carvico, Limonta e Fulgar – mantengono sostanzialmente invariato il loro peso aggregato, cedendo appena lo 0,6% da 634 a 630 milioni di euro: una tenuta che, nel contesto generale, spicca rispetto al -3,9% accusato dalla lana.

Ma l’aggregato nasconde una divaricazione. Limonta cresce con decisione, Carvico consolida la propria posizione, mentre Fulgar inverte bruscamente la rotta, scendendo da 172 a 152 milioni (-11,6%) e registrando la flessione percentuale più severa del quartetto di testa. Tre aziende che operano nello stesso segmento e che nel 2025 hanno percorso traiettorie molto diverse: un segnale che la tenuta dei tecnici non è strutturale ma anch’essa selettiva, e che anche in un comparto tradizionalmente più resiliente la differenziazione di prodotto e la capacità di intercettare la domanda sono cruciali.

Più in basso nel ranking emerge Albini, che con 148 milioni di euro (-3,3% rispetto ai 153 del 2024), che scala una posizione superando il segmento tessile di Zegna, attestatosi a 134 milioni (-2,9% dai 138 del 2024). La classifica prende in considerazione l’intero settore a monte della filiera e dunque, oltre ai tessuti, anche la parte dei filati. Perciò, in settima posizione troviamo Cariaggi, con 126 milioni (dai 121 del 2024, +4,1%), mentre Manteco registra il calo percentuale più severo dell’intero campione, scendendo da 99 a 84 milioni (-15,2 per cento).

Il mondo della lana, nel complesso, si conferma il segmento sotto maggiore pressione: il sotto-campione laniero totalizza un -3,9%, da 747 a 718 milioni, con Manteco a fare da contraltare a una Cariaggi che invece tiene e cresce. Chiudono il ranking Mantero Seta, in crescita a 89 milioni (+4,7%), che inverte la rotta dopo le difficoltà dell’anno scorso, e Reda, sostanzialmente stabile a 84 milioni (+1,2 per cento).

Il quadro che emerge dallo studio di Pambianco trova conferma – e al tempo stesso un invito alla cautela nell’attesa di una ripresa più netta imminente – nei dati che Confindustria Moda ha diffuso, come di consueto, in occasione dell’apertura di Milano Unica 43.

Il consuntivo 2025 della tessitura italiana certifica una flessione del fatturato del 3,1% a 6,8 miliardi di euro, più accentuata rispetto alla precedente stima, comunicata a gennaio, che si fermava al -1,5 per cento. Un divario che racconta di un secondo semestre meno brillante del previsto, e che ridimensiona i timidi segnali di ottimismo che avevano accompagnato la chiusura dell’anno.

Sul fronte export, le vendite all’estero si sono ridotte del 2,3% a 3,7 miliardi di euro, con un miglioramento significativo rispetto al -10,7% del 2024; in controtendenza le importazioni, tornate a crescere dell’1,9% a 1,8 miliardi dopo due anni di segno negativo.

Per quanto riguarda i primi mesi del 2026, le evidenze disponibili confermano un avvio ancora cauto: l’export di tessuti cede il 3,4% a 729 milioni di euro nel primo trimestre, mentre la produzione industriale della tessitura ortogonale registra una flessione dell’1,3 per cento. Anche qui emergono dinamiche eterogenee: crescono seta (+7,5%), cotone (+2,2%) e lana (+1,2%), mentre la maglia continua a frenare con decisione (-13,2 per cento). Sul fronte geografico, avanzano Francia (+8,5%), Cina (+7,8%) e Polonia (+19,6%), mentre arretrano Stati Uniti (-10,7%), Tunisia (-9,1%) e Spagna (-5,1 per cento).

È in questo contesto ancora in chiaroscuro che si apre l’appuntamento fieristico milanese, con 737 espositori presenti – cui 460 italiani e 144 europei, questi ultimi in crescita del 15,2% rispetto all’edizione corrispondente del 2025 – che presentano le collezioni autunno/inverno 2027-2028.

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