Il Tribunale UE conferma Apple gatekeeper per App Store e iOS
Bruxelles – Apple è un gatekeeper – cioè una grande piattaforma web che controlla l’accesso ai servizi – per l’App Store e iOS e il browser web ‘Safari’. Il Tribunale dell’Unione Europea ha respinto oggi (8 luglio) il ricorso del colosso americano contro la sua designazione come gatekeeper da parte della Commissione europea e ha dichiarato irricevibili i ricorsi relativi al servizio iMessage. Di fatto, quindi, ha confermato la valutazione fatta dall’esecutivo UE.
La vicenda
Sulla base del regolamento sui mercati digitali (il Digital Markets Act, DMA), il 5 settembre 2023 la Commissione europea aveva designato Apple come gatekeeper per tre dei suoi servizi – l’App Store, il sistema operativo iOS e il navigatore Safari – sottoponendo l’azienda al rispetto degli obblighi previsti dalla normativa UE per “garantire una concorrenza equa”. Inoltre, Palazzo Berlaymont aveva qualificato il servizio iMessage alla stregua di servizio di comunicazione interpersonale indipendente dal numero (SCIIN) come costitutivo di un servizio di piattaforma di base (SPB). In questa situazione, Apple aveva presentato ricorso al Tribunale dell’Unione europea per contestare “la sua designazione come gatekeeper per l’App Store e iOS nonché talune qualifiche accolte dalla Commissione” e la decisione relativa a iMessage.
La decisione del Tribunale
Oggi il Tribunale ha respinto tutti i ricorsi, confermando la designazione di Apple come gatekeeper per l’App Store e iOS, e ha dichiarato irricevibili i ricorsi relativi al servizio iMessage. Il Tribunale ha spiegato che “l’eccezione di illegittimità sollevata da Apple nei confronti della disposizione del DMA relativa agli obblighi di interoperabilità imposti alle imprese designate come gatekeeper” è “irricevibile”. Il motivo è che questa disposizione “non costituisce né la base giuridica della decisione di designazione né una norma che presenti un nesso giuridico diretto” con la scelta. Quindi, non può essere sollevata l’illegittimità per convalidare una domanda di annullamento della decisione.
Confermata anche la valutazione della Commissione secondo cui le diverse versioni dell’App Store costituiscono una sola piattaforma di base, cioè “un solo e medesimo SPB”. Apple gestisce cinque negozi di applicazioni software – iOS App Store, iPadOS App Store, watchOS App Store, macOS App Store e tvOS App Store – e secondo il Tribunale, “perseguono una finalità identica, vale a dire mettere in contatto gli sviluppatori di applicazioni e gli utenti finali al fine di facilitare la distribuzione di applicazioni software”. Al contrario, l’azienda sosteneva che ciascuno dei negozi costituisse un SPB distinto. L’intenzione dell’azienda era di garantire che solo il negozio di applicazioni iOS App Store potesse raggiungere “le soglie richieste per essere designato come gatekeeper” e quindi gli obblighi del DMA. Per il Tribunale, invece, gli store “attengono principalmente alle caratteristiche proprie dei dispositivi utilizzati e non giustificano la distinzione tra diversi servizi di piattaforma di base”.
Infine, sulla questione della qualificazione di iMessage come SCIIN che costituisce un SPB, il Tribunale ha dichiarato irricevibile il ricorso dell’impresa perché “tale qualificazione non produce, di per sé, effetti giuridici vincolanti che modifichino la situazione giuridica di Apple”. In particolare, “nessuno degli obblighi previsti dal DMA si applica a iMessage dal momento che tale servizio non è stato annoverato in una decisione di designazione come punto di accesso importante”, ha spiegato il Tribunale in un comunicato stampa.
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