Italia 100% rinnovabile? Possibile e conveniente, secondo il Politecnico di Milano

È ancora lunga la strada verso un’Italia 100% rinnovabile, ma è quella più conveniente da battere – per il clima quanto per il portafogli. L’ultima conferma arriva dallo studio condotto dai ricercatori del Politecnico di Milano e del Leap – col sostegno di Coordinamento Free, Italia solare, Cna e del think tank Ecco – presentato ieri all’evento SolarExpert, che analizza l'evoluzione del sistema energetico nazionale attraverso due differenti modelli di simulazione, prendendo in esame quattro orizzonti temporali – 2030, 2035, 2040 e 2050 – con l'obiettivo di verificare la fattibilità tecnica ed economica di diversi percorsi di transizione.
«Secondo le simulazioni – sintetizzano da Italia solare – il fabbisogno elettrico nazionale crescerà dagli attuali 300 TWh a oltre 600 TWh nel 2050, come conseguenza dell'elettrificazione dei trasporti, del riscaldamento, dell'industria e della produzione di idrogeno. Secondo i risultati dello studio, uno scenario basato sulle sole fonti rinnovabili richiede una profonda trasformazione del sistema elettrico. Le simulazioni indicano una capacità installata di almeno 190 GW di fotovoltaico, oltre 120 GW di nuova capacità eolica e circa 190 GWh di sistemi di accumulo elettrochimico (Bess) entro il 2050. In questo scenario il fabbisogno di gas si riduce di circa il 90% rispetto ai livelli attuali, mentre una quota residuale di generazione programmabile continua a svolgere un ruolo di supporto alla sicurezza del sistema attraverso biometano e metano sintetico derivato dall'idrogeno. Il principale fattore che continua a limitare la piena decarbonizzazione del sistema energetico resta invece il settore dei trasporti», dove l’avanzata delle auto elettriche procede al rallentatore.
Non che vada meglio sul fronte della potenza rinnovabile installata. Gli ultimi dati Terna mostrano infatti che lungo lo Stivale – al 31 maggio 2026 – ci sono solo 86,42 GW di potenza rinnovabile installata, di cui 46,12 GW di solare e appena 13,91 GW di eolico. Una distribuzione peraltro squilibrata che grava sull’economicità dell’intero sistema elettrico nazionale, dato che la complementarità tra le due fonti (quando il solare produce meno, l’eolico tende a produrre di più) riduce la necessità di stoccaggi e abbassa gli investimenti necessari a sostenere la transizione energetica.
«Le simulazioni mostrano inoltre che, nello scenario 100% rinnovabile– aggiungono da Italia solare – l'energia prodotta in eccesso rappresenta una quota limitata del sistema (circa il 6% della domanda elettrica) e che le ore caratterizzate da prezzi nulli si attestano intorno al 13% dell'anno, confermando come un adeguato mix di fonti rinnovabili, accumuli e capacità programmabile possa garantire l'equilibrio del sistema elettrico».
«Gli scenari presentati, sia con un tool semplificato, sia con modelli più completi, danno una visione chiara – commenta Maurizio Delfanti, coordinatore del Comitato tecnico scientifico di Italia solare – la prospettiva 100% rinnovabile, che prevede un limitato apporto di generazione programmabile fornito da gas di origine biologica e sintetica (<35 TWh), è quella più conveniente per il sistema energetico. Nei prossimi mesi completeremo lo studio con l'analisi delle ricadute economiche e sociali, grazie al contributo di ulteriori competenze presenti all'interno del Comitato tecnico scientifico di Italia solare».
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