Crisi climatica: l’appello di una mamma

03 Luglio 2026 - 15:00
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Crisi climatica: l’appello di una mamma

Sono la mamma di due bambini vivaci e simpatici che amano stare a contatto con la natura. Adorano correre nei boschi, giocare nel fango, raccogliere lumache lungo il cammino e sfrecciare in bicicletta tra le pozzanghere. La cosa che mi preoccupa di più è il loro benessere. Come la maggior parte dei genitori, tutto ciò che desidero per i miei figli è che crescano in un luogo sicuro e tranquillo. Voglio che mangino sano, senza pesticidi tossici, e che respirino aria pulita che non danneggi i loro piccoli polmoni. Spero che il nostro clima si stabilizzi e che i miei figli siano protetti dagli effetti di eventi meteorologici estremi come ondate di calore, tempeste e alluvioni. Voglio che vivano le gioie dell'infanzia come ho fatto io e che guardino al futuro con serenità. Viviamo invece in un'epoca in cui può essere difficile provare un senso di sicurezza riguardo a ciò che riserva loro il futuro.

Il vero impatto degli eventi meteorologici estremi sulle famiglie
Mentre l'Austria, come molti altri Paesi europei, sta attualmente affrontando una grave ondata di caldo, più di un anno fa la regione in cui vivo è stata colpita da una grave alluvione. L'acqua scorreva a fiumi lungo le pareti della nostra cantina. Dopo un'intensa settimana di piogge torrenziali, terreno inzuppato e temporali, il nostro melo centenario è crollato. I miei figli erano tristi nel vedere cadere quell'albero maestoso ed erano preoccupati per le continue piogge. Eravamo in ansia per i nostri vicini che abitano più in basso sulla collina e che sono stati colpiti in modo ancora più grave.
Per me e la mia famiglia, è più che evidente che questi eventi meteorologici estremi stanno diventando sempre più frequenti e violenti. Mi si stringe il cuore al pensiero di come sarà un pianeta sempre più caldo per i nostri figli e dell'impatto che il collasso della biodiversità potrebbe avere sulla loro sicurezza alimentare, a come tutto ciò potrebbe avere ripercussioni sui loro amici e sulla loro comunità. Posso solo immaginare cosa provino i genitori in altre parti del mondo dove la situazione è persino peggiore. E sono pienamente consapevole che la finestra di opportunità per agire sulla crisi climatica ed ecologica si sta restringendo di anno in anno.

"Non ereditiamo la Terra dai nostri antenati. La prendiamo in prestito dai nostri figli"
Vista l'evidente urgenza, si potrebbe pensare che i nostri leader politici stiano facendo tutto il possibile per scongiurare il disastro. Purtroppo, è vero il contrario. Preservare un pianeta abitabile e garantire il benessere dei nostri figli sembrano essere l'ultima delle loro preoccupazioni. Invece di mettere gli interessi dei nostri figli, che sono il nostro bene più prezioso, al centro di leggi efficaci sul clima per ridurre le emissioni di gas serra, ripristinare la natura e proteggerci dagli eventi meteorologici estremi, sento solo un ritornello dai nostri leader politici: non ci sono soldi per tuto questo.Davvero? Nessun finanziamento per soluzioni che garantiscano la sicurezza dei nostri figli? Nessun finanziamento per l'azione climatica, l'edilizia ecocompatibile e altri servizi sociali di base che assicurano la sicurezza sociale?

Sfatare la scusa della "mancanza di fondi" per i finanziamenti al clima
Questa narrazione non viene usata dai nostri leader politici solo per giustificare i loro fallimenti, ma avvantaggia anche un gruppo minoritario ma molto potente della società: i miliardari e gli ultra-ricchi. Un recente rapporto pubblicato da Greenpeace Africa dimostra che un gruppo ristretto di individui facoltosi svolge un ruolo sproporzionato nella crisi climatica, a causa dei loro investimenti finanziari in settori altamente inquinanti come quello petrolifero e del gas, e dei loro stili di vita ad alta intensità di carbonio (ad esempio, i loro jet privati). Si stima quindi che lo 0,01% più ricco della popolazione mondiale – una minuscola frazione – abbia un debito climatico annuo di quasi 1.000 miliardi di dollari.
Se i più ricchi fossero tassati in proporzione ai danni climatici che si stima abbiano causato, non ci sarebbero abbastanza soldi per proteggere i nostri figli e garantire la stabilità del pianeta di cui tutti abbiamo bisogno?


Perché tassare i super ricchi è una questione di buon senso
I lavoratori pagano le tasse in proporzione al loro reddito, guadagnato con fatica, e sono la forza trainante della nostra società. E’ così che finanziamo i vigili del fuoco che ci aiutano a combattere gli incendi boschivi, ma anche le nostre scuole e i nostri ospedali e così via. Le tasse ci permettono di rafforzare la resilienza contro le alluvioni o, in uno scenario ideale, dovrebbero contribuire a porre fine alla crisi climatica. Se vogliamo davvero attuare i cambiamenti urgenti necessari per garantire un pianeta vivibile, dalla transizione verso un'energia rinnovabile al 100% in case ecologiche a prezzi accessibili che proteggano le persone dal caldo e dal freddo estremi, alla garanzia di sistemi alimentari ecologici e servizi essenziali per tutti, allora tassare i miliardari e i super ricchi è inevitabile.

Non si tratta di un'opzione, ma di una necessità: sbloccare miliardi ogni anno per finanziare l'azione climatica. Persino alcuni dei super ricchi vogliono contribuire in modo più equo, come richiesto all'inizio di quest'anno da oltre 400 milionari e miliardari di 24 Paesi, tra cui l'attore di Hollywood Mark Ruffalo. Comprendono che è loro responsabilità contribuire con la giusta quota e che è assolutamente inaccettabile che i leader globali continuino a ignorare le richieste di un ampio movimento di persone: abbiamo urgente bisogno di nuove regole fiscali globali incentrate sulle persone, per garantire la nostra capacità di vivere una vita sana, felice e dignitosa su un pianeta sano.

Rompiamo i muri di cemento
Finanziare un futuro giusto e verde per tutti garantirà anche stabilità e pace. E soprattutto, abbiamo bisogno di un clima stabile e di ecosistemi fiorenti, di dignità e democrazia, per lasciare in eredità alle generazioni future un pianeta sostenibile e prospero.

Mia figlia di 9 anni adora una canzone che canta a squarciagola: "Non aspettiamo i miracoli, li creeremo noi stessi. Il nostro futuro sboccia come fiori attraverso il cemento". Come genitori, abbiamo verso i nostri figli il dovere di non aspettare i miracoli, ma di fare tutto il possibile ora per far sì che il loro futuro fiorisca.

Christine Gebeneter, madre di due figli

responsabile comunicazione di Greenpeace Central and Eastern Europe

Questo articolo è stato originariamente pubblicato in inglese sul sito web di Greenpeace International e poi in francese da Greenpeace France

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