«In Sardegna serve un agrivoltaico di qualità»: lettera di una settantina di agricoltori, allevatori e pastori alla presidente Todde

Maggio 13, 2026 - 11:53
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«In Sardegna serve un agrivoltaico di qualità»: lettera di una settantina di agricoltori, allevatori e pastori alla presidente Todde

«Gentile Presidente, gentili assessori, vi scriviamo come agricoltori e imprenditori che ogni giorno lavorano la terra della Sardegna, non solo per produrre reddito, ma per custodire un patrimonio di storia, cultura e paesaggio che appartiene a tutta la nostra Isola». Si apre con queste parole una lettera che una settantina di pastori, allevatori e agricoltori hanno scritto alla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde per chiedere «un agrivoltaico di qualità». Si legge nel seguito della lettera che quel patrimonio e quell’equilibrio citati in apertura sono sempre più fragili: «La siccità crescente, l’aumento dei costi e la difficoltà di garantire redditi adeguati stanno mettendo in crisi molte aziende agricole. Sempre più giovani sono costretti a lasciare le campagne e la Sardegna in cerca di opportunità altrove. L’abbandono delle terre è oggi uno dei veri rischi per il nostro territorio».

Il gruppo di agricoltori, pastori e allevatori si sono anche incontrati insieme ad alcuni associati di Saper (Sardi per le Rinnovabili) e Fimser (Federazione Italiana Mediatori Sociali Energie Rinnovabili) e vicino a per discutere i problemi del settore. «Eravamo in settanta, non pochi dato che tutte le sigle di settore si sono rifiutate di appoggiare la nostra iniziativa ma chi è venuto questa mattina a parlare con noi ha sicuramente in tasca le tessere associative», raccontano. «Chi è venuto questa mattina sottraendo tempo al proprio lavoro ha parlato con noi, liberamente e, insieme, abbiamo concordato sul fatto che il reticolo di divieti e lentezze della Regione non aiutano un settore che in Sardegna soffre tantissimo. La richiesta è semplice: vogliono continuare a lavorare la terra la loro terra, quella che produce per noi i prodotti di cui ci vantiamo tanto. Puntano sull’agrivoltaico, il sistema che piazza i pannelli solari in alto e lascia lo spazio in basso per le piante o per il pascolo degli animali, un sistema che ovviamente permette di produrre energia per essere autosufficienti e per poterla vendere se in eccesso. È semplice: senza i ricavi dell’energia in un contesto di bolletta energetica crescente le imprese muoiono, i terreni saranno abbandonati e diventeranno una preda facile per la speculazione finanziaria».

Riflessioni e considerazioni ribadite nella lettera inviata ai vertici della Regione Sardegna. Dopo il passaggio sui rischi di abbandono del territorio, i firmatari della missiva scrivono: «In questo scenario riteniamo che l’agrivoltaico di qualità possa rappresentare una risposta concreta, capace di integrare agricoltura ed energia rinnovabile senza sottrarre valore al paesaggio rurale. È necessario affermarlo con chiarezza: l’energia prodotta con l’agrivoltaico è energia pulita che contribuisce a ridurre le emissioni e a costruire un futuro più sano per le nostre comunità. Sostenere l’agrivoltaico non significa abbandonare l’agricoltura, ma rafforzarla, permettendo alle aziende di diversificare il reddito, proteggere le colture dal clima estremo e restare attive. Per questo chiediamo alla Regione Sardegna di aprire un confronto concreto».

Agricoltori, allevatori e pastori segnalano ai vertici istituzionali regionali anche quattro priorità da mettere in campo. La prima riguarda regole chiare e stabili: «Le moratorie e l’incertezza normativa generano solo sfiducia. Gli agricoltori hanno bisogno di certezze per poter programmare il proprio futuro. In tal senso, le limitazioni poste dalle Leggi Regionali stanno rischiando di soffocare i progetti sul nascere. Ci sono tanti progetti in fase autorizzativa che non hanno nessun tipo di impatto negativo sul nostro territorio, bloccarli attraverso leggi incostituzionali significa bloccare il futuro di molte aziende agricole che vedono nell’agrivoltaico la loro unica salvezza».

La seconda priorità indicata dai firmatari della lettera alla presidente Todde riguarda la distinzione tra agrivoltaico e fotovoltaico: «È fondamentale distinguere i due tipi di progetti perché i primi mantengono realmente l’attività agricola e pastorale mentre i secondi no. Se si continua a confondere i cittadini senza distinguere le due tipologie di impianto si crea diffidenza nei confronti di chi non sa che l’agrivoltaico non consuma suolo, anzi crea le possibilità per migliorarne le caratteristiche e i prodotti». La terza priorità richiede un tavolo permanente Agricoltura–Energia: «Proponiamo l’istituzione di un tavolo di confronto tra Regione, agricoltori e operatori per definire modelli di agrivoltaico compatibili con le caratteristiche del territorio sardo in modo da poter trarre i massimi benefici per il nostro comparto che ha bisogno di investimenti e finanziamenti importanti per poter resistere alla concorrenza e alle conseguenze della crisi climatica». Ultima ma non ultima questione, la’ttrazione di investitori responsabili: «Se avessimo le risorse finanziarie per realizzare in autonomia gli impianti agrivoltaici, lo avremmo fatto volentieri. Ma tale disponibilità non la abbiamo. Esistono investitori disposti a mettere a disposizione i loro capitali per consentirci di far progredire la nostra attività in maniera più proficua e decorosa di quanto avvenga ora. Le ultime prese di posizione della politica regionale stanno facendo allontanare questi partner verso altre regioni d'Italia; la Sardegna non può permettersi di perdere queste opportunità di sviluppo e occupazione».

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