Istruzioni per l’uso. Parla il dem Massimo Manfredi, presidente del consiglio regionale campano

25 Giugno 2026 - 06:18
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Roma. E’ esportabile, il campo largo, oggetto del desiderio e della discordia sul tavolo del dialogo sinistra-centro? Esiste in natura un prototipo, il modello Napoli, città governata da un sindaco di centrosinistra, Gaetano Manfredi, che del campo largo è stato pioniere e della successiva candidatura del Cinque stelle Roberto Fico a governatore della Campania l’alfiere. “Non è esportabile la formula ma il metodo”, dice Massimo Manfredi, presidente dem del consiglio regionale campano e fratello di Gaetano: “Il campo largo è simbolicamente nato a Napoli, ma ormai governa in quasi il 90 per cento dei comuni dell’area metropolitana, per un totale di tre milioni di abitanti, e in in tantissimi altri comuni nella regione. Non solo: il centrosinistra, in schema campo largo, governa oggi anche ad Afragola, Sant’Anastasia e Somma Vesuviana, fino a poco tempo fa roccaforti del centrodestra, e ha ripreso possesso di Avellino dopo dieci anni”. 

Passiamo al metodo, dunque. “Il campo largo, in Campania”, dice Massimo Manfredi, “non è semplice asse Pd-Cinque stelle, ma casa in cui coabitano Pd, M5s, Avs, Psi, e, in maniera determinante, le forze moderate, sia quelle presenti nel progetto della Casa riformista sia quelle che hanno scelto il progetto ‘Avanti’, più una serie di esperienze civiche e realtà provenienti dal centrodestra che stanno nella coalizione di centrosinistra non per trasformismo, ma aderendovi in maniera stabile”. In tutti questi casi, racconta Manfredi, si è scansato il modello dell’Unione, “quello che ha portato alla caduta di Romano Prodi; uno schema secondo cui si decideva a tavolino quanti sindaci dovesse avere questo e quanti quello. Oggi, invece, in alcuni casi, vedi Sant’Anastasia, Afragola e Somma Vesuviana, la vittoria è stata possibile perché ci si è rivolti a personalità esterne al campo largo, riunendosi, sulla base di un progetto politico robusto, attorno a un federatore”. Al Manfredi fratello e sindaco di Napoli fischieranno le orecchie. “Io dico che quando non ci si riesce ad accordare su un nome interno ai partiti della coalizione, bisogna avere la maturità di sceglierlo al di fuori”. E quindi qual è la lezione per gli inquieti leader che aspirano al campo largo nazionale? “Per avere un campo largo solido serve più valorizzazione delle esperienze locali sia dal punto di vista amministrativo che dal punto della società civile. Se invece il campo largo nasce come imposizione dei partiti ai territori diventa un meccanismo perdente”. Ci sono poi i ricaschi virtuosi in termini economici e di sviluppo. “Si guardi al caso Napoli”, dice non senza imbarazzo Massimo Manfredi, trattandosi della città governata dal fratello: “Quando si è costruito il campo largo a Napoli, non si era certo davanti ad una vittoria sicura; è stata la personalità esterna scelta il fattore che ha tenuto tutti insieme, trasformando un possibile insuccesso in una rinascita. La vittoria del campo largo a Napoli, poi, è stata trainante per tutto il Mezzogiorno e va letta in chiave politica, non politichese, cioè nella prospettiva dello sviluppo economico”. Negli ultimi quattro anni, dice Manfredi, Napoli “è infatti passata dall’essere una città sull’orlo del fallimento, da cui le imprese private fuggivano perché non venivano pagate le fatture a una città in cui gli investitori arrivano e dove le fatture vengono pagate massimo a 30 giorni e in molti casi a 10”. Napoli e la Campania, sotto il governo del campo largo, dice Massimo Manfredi, “hanno inaugurato una nuova buona prassi, costruendo un rapporto più maturo e dinamico con i ceti produttivi e mostrandosi capaci di spendere in fretta e bene le grandi risorse europee: l’area metropolitana di Napoli è risultata leader per capacità di spesa dei fondi Pnrr, con lavori fatti anche su tre turni notturni, in sinergia con i privati”. Questa nuova dinamicità, dice Manfredi, “attrae settori produttivi che in passato si erano rivolti al centrodestra e significa nuovo corso per un Mezzogiorno che in passato è stato un problema per il paese, ma che è diventato opportunità, cresce e partecipa alla competizione economica alzando l’asticella e puntando sulla valorizzazione del talento dei nostri giovani”. Che sono tornati a votare, dice Manfredi. Come fidelizzarli? “Il campo largo piace se li fa sentire protagonisti”. Campo largo con o senza Carlo Calenda? “Il centro è fondamentale e in Campania è già altamente presente. Calenda lo sa benissimo: gli elettori di Azione – non presente alle ultime amministrative con il simbolo – hanno premiato nelle urne il campo largo, numeri alla mano. Ecco, mi pare che le forze di centro, in Campania, siano già soci fondatori del campo largo”.

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