La crisi climatica accelera in Europa, 40°C a maggio sono la nuova normalità

Maggio 2026 è stato il secondo maggio più caldo mai registrato a livello globale, sia sulla terraferma sia in mare. Secondo i nuovi dati diffusi dal Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), la temperatura media globale dell’aria superficiale ha raggiunto 15,81°C: 0,55°C al di sopra della media 1991-2020 e 1,42°C sopra la media stimata del periodo preindustriale 1850-1900.
È un dato che conferma la persistenza di un’anomalia climatica globale ormai strutturale, che in Europa corre a velocità doppia rispetto alla media globale, con circa +2,5°C rispetto al 1850. A livello globale maggio 2026 è stato superato solo dal maggio 2024, mentre gli oceani hanno continuato a registrare temperature superficiali molto elevate, in particolare nel Pacifico tropicale. Il Pacifico equatoriale sta infatti proseguendo la transizione verso condizioni di El Niño, che dovrebbero svilupparsi nei prossimi mesi rischiando di alimentare ulteriormente eventi meteorologici estremi su scala globale.
In Europa, maggio è stato segnato da una rapida transizione: da condizioni inizialmente più fredde della media si è passati, attorno al 20 del mese, a temperature molto più elevate in gran parte del continente. Nella seconda metà di maggio, l’Europa occidentale ha vissuto una delle ondate di caldo più precoci e intense mai osservate in questo periodo dell’anno, con molti record mensili battuti in Francia, Regno Unito, Irlanda e Portogallo.
Le temperature percepite hanno raggiunto i 35-40°C in ampie aree della regione, corrispondenti a condizioni di stress termico “forte” oltre i 32°C e “molto forte” oltre i 38°C. Il fatto che questo sia avvenuto già a maggio rende l’evento ancora più preoccupante: persone, colture ed ecosistemi si sono trovati esposti a un brusco salto termico, con poco tempo per acclimatarsi.
«Maggio 2026 è stato il secondo maggio più caldo mai registrato a livello globale, prolungando l’eccezionale ondata di caldo mondiale, con temperature quasi da record sia nell’atmosfera che nell’oceano. In Europa, un’ondata di caldo insolitamente precoce e intensa dimostra quanto rapidamente gli eventi climatici estremi stiano diventando la nuova normalità piuttosto che l’eccezione», commenta Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l’Ecmwf.
La primavera europea, nel complesso, è stata la terza più calda mai rilevata. Ma il caldo non è l’unico indicatore di una crisi climatica che avanza. A maggio 2026 gran parte dell’Europa occidentale e centrale e alcune regioni dell’Europa orientale, tra cui l’Italia e il sud della Spagna, hanno registrato condizioni più secche della media, favorite anche da persistenti aree di alta pressione e temperature estreme. Al contrario, regioni dell’Europa continentale nord-occidentale, la Scandinavia settentrionale, la Finlandia, la Turchia e l’area del Mar Nero hanno vissuto condizioni più umide della media, con inondazioni diffuse in Turchia, Bulgaria e Moldavia.
È la doppia faccia della destabilizzazione climatica, con siccità più acute e – allo stesso tempo – precipitazioni più intense e concentrate. Una dinamica che in Europa mostra impatti sanitari già misurabili. La scorsa estate la Commissione paneuropea su clima e salute promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità ha inviato una lettera aperta ai Governi e alle autorità sanitarie dei 53 Stati membri della regione europea dell’Oms: a livello globale, tra il 2000 e il 2019 si sono verificati circa 489.000 decessi correlati al caldo ogni anno, con la regione europea dell’Oms che ne ha visti il 36%, ovvero, in media, oltre 175.000 ogni anno (che scendono a 50mila l’anno nei 35 Paesi più specificamente “europei”, nel biennio 2022-23).
Il nuovo rapporto The Lancet Countdown 2026: Health and Climate Change in Europe, pubblicato ad aprile con il contributo di 65 esperti provenienti da 46 istituzioni accademiche e delle Nazioni Unite, conferma che i cambiamenti climatici causati dall’uomo stanno già aggravando gli effetti sulla salute nel continente e provocando perdite di vite umane. Gli allarmi per caldo estremo sono aumentati del 318% rispetto agli anni Novanta: 4,3 allarmi giornalieri l’anno nel periodo 2015-2024, contro 1 nel periodo 1991-2000. Quasi tutte le aree europee registrano un aumento dei decessi attribuibili al calore, stimati in 62mila nel solo 2024.
Come reagire? Investire sulle nostre città per ridurre l’effetto isola di calore (ad esempio incrementando gli spazi verdi), rendere energeticamente più efficienti le abitazioni investendo in edilizia popolare di qualità – come avviene da oltre un secolo a Vienna –, senza dimenticare un uso più efficiente ed equo dei condizionatori. E ovviamente abbattere l’utilizzo dei combustibili fossili, prima causa della crisi climatica in corso, in favore di efficienza energetica e fonti rinnovabili.
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