Kj1 uccisa per aver difeso i cuccioli: il Consiglio di Stato conferma l’abbattimento
Aveva 21 anni. Era l’orsa più anziana del Trentino e viveva nei boschi insieme ai suoi tre cuccioli, ma per lei fu deciso l’abbattimento.
Oggi, a quasi due anni dalla sua uccisione, il Consiglio di Stato ha stabilito che l’abbattimento di Kj1 fu legittimo.

La decisione arriva dopo il ricorso presentato da LNDC Animal Protection, che aveva chiesto un risarcimento danni contestando la scelta della Provincia autonoma di Trento di ordinare la morte dell’animale. Ma i giudici hanno respinto la richiesta, ritenendo corretto l’operato dell’amministrazione guidata da Maurizio Fugatti.
La vicenda che ha portato alla condanna dell’orsa
Kj1 venne abbattuta il 30 luglio 2024 dopo mesi di polemiche e tensioni legate alla gestione degli orsi in Trentino. Secondo quanto ricostruito dalla Provincia e dagli enti coinvolti, l’orsa era stata classificata come esemplare “ad alto rischio” nell’ambito del Pacobace, il piano interregionale dedicato alla gestione dei grandi carnivori.

Le contestazioni nei suoi confronti erano legate a diverse interazioni con l’uomo. L’episodio decisivo avvenne il 16 luglio del 2024 nei boschi sopra Dro, nell’Alto Garda trentino. Un escursionista francese che stava correndo lungo il sentiero degli Scaloni si trovò improvvisamente vicino all’orsa e ai suoi piccoli.
In quei momenti, secondo le ricostruzioni ufficiali, Kj1 reagì attaccando l’uomo per proteggere i cuccioli. L’escursionista riportò ferite a braccia, schiena e gambe. Le analisi genetiche confermarono poi la presenza dell’orsa sulla scena e da lì partì l’iter che portò alla decisione finale.
Una sentenza che continua a dividere
La pronuncia del Consiglio di Stato rischia di riaccendere ancora una volta lo scontro tra chi ritiene necessario eliminare gli animali considerati pericolosi e chi invece sostiene che si debbano trovare soluzioni diverse dall’abbattimento.
Per molte associazioni animaliste la storia di Kj1 rappresenta qualcosa di più di una semplice vicenda amministrativa. Parliamo di un’orsa anziana, madre di tre cuccioli, uccisa mentre seguiva un comportamento che in natura viene considerato istintivo: difendere la propria prole.
Dall’altra parte, la Provincia autonoma di Trento rivendica invece la correttezza della scelta fatta. In una nota diffusa dopo la sentenza, l’amministrazione ha parlato di un importante riconoscimento per la gestione dei grandi carnivori sul territorio, sostenendo che l’abbattimento fosse l’unica soluzione immediata in grado di garantire la sicurezza pubblica.
Secondo quanto dichiarato dalla Provincia, alternative come la cattura o la detenzione avrebbero richiesto tempi più lunghi e avrebbero potuto esporre ulteriormente la popolazione a possibili rischi.
Il tema degli orsi in Trentino resta apertissimo
Quello di Kj1 non è stato un caso isolato. Negli ultimi anni il Trentino è diventato il simbolo di un conflitto sempre più acceso tra presenza degli orsi e attività umane.
Pochi mesi prima della morte di Kj1 era stato abbattuto anche M90, considerato troppo confidente perché si avvicinava spesso ai centri abitati. Successivamente è toccato a M91, ucciso tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2024 dopo alcune interazioni ritenute pericolose.
E ogni volta il dibattito si riapre con la stessa domanda di fondo: fino a che punto un animale selvatico può davvero essere giudicato “colpevole” per comportamenti che fanno parte della sua natura?
Perché nel caso di Kj1 c’è un dettaglio che continua a colpire molte persone. L’orsa non stava cercando l’uomo. Stava proteggendo i suoi cuccioli.
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