Italia a rischio estinzione, la biodiversità che Resiste: la civetta capogrosso

È alle note spettrali del suo canto, mentre si diffonde di notte tra le ombre dei boschi alpini portandosi dietro il sospetto di oscuri presagi, che la civetta capogrosso (Aegolius funereus) deve il nome scientifico della propria specie. Le Liste rosse elaborate per l’Italia seguendo i criteri dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) la inquadrano come specie a “rischio minimo” (LC).
A differenza della civetta Athene noctua, che vive anche le aree urbane oltre alle campagne, la funereus abita foreste mature e strutturate. Quelle composte soprattutto da conifere, ma anche boschi misti con betulle e pioppi, habitat presenti con continuità su buona parte delle Alpi, dove si lascia notare. Lunga circa 25 centimetri, con un’apertura alare che può raggiungere i 55-62 centimetri, ha un aspetto tozzo e compatto. Il piumaggio in particolare la rende riconoscibile: il capo è delimitato da un anello di penne brune, fittamente punteggiate di bianco.
La Lipu riporta una popolazione nazionale della specie compresa tra 1.500 e 3.500 coppie, ma ciò non significa però che il futuro della civetta capogrosso possa essere dato per scontato. Lo stato di conservazione viene infatti indicato dall’associazione ambientalista come inadeguato, soprattutto a causa della riduzione e del degrado dell’habitat più favorevole. Il problema principale è rappresentato infatti dalla gestione forestale intensiva, che porta a tagliare via dai boschi gli elementi considerati economicamente meno redditizi, come le piante molto vecchie e ricche di pertugi. Proprio quelle cavità, però, sono la casa della civetta capogrosso. Per questo, suggerisce la Lipu, una gestione forestale attenta alla conservazione delle piante più anziane e incavate potrebbe favorire la specie; un fattore che, unito all’incremento della popolazione di picchio nero – come altri piccoli rapaci, la capogrosso occupa spesso i nidi lasciati liberi dai picchi – potrebbe innescare un circolo virtuoso sia in termini di espansione della popolazione sia nell’estensione dell’areale dove la civetta può prosperare.
Quest’articolo fa parte di “Italia a rischio estinzione”, la rubrica settimanale a cura di Margherita Tramutoli aka La Tram per esplorare gli impatti sul territorio italiano della sesta estinzione di massa in corso a livello globale.
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