Inchiesta Ultras, pene ridotte in Appello per il fratello di Lucci e per l’ex bodyguard di Fedez

25 Giugno 2026 - 17:00
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Inchiesta Ultras, pene ridotte in Appello per il fratello di Lucci e per l’ex bodyguard di Fedez

La Corte d’appello di Milano ha ridotto di alcuni mesi le condanne inflitte un anno fa in primo grado nei confronti degli ultras del Milan nel processo ‘Doppia Curvapur riconoscendo l’essenza di un associazione a delinquere dentro il tifo organizzato rossonero. Il collegio, guidato dalla presidente Antonella Lai, ha ridotto a 5 anni (da 5 anni e mezzo) la condanna per Francesco Lucci, fratello dell’ex capo della Sud, Luca Lucci che si trova detenuto in carcere per diversi processi di droga, 3 anni e 8 mesi per l’ex bodyguard di Fedez (che il 19 luglio 2025 era stato condannato a 4 anni e 20 giorni) e 3 anni e 6 mesi per Riccardo Bonissi (da 3 anni e 8 mesi), tutti appartenenti al tifo organizzato milanista e assistiti dall’avvocato Jacopo Cappetta. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni ma dal dispositivo è già chiaro che la Corte ha riconosciuto per tutti e tre gli ultras di 46, 43 e 36 anni la partecipazione all’associazione a delinquere contestata dal pubblico ministero Paolo Storari (che ha chiesto essere applicato in appello) con 16 episodi di lesioni, percosse, attentati a locali pubblici, aggressioni agli steward dello stadio San Siro, addetti al controllo dei biglietti di ingresso al Meazza, fra 2018 e 2024. Fra queste, quella nei confronti dell’ex leader della curva Giancarlo Lombardi, detto ‘Sandokan’, nel gennaio 2024 e del personal trainer Cristiano Iovino del 21-22 aprile nello stesso anno.

Il secondo grado ha confermato la sentenza nella parte che riguarda i risarcimenti al club di via Aldo Rossi e alla Lega Calcio: in primo grado le giudici Simi-Managò-Ferrari li avevano condannati al pagamento di una provvisionale da 40mila euro per il Milan, parte civile nel processo con l’avvocato Enrico De Castiglione, e 20mila euro all’associazione privata composta dalle squadre di Serie A affiliate alla FIGC, con i legali Salvatore Pino e Matias Manco. I tre tifosi dovranno anche farsi carico delle spese sostenute dalla parti civili nel secondo grado di giudizio. Nelle prossime settimane è fissato anche il processo d’appello del filone principale dell’inchiesta sulle curve del Meazza: quello in cui la gup Rossana Mongiardo, un anno fa, ha inflitto pene complessive superiori a 90 anni anche per l’omicidio dell’ndranghetista Antonio Bellocco e il tentato assassinio di Enzo Anghinelli, nei confronti di altri 16 capi ultras fra cui Luca Lucci, Andrea Beretta, Daniele Cataldo e Marco Ferdico (10 anni ciascuno e 8 per Ferdico). Solo alcuni degli imputati hanno presentato ricorso contro quella sentenza.

Francesco Lucci: “Questo processo è una farsa”

 “Questa è una farsa” e un processo che è “già scritto”. Si è alterato con i giudici il fratello di Luca Lucci, Francesco Lucci, dopo che la Corte d’appello di Milano lo ha condannato a 5 anni di reclusione per l’associazione a delinquere dentro la curva del Milan, riducendo di ‘soli’ 6 mesi la condanna inflitta in primo grado. Dopo la lettura del dispositivo il 46enne si è avvicinato al banco e ha urlato la sua rabbia per la pena inflitta: “Quattro reati che non ho commesso, questa è una farsa”. Ha continuato ad alzare la voce mentre il suo avvocato e gli amici della Sud presenti in aula, provavano a calmarlo, con la sostituta procuratrice generale che minacciava di far intervenire i carabinieri. L’uomo ha lasciato l’aula al primo piano del palazzo di giustizia continuando a sostenere che i magistrati non siano andati realmente a giudicare che cosa lui abbia fatto o non ha fatto ma avevano già deciso di condannarlo. “Come si può fare un processo così? – ha continuato – È già deciso”.

Il legale di Lucci: “Mai partecipato a episodi violenti”

Francesco Lucci “non ha partecipato ad alcuno degli episodi violenti su cui è instaurato il giudizio e non sono coinvolti né lui né il fratello”. Così il legale del 46enne, avvocato Jacopo Cappetta, dopo la sentenza che lo ha condannato in appello a 5 anni nel processo ‘Doppia Curva’ sugli ultras di San Siro, spiegando perché il suo assistito si sia arrabbiato dopo la lettura del dispositivo, urlando anche contro i giudici. “Non è compito mio” giudicare le “reazioni” ha affermato il legale, che però ha aggiunto che “sulle ragioni” di quella reazione “se l’ho difeso è perché condivido i motivi per cui riteneva di essere assolto”. “Oggi e alla scorsa udienza il pubblico ministero ha fatto un elenco di episodi – prosegue Cappetta – in cui non sono coinvolti né lui né il fratello”. “La nostra impostazione evidentemente non è stata ritenuta fondata”, ha concluso, riservandosi di presentare ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d’appello di Milano, che ha confermato l’esistenza di un’associazione a delinquere nella curva del Milan, solo dopo la lettura delle “motivazioni” fra tre mesi.

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