Il Mose non riuscirà a proteggere per sempre Venezia: tra 200 anni potrebbe essere necessaria una delocalizzazione

Qualche giorno fa sul nostro giornale abbiamo dato la notizia che a causa dell’aumento delle temperature e dell’innalzamento del livello dei mari, per New Orleans potrebbe essere necessaria a breve una delocalizzazione. Ma i risultati di quell’analisi, che a qualcuno potrebbero anche apparire troppo distanti nello spazio per essere degni di troppa attenzione e financo troppo futuribili nel tempo, ora compaiono in modo similare per una città italiana: Venezia.
Il britannico Tyndall center ha infatti pubblicato un resoconto dal titolo molto chiaro: «Il trasferimento di Venezia è una delle opzioni prese in considerazione per proteggere la città dall’innalzamento del livello del mare». Il testo prende le mosse da uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Scientific reports che con un titolo dal taglio più scientifico e meno puntuale fa riferimento a «Percorsi di adattamento a lungo termine per Venezia e la sua laguna in caso di innalzamento del livello del mare». Ma, di fatto, la sostanza è quella: l’attuale strategia basata sul Mose ha per così dire una data di scadenza funzionale e quando il livello medio del mare salirà di oltre 60-75 cm, le barriere dovranno chiudersi così spesso da compromettere la salute della laguna (mancanza di ricambio idrico), bloccare l’attività portuale e richiedere sistemi di pompaggio massicci e costosi per gestire il deflusso dei fiumi e delle fogne. Dunque? Dunque o si realizza una diga permanente che trasformerebbe la laguna in un lago separato dal mare e distruggerebbe l’ecosistema lagunare attuale, oppure bisogna spostare abitanti e principali manufatti sulla terraferma. Un’opzione, quest’ultima, sottolineano gli autori dello studio, che sarebbe tra l’altro l’unica in campo tra poche centinaia di anni se le emissioni non calano e l’innalzamento del livello dei mari supera i 4,5 metri.
Spiegano al Tyndal center l’autore principale dello studio, il professor Piero Lionello dell’Università del Salento e il coautore, il professor Robert Nicholls dell’Università dell’East Anglia: se venissero attuate misure aggiuntive, le barriere mobili esistenti potrebbero rivelarsi efficaci contro un innalzamento del livello del mare fino a 1,25 metri, ma questo valore di riferimento sarà probabilmente superato entro il 2300 in uno scenario a basse emissioni a causa dei cambiamenti climatici e del cedimento del terreno. Dice Nicholls: «La nostra analisi mostra che non esiste una strategia di adattamento ottimale per Venezia. Qualsiasi approccio adottato deve bilanciare molteplici fattori, tra cui il benessere e la sicurezza dei residenti di Venezia, la prosperità economica, il futuro degli ecosistemi della laguna, la conservazione del patrimonio e le tradizioni e la cultura della regione. Questo studio dimostra che tutte le aree costiere popolate e situate a bassa quota dovrebbero riconoscere la sfida rappresentata dall'innalzamento a lungo termine del livello del mare e iniziare a considerare fin da ora le implicazioni dell'adattamento».
Il tempo a disposizione per correre ai ripari con misure di tamponamento tra l’altro non è tanto. Gli autori sottolineano infatti che poiché la realizzazione di interventi su larga scala di tamponamento come le barriere permanenti può richiedere dai 30 ai 50 anni, è fondamentale pianificarli con largo anticipo.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)