Karate, Luigi Busà lascia le gare: “Un viaggio indimenticabile, amato con tutto me stesso”
È arrivato nel luogo dove tutto era cominciato, seduto sul tatami del suo dojo, il momento che Luigi Busà aveva immaginato tante volte. Con un video pubblicato sui social, il karateka siracusano ha annunciato ufficialmente la fine della sua carriera agonistica.
“Oggi lascio la mia vita d’atleta ufficialmente, appendo i guantini al chiodo”, ha detto Busà, scegliendo proprio il dojo come luogo per comunicare una decisione che segna la conclusione di un percorso lungo 27 anni.
Un viaggio iniziato quando era ancora bambino. Busà ricorda di essere entrato per la prima volta da quella porta da «bambino cicciottello e goffo», senza poter immaginare che quel tatami sarebbe diventato il palcoscenico della sua vita. Un percorso che gli ha permesso di viaggiare, conoscere persone e culture, affrontare vittorie e sconfitte e arrivare sul podio più importante dello sport.
Il riferimento è naturalmente alla medaglia d’oro olimpica conquistata a Tokyo, un risultato che ancora oggi, racconta lo stesso Busà, gli sembra quasi «una follia».
Nel suo messaggio, però, il karateka ha scelto di non soffermarsi soltanto sui risultati. Ha voluto rivolgere un ringraziamento alle tante persone che hanno accompagnato il suo percorso: dalla famiglia, a partire dal padre che gli fece conoscere il karate e dalla madre, sempre presente soprattutto nei momenti difficili, fino alle sorelle, prime tifose.
Un ringraziamento è andato anche al Centro Sportivo dell’Arma dei Carabinieri, alla FIJLKAM e a tecnici, allenatori, dirigenti e a tutti i professionisti che hanno contribuito alla sua carriera.
Busà ha ricordato anche gli incontri avuti lungo questi 27 anni, dagli amici agli avversari, passando per chi ha creduto in lui nei momenti di difficoltà e anche per chi, invece, gli ha voltato le spalle. “Voglio dire grazie a tutti”, ha sottolineato, riconoscendo a ciascuno un ruolo nel lungo cammino che lo ha portato ai massimi livelli del karate internazionale.
La decisione di fermarsi, spiega, non nasce però dal rimpianto. “Avrei voluto che questo viaggio non finisse mai”, racconta, prima di aggiungere che lascia ciò che ha amato “senza rimpianti”, perché la gratitudine è più forte della nostalgia.
Parole che raccontano anche la difficoltà emotiva di un passaggio che va oltre lo sport. “Oggi non sto lasciando solo lo sport o il karate: oggi saluto una parte di me”, dice Busà nel video.
Una consapevolezza maturata nel tempo e legata anche a ciò che il karate gli ha insegnato: non avere paura né della fine né di un nuovo inizio.
Così, dopo migliaia di ore di allenamento, competizioni e sacrifici, è arrivato il momento di chiudere il capitolo agonistico. Busà lo fa con un’immagine che racchiude il rapporto costruito in quasi tre decenni con la disciplina: «Questo non è un addio: è un inchino con gli occhi lucidi, la voce emozionata, ma soprattutto il cuore colmo di gratitudine».
Le medaglie resteranno nella sua bacheca, dice, ma il valore più importante di questo viaggio sarà ciò che il karate gli ha lasciato. “Quello che mi hai insegnato in questo viaggio resterà nella mia anima, e questa sarà la mia vittoria più grande”.
Poi, prima di chiudere il video, una frase che restituisce il carattere personale e diretto del suo messaggio: “È stato un viaggio indimenticabile, è stata una figata… fatela!”.
Per Luigi Busà, dunque, si chiude ufficialmente la vita da atleta. Il tatami resta però il luogo da cui tutto è partito e al quale, nel giorno del suo addio alle gare, ha scelto di tornare.
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