Donne (del Pd) sull’orlo di una crisi di nervi: anche Paola De Micheli potrebbe mollare la Schlein

Anche Paola De Micheli, big del partito in Emilia Romagna, fedelissima di Stefano Bonaccini, già ministro in passato con Renzi e aspirante ministro futuro, riformista vicini all’area della minoranza di Delrio, sarebbe sull’orlo di una crisi di nervi “politica” per la linea troppo “sinistrorsa” del campo largo, sui temi pro-Pal, Ucraina, patrimoniale e accoglienza dei “renziani” e dei “calendiani”. Per il “Il Foglio” in Emilia-Romagna infurierebbe una battaglia per le prossime candidatiure alla Camera e al Senato nel Pd.
Paola De Micheli e i dissidi con la segreteria Schlein
Nella rubrica “Passeggiate romane” il quotidiano diretto da Claudio Cirasa ha riportato la volontà della segretaria dem e del presidente del partito, l’europarlamentare Stefano Bonaccini, di piazzare qui i loro “fedelissimi” nei collegi che vengono considerati i più blindati.”Chi rischia di essere penalizzato da questo scontro in terra emiliano-romagnola sono i riformisti. Due nome per tutti, Graziano Delrio e Paola De Micheli. In realtà entrambi non pensano alla ricandidatura, per motivi diversi, ed entrambi non sono sicuri di quanto sarà lunga la loro permanenza nel Pd versione Schlein. Però non è detto che vengano rimpiazzati da altri riformisti. Anzi». Da qui l’indiscrezione: Paola De Micheli potrebbe mollare il Pd della Schlein, magari per unirsi alla Picierno nel suo “spazio libero”.
Le donne in fuga dal Pd: da Gualmini a Madia, a Picierno
Negli ultimi mesi il Partito Democratico ha visto l’uscita di alcune tra le sue esponenti più note dell’area riformista.Tra i casi più significativi c’è quello di Elisabetta Gualmini, eurodeputata ed ex vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, che nel febbraio 2026 ha lasciato il Pd per aderire ad Azione di Carlo Calenda. Pochi mesi dopo è stata la volta di Marianna Madia, già ministra della Pubblica Amministrazione, che ha deciso di uscire dal Pd e di entrare nel gruppo parlamentare di Italia Viva. Anche in questo caso la motivazione è stata il progressivo allontanamento del partito da una cultura di governo riformista e moderata. L’addio più rilevante è stato quello di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e figura di primo piano del Pd. Annunciando la sua uscita dal partito nel giugno 2026, Picierno ha dichiarato che “la casa dei riformisti non c’è più”, sostenendo che il Pd abbia progressivamente perso la sua vocazione europeista, riformatrice e di governo.
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