Tech, il fantasma della “grande bolla” IA non esiste: i numeri raccontano tutt’altra storia
Il commento
Oggi il ritornello preferito di una certa informazione economica è sempre lo stesso, “bolla”, fomentato anche dai guru e da importanti investitori (che, non dimentichiamolo, giocano con le speculazioni). Basta che un titolo tecnologico perda il 7%, il 10% o il 12% in una seduta e immediatamente compaiono titoli apocalittici. “Crollano i tecnologici”. “Scoppia la bolla dell’intelligenza artificiale”. “Fine della corsa”. Manca soltanto l’invasione aliena e il repertorio è completo. Il problema è che i numeri, quelli veri, raccontano una storia leggermente diversa. Molti dei titoli finiti sotto accusa appartengono al comparto dei semiconduttori, delle memorie e delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. Parliamo di società che dall’inizio dell’anno hanno registrato rialzi del 100%, del 150%, del 200%, in alcuni casi persino superiori. Se un titolo raddoppia o triplica il proprio valore in pochi mesi, una correzione del 10% o del 15% non è un crollo.
È fisiologia e persino salutare. La vera domanda dovrebbe essere un’altra: questi rialzi sono sostenuti dai fondamentali oppure no? Perché una bolla, per definizione, non è semplicemente qualcosa che sale molto. Se così fosse, dovremmo definire “bolla” qualsiasi azienda che cresce rapidamente. Una bolla è un fenomeno nel quale i prezzi si staccano completamente dalla realtà economica sottostante. È ciò che accadde durante la stagione delle dot-com, quando bastava aggiungere “.com” al nome di una società per ottenere valutazioni astronomiche senza ricavi, senza utili e spesso senza nemmeno un modello di business.
Oggi siamo in una situazione molto diversa. Le grandi aziende che guidano la rivoluzione dell’intelligenza artificiale non stanno promettendo utili futuri. Li stanno producendo adesso. Trimestre dopo trimestre aumentano ricavi, margini e profitti. Trimestre dopo trimestre alzano le previsioni (si veda ad esempio l’ultima trimestrale di Micron). Trimestre dopo trimestre dimostrano che la domanda per i loro prodotti continua a crescere. Qualche pierino avrebbe da ridire sui grandi investimenti a cui devono far fronte queste aziende, ma è il prezzo dell’innovazione, se non la fai tu la fa qualcun altro. Nel settore dei semiconduttori, inoltre, molte aziende hanno già saturato la capacità produttiva per i prossimi trimestri. Gli ordini esistono già. Il problema non è trovare clienti, ma riuscire a produrre abbastanza per soddisfare la domanda. Siamo dunque davanti a una certezza assoluta? Naturalmente no. Esiste un rischio? Certamente sì. Ma il rischio non è quello che molti raccontano.
Il vero rischio riguarda la capacità di trasformare l’enorme investimento nell’intelligenza artificiale in produttività diffusa, applicazioni concrete e nuovi modelli economici. Riguarda la capacità di mantenere tassi di crescita straordinari anche nei prossimi anni. Questa è una scommessa, ma dietro alla quale c’é una visione. Una scommessa e una bolla, quindi, non sono la stessa cosa. Chi compra oggi questi titoli sta pagando sia i risultati attuali sia aspettative molto elevate sui risultati futuri.
Se quelle aspettative verranno deluse, le quotazioni potranno correggere anche violentemente. È sempre successo e succederà ancora. Ma chiamare “bolla” qualsiasi presa di profitto significa confondere il termometro con la febbre. Forse il problema è che la parola “correzione” vende pochi giornali. La parola “bolla”, invece, attira clic, genera paura e alimenta discussioni da bar finanziario. La realtà è meno spettacolare e molto più noiosa. Le aziende che stanno trainando il ciclo tecnologico mondiale producono utili record con portafogli ordini pieni. Investono miliardi per aumentare performance e capacità produttiva. Operano in uno dei pochi settori che continua a crescere nonostante guerre, inflazione, tensioni geopolitiche e rallentamenti economici.
Anzi, forse bisognerebbe capovolgere il ragionamento. Se le borse mondiali hanno continuato a correre nonostante uno scenario internazionale tutt’altro che rassicurante, il merito è stato proprio di quella rivoluzione tecnologica che molti continuano a descrivere come una moda passeggera o una gigantesca bolla pronta a esplodere. Naturalmente potrebbe arrivare una correzione, anzi è già in corso. Potrebbe arrivare anche una correzione importante. Succede da sempre e succederà ancora. Ma prima di evocare bolle, crolli e catastrofi imminenti, sarebbe utile fare l’esercizio rivoluzionario di guardare i numeri. Spesso hanno un brutto difetto: raccontano la realtà.
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