In Toscana 650 auto ogni 1000 abitanti, mentre il Tpl è usato solo dal 21% della popolazione

5 Giugnoe 2026 - 15:48
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In Toscana 650 auto ogni 1000 abitanti, mentre il Tpl è usato solo dal 21% della popolazione

Una Toscana ancora troppo dipendente dall’auto privata, con forti disuguaglianze nell’accesso al trasporto pubblico tra capoluoghi, periferie e aree interne. È il quadro emerso oggi a Scandicci, dove all’Auditorium del Centro Rogers si è conclusa la terza edizione del Forum Mobilità Toscana promosso da Legambiente.

Al centro del confronto il diritto alla mobilità sostenibile: la possibilità, per tutte e tutti, di muoversi in modo sicuro, accessibile, efficiente e a basso impatto ambientale. Un tema che riguarda insieme qualità della vita, giustizia sociale, salute pubblica, sicurezza stradale, lotta alla crisi climatica e vivibilità delle città.

I dati presentati al Forum raccontano una regione molto diseguale. In Toscana si registrano 650 auto ogni 1000 abitanti, mentre il trasporto pubblico locale è utilizzato solo dal 21% della popolazione. Il divario nell’accesso ai mezzi pubblici non riguarda soltanto le differenze interne alle città, ma emerge con ancora più forza tra i capoluoghi, dove il servizio è discreto o buono, e le aree interne. In queste ultime, secondo l’ultimo report Anci, possono servire dai 40 ai 70 minuti per raggiungere una delle principali stazioni ferroviarie “gold” della regione.

Il Forum ha affrontato i temi della mobilità universale inclusiva, del trasporto pubblico, delle strade scolastiche, della mobilità casa-scuola, della tutela della salute e della sicurezza, fino alle politiche necessarie per costruire una mobilità più equa ed efficace per il futuro della Toscana. All’appuntamento hanno partecipato rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, delle università, degli ordini professionali, delle associazioni e delle aziende.

«La terza edizione del Forum Mobilità di Legambiente Toscana ci racconta una realtà regionale molto eterogenea, con alcune innovazioni promettenti ed efficaci (come la tramvia fiorentina) ma una situazione ancora troppo sbilanciata sul mezzo privato a motore, e delle opportunità di accesso alle modalità di trasporto sostenibili fortemente diseguali a seconda delle aree, delle città, dei quartieri», dichiara Lorenzo Cecchi, responsabile Mobilità Sostenibile Legambiente Toscana: «Il settore della mobilità è quello che si sta decarbonizzando più lentamente e incide in modo serio anche sulla salute e sulla sicurezza collettiva: come Legambiente riteniamo sia indispensabile investire con forza nella mobilità attiva, nel trasporto pubblico e nell’elettrificazione dei veicoli, per non rimanere in mezzo al guado di una transizione quanto mai necessaria».

Tra i dati discussi ci sono anche quelli relativi a Firenze, tratti dal rapporto Zone a Transizione Limitata di Clean Cities e Kyoto Club. Il capoluogo toscano emerge come una città a due velocità: nelle aree centrali si registrano i valori più bassi di motorizzazione, sotto le 40 auto ogni 100 abitanti, e una quota di spostamenti sostenibili superiore al 60%. Qui la prossimità dei servizi, la capillarità del trasporto pubblico e la maggiore diffusione della mobilità ciclabile favoriscono comportamenti più sostenibili.

Il quadro cambia nelle periferie, dove i tassi di motorizzazione superano le 60 auto ogni 100 abitanti, la rete ciclabile è più frammentata e l’uso del trasporto pubblico risulta più basso. La distanza dal centro non è dunque solo fisica, ma anche sociale: dove il reddito medio è più basso, i servizi sono meno accessibili e la dipendenza dall’auto privata diventa maggiore.

A livello comunale, Firenze registra una media di circa 53 auto ogni 100 abitanti, inferiore alla media nazionale, ma con forti differenze interne. Anche sul piano della qualità dell’aria il quadro resta problematico: le stazioni Arpat segnalano negli ultimi anni un calo dei superamenti per il PM10, ma livelli di NO2 ancora oltre le soglie indicate dall’Oms in corrispondenza dei principali assi di traffico, come i viali, Porta al Prato e piazza Libertà.

Sono disuguaglianze che si ritrovano anche nelle principali aree urbane toscane e italiane, mostrando che la mobilità sostenibile non può essere trattata solo come una questione tecnologica o infrastrutturale: riguarda l’accesso ai servizi, la distribuzione delle opportunità, la salute delle persone e la capacità dei territori di ridurre emissioni e inquinamento senza aumentare le disuguaglianze.

Per questo il Forum di Scandicci ha messo in fila alcune priorità: rafforzare il trasporto pubblico, investire nella mobilità attiva, rendere più sicuri gli spostamenti casa-scuola, accelerare l’elettrificazione dei veicoli e ridurre la dipendenza strutturale dal mezzo privato. In una regione dove l’auto resta dominante e l’accesso ai servizi cambia molto a seconda del luogo in cui si vive, la transizione della mobilità è anche una questione di diritti.

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