Infortuni sul lavoro: chi rimane invalido o perde un familiare potrà avere un avvocato pagato dallo Stato
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Una proposta di legge cambia le regole del gratuito patrocinio: niente più barriere di reddito per le vittime più vulnerabili.
Ogni anno in Italia migliaia di lavoratori perdono la vita oppure, a seguito di infortuni occorsi durante il lavoro, restano vittime di invalidità permanenti che cambiano per sempre il loro quotidiano e quello delle persone che amano. Quando dietro a questi tragici rileva una responsabilità penale, a causa di una norma di sicurezza ignorata, un rischio non gestito, una protezione mai installata, le famiglie e le vittime si trovano a dover affrontare un processo. Ed è proprio nell’aula del tribunale che vede quanto lo Stato sia davvero vicino a coloro che hanno già pagato il prezzo più alto di tutti: la perdita della vita o di un proprio familiare.
L’accesso alla giustizia penale dipende anche dalla possibilità di permettersi un’adeguata difesa legale, ma non tutte le vittime di infortuni gravi riescono a rientrare nei parametri reddituali che consentono di accedere al gratuito patrocinio. Una proposta di legge depositata il 27 aprile 2026 alla Camera dei Deputati – il disegno di legge A.C. 2904 – punta a colmare questa lacuna, estendendo il patrocinio a spese dello Stato alle vittime con inabilità permanente totale e ai familiari di chi ha perso la vita in un infortunio sul lavoro, indipendentemente dal reddito.
Cos’è il gratuito patrocinio e perché oggi non basta
Il gratuito patrocinio è il meccanismo attraverso cui lo Stato garantisce assistenza legale gratuita a chi non dispone di risorse sufficienti per sostenere le spese di un processo. La disciplina vigente è contenuta nell’art. 76, d.P.R. n. 115 del 2002, che fissa soglie di reddito precise al di sotto delle quali scatta il diritto all’assistenza. Alcune categorie di vittime particolarmente vulnerabili – come le persone offese da reati di violenza domestica, maltrattamenti o violenza sessuale – possono già oggi accedere al patrocinio in deroga a questi limiti di reddito. Tuttavia, le vittime di infortuni sul lavoro gravissimi non rientrano in questo regime speciale, nonostante la loro condizione di fragilità sia spesso piuttosto elevata.
Secondo i dati diffusi dall’INAIL, nel 2023 i decessi sul lavoro sono stati 1.041, saliti a 1.090 nel 2024 e a 1.093 nel 2025. A questi si aggiungono ogni anno tra le 1.300 e le 2.000 nuove inabilità permanenti totali, senza contare le decine di migliaia di invalidità parziali. Dai numeri si evince chiaramente che il fenomeno non rappresenta affatto un’anomalia occasionale, ma una vera e propria emorragia strutturale nel tessuto produttivo del Paese.
Come cambierebbe la legge con il disegno di legge A.C. 2904
La proposta di legge propone l’aggiunta di un nuovo periodo al comma 4-ter dell’art. 76, d.P.R. n. 115 del 2002, estendendo alle vittime di infortuni sul lavoro le stesse deroghe previste per le categorie più vulnerabili. In particolare, la nuova disposizione permetterebbe al lavoratore divenuto totalmente invalido di essere ammesso al gratuito patrocinio indipendentemente dal proprio reddito. Nei casi in cui l’infortunio abbia causato la morte, lo stesso beneficio si estenderebbe ai familiari della vittima, individuati ai sensi dell’art. 90, comma 3, Codice di procedura penale, ossia il coniuge, la parte dell’unione civile, i figli e, in loro assenza, gli altri prossimi congiunti.
Con riferimento alla copertura finanziaria, il testo dispone che gli oneri derivanti dalla misura, stimati in 10 milioni di euro annui a partire dal 2026, verrebbero finanziati attraverso una corrispondente riduzione del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili, istituito dalla legge di stabilità 2015.
Due principi costituzionali che attendevano di essere pienamente attuati
L’intervento normativo inevitabilmente tocca i principi fondamentali del nostro ordinamento giudico. Gli artt. 24 e 32 della Costituzione sanciscono, rispettivamente, il diritto inviolabile alla difesa in ogni stato e grado del procedimento e la tutela della salute come diritto fondamentale. La proposta di legge è volta propria all’attuazione di questi principi, riconoscendo che non può esistere un accesso effettivo alla giustizia se il costo della difesa legale costituisce un ostacolo insormontabile per chi ha già subito il danno più grave.
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