Imu, Uil: “In Liguria seconde case sopra la media nazionale. Serve fiscalità più equa e trasparente”

12 Giugno 2026 - 15:44
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Imu, Uil: “In Liguria seconde case sopra la media nazionale. Serve fiscalità più equa e trasparente”
uil bizzarro

Genova. Lo studio della UIL Nazionale sull’acconto IMU del 16 giugno 2026 conferma un quadro preoccupante: nel nostro Paese cittadini con patrimoni immobiliari analoghi possono essere chiamati a sostenere livelli di imposizione molto diversi a seconda del Comune in cui si trova l’immobile.

Una fotografia che riguarda da vicino anche la Liguria, dove emergono differenze significative tra i capoluoghi provinciali e dove, in particolare, La Spezia e Genova registrano valori sensibilmente superiori alla media nazionale per quanto riguarda l’IMU sulle seconde case.

Secondo l’elaborazione UIL, la media nazionale per le seconde case è pari a 489 euro di acconto e 979 euro annui. In Liguria, La Spezia arriva a 708 euro di acconto e 1.416 euro annui; Genova si attesta a 673 euro di acconto e 1.346 euro annui; Savona registra 526 euro di acconto e 1.053 euro annui; Imperia, invece, si colloca sotto la media nazionale con 391 euro di acconto e 783 euro annui.

“Il dato ligure conferma che la fiscalità locale non può essere letta solo come una questione di gettito per i Comuni – dichiara Giovanni Bizzarro, Segretario Confederale UIL Liguria con delega alle politiche fiscali – ma deve essere valutata anche in termini di equità, trasparenza e qualità dei servizi restituiti ai cittadini. Se il prelievo aumenta o resta elevato, i cittadini devono poter vedere un ritorno concreto in manutenzione urbana, mobilità, sicurezza, assistenza sociale, ambiente e qualità dello spazio pubblico”.

Il quadro ligure mostra una regione tutt’altro che omogenea. La Spezia è il capoluogo più oneroso per le seconde case, con un costo annuo superiore di 437 euro rispetto alla media nazionale. Genova supera la media di 367 euro, Savona di 74 euro, mentre Imperia risulta meno gravosa.

Anche sulle abitazioni principali di lusso, cioè quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, il dato ligure presenta forti differenze: La Spezia raggiunge 721 euro di acconto e 1.442 euro annui; Genova 579 euro di acconto e 1.157 euro annui; Savona 354 euro di acconto e 708 euro annui; Imperia 341 euro di acconto e 682 euro annui. La media nazionale è pari a 466 euro di acconto e 932 euro annui.

“È evidente che il tema non riguarda solo l’aliquota applicata dai Comuni, ma anche le rendite catastali e gli estimi di riferimento –   prosegue Bizzarro – Savona, ad esempio, applica sulle seconde case un’aliquota dell’11,4 per mille, più alta rispetto a Genova, Imperia e La Spezia, che si attestano al 10,6 per mille. Eppure, il costo finale a Savona risulta inferiore rispetto a Genova e La Spezia. Questo dimostra quanto il sistema catastale incida sulle disuguaglianze territoriali”.

Particolarmente significativo è anche il dato sulle seconde pertinenze dell’abitazione principale. Per i garage, La Spezia registra 201 euro, quasi il doppio della media nazionale pari a 107 euro; Savona si attesta a 159 euro e Genova a 121 euro. Imperia, invece, con 17 euro per il garage e 9 euro per la cantina, risulta tra le città meno care d’Italia.

“Questi dati devono spingere a una riflessione seria. L’IMU rappresenta una fonte importante per i bilanci comunali, ma non può trasformarsi in un’imposta percepita come distante, poco comprensibile e scollegata dalla qualità dei servizi. Serve una fiscalità locale più giusta, più progressiva e più trasparente”, spiega Bizzarro.

Per la UIL Liguria è necessario affrontare il tema dentro una riforma complessiva del sistema fiscale, capace di rafforzare il principio della capacità contributiva, ridurre la pressione sui redditi da lavoro e da pensione e contrastare con maggiore efficacia l’evasione.

“Quando parliamo di IMU – conclude Bizzarro – non parliamo soltanto di grandi patrimoni immobiliari. Spesso parliamo di lavoratrici, lavoratori, pensionati e famiglie che hanno investito i risparmi di una vita nell’acquisto di un immobile. Per questo chiediamo una riforma del catasto che aggiorni valori ormai obsoleti, ma senza determinare aumenti automatici del prelievo. Serve invarianza del gettito complessivo, servono meccanismi di salvaguardia per le fasce sociali più esposte e serve un legame più chiaro tra fiscalità locale e servizi pubblici. Solo così si può ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini, Comuni e istituzioni”.

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