Italia a rischio estinzione, la biodiversità che Resiste: il pettirosso

29 Giugno 2026 - 09:41
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Italia a rischio estinzione, la biodiversità che Resiste: il pettirosso

È uno degli uccelli più interessanti tra quelli che frequentano le nostre città, soprattutto nella stagione invernale, quando la spiccata colorazione del pettirosso rifulge tra giardini, orti e siepi. Eppure, dietro l’immagine rassicurante di questo piccolo passeriforme, protagonista di leggende, poesie e tradizioni popolari, c’è una specie che racconta bene la capacità della biodiversità di adattarsi ai cambiamenti ambientali.

In Italia il pettirosso (Erithacus rubecula) gode infatti di uno stato di conservazione favorevole. La popolazione nazionale è stimata tra 1 e 3 milioni di coppie e viene considerata stabile o localmente in espansione, e rappresenta circa il 4-6% della popolazione dell’Unione europea. Per questo le Liste rosse elaborate per l’Italia seguendo i criteri dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) inquadrano il pettirosso come specie a “rischio minimo”.

A favorirne la presenza, come evidenzia la Lipu, è soprattutto una notevole plasticità ecologica. Il pettirosso frequenta boschi e aree alberate di diversa composizione: predilige le zone umide ma riesce a trovare condizioni adatte anche nei parchi, nei giardini e negli orti urbani o suburbani. Tale versatilità gli permette di beneficiare dell’aumento delle superfici forestali – che in Italia hanno sforato ormai i 100mila kmq superando la superficie agricola utilizzata, per la prima volta dal Medioevo – colonizzando anche boschi giovani, seppure con densità inferiori rispetto alle foreste più mature.

Ma dietro l’immagine dell’uccello fragile e mansueto si nasconde una specie solitaria e fortemente territoriale: soprattutto nella stagione riproduttiva, ma anche in inverno, può ingaggiare scontri duri con i propri simili per difendere spazio e risorse.

La sua diffusione racconta inoltre il ruolo dell’Italia come crocevia delle rotte migratorie europee. Nel nostro Paese il pettirosso è insieme nidificante, svernante e migratore, presente diffusamente lungo la Penisola, in Sardegna e in Sicilia, con alcune assenze localizzate nella Pianura Padana, in Puglia e nell’isola maggiore. Durante le migrazioni arrivano individui dalle coste centro-meridionali del Baltico, dall’Europa centro-orientale e dalle regioni poste appena a nord dell’arco alpino.

Le attività di inanellamento hanno documentato spostamenti anche molto ampi. Le ricatture nella Sardegna meridionale di esemplari inanellati in diverse regioni dell’Italia centro-settentrionale mostrano, ad esempio, il passaggio attraverso il Tirreno verso l’isola e probabilmente, più a sud, verso le aree di svernamento dell’Africa settentrionale.

Questa capacità di adattamento non deve però far pensare a una specie al riparo dalle pressioni umane. Ad esempio, soprattutto in alcune province (lombarde e venete) il bracconaggio continua a colpire il pettirosso e altre specie di piccole dimensioni. L’uccellagione con archetti, reti e trappole a scatto resta una pratica illegale che, in alcuni territori, risulta ancora diffusa e socialmente tollerata.

La tutela del pettirosso passa dunque da due direzioni complementari: conservare habitat di qualità, mantenendo sottobosco, fasce alberate e zone umide nelle aree più favorevoli, e contrastare con fermezza il bracconaggio. Anche una specie oggi considerata in buona salute può continuare a resistere soltanto se i paesaggi in cui vive restano capaci di ospitarla e se vengono ridotte le minacce dirette che ancora la colpiscono.

Quest’articolo fa parte di “Italia a rischio estinzione”, la rubrica settimanale a cura di Margherita Tramutoli aka La Tram per esplorare gli impatti sul territorio italiano della sesta estinzione di massa in corso a livello globale.

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