In Russia si comincia a pensare al dopo Putin, in Italia ancora no

08 Maggio 2026 - 08:11
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In Russia si comincia a pensare al dopo Putin, in Italia ancora no

Da giorni si susseguono sulla stampa internazionale, dal Financial Times al Monde, articoli sulla crisi di consensi del regime putiniano e la crescente paranoia del suo capo. Il tema è affrontato ora anche dall’Economist, dove un «ex alto funzionario del governo russo» dipinge un quadro piuttosto diverso da quello che siamo abituati a leggere sulla stampa italiana, per non parlare dei talk show. L’incipit è efficacissimo: «È cominciata non come un evento ma come una sensazione, percepita nello stesso momento ovunque: Vladimir Putin ha portato la Russia in un vicolo cieco (…). La sua prima manifestazione è uno slittamento nel linguaggio usato da alti funzionari, governatori regionali e imprenditori: hanno smesso di usare la prima persona plurale quando parlano di quel che fanno le istituzioni nel paese».

Questo cambiamento non è il segno di un’imminente ribellione, e la risposta di Putin, prosegue l’articolo, potrebbe anche essere un’intensificazione della repressione, o addirittura lo scatenamento di un’altra guerra, tutte scelte che però non arresterebbero la crisi, potrebbero solo «rendere la rottura più sanguinosa e pericolosa» (come sembrano confermare i report dei servizi segreti polacchi sul salto di qualità compiuto dalla Russia nell’organizzazione delle azioni di sabotaggio in Europa di cui scrive Gabriele Carrer oggi su Linkiesta). Il punto è che adesso, per la prima volta, «i russi stanno cominciando a immaginare un futuro senza di lui». Sulla televisione italiana, invece, si direbbe che non ne siamo ancora capaci.

Cosa direbbero gli abituali capitori e spiegatori di Putin all’indomani della sua caduta? Come giustificherebbero quattro anni di propaganda incessante, incentrata su infinite eppur minime variazioni del concetto: la Russia è invincibile e farà dell’Ucraina ciò che vuole, quindi meglio accontentarla subito?

È una domanda ingenua, perché il fatto stesso che l’Ucraina sia ancora lì, dopo quattro anni di guerra estenuante, dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio quanto quella teoria fosse infondata.

Gli ospiti fissi dei nostri talk show sono stati già smentiti dai fatti, per quattro anni consecutivi, eppure insistono a dire che le loro previsioni si sono dimostrate tutte pienamente azzeccate. Del resto, sostenevano che fosse una «fake news degli americani» la stessa invasione russa dell’Ucraina, fino al giorno prima dell’attacco, eppure hanno continuato sulla stessa linea e con gli stessi argomenti sin dal giorno dopo, come se niente fosse.

Quest’anno Putin sarà costretto persino al ridicolo di una parata militare praticamente senza armi, per paura dei droni e dei nuovi missili ucraini, e forse anche per scarsità di materiale, mentre taglia le connessioni internet a metà del paese e moltiplica le misure di sicurezza attorno a sé. Forse, per tranquillizzarsi un po’, dovrebbe guardare la tv italiana.

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