La desertificazione avanza (anche) sott’acqua. I coralli del Mediterraneo muoiono per la crisi climatica

17 Giugno 2026 - 13:55
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La desertificazione avanza (anche) sott’acqua. I coralli del Mediterraneo muoiono per la crisi climatica

La Giornata mondiale contro la desertificazione è dedicata quest’anno alla tutela dei pascoli, ma la crisi climatica sta lasciando segni sempre più evidenti anche sott’acqua. Nel Mediterraneo l’aumento delle temperature marine minaccia infatti la sopravvivenza dei coralli, compromettendo habitat preziosi per la biodiversità e accelerando una forma meno visibile, ma altrettanto preoccupante, di impoverimento degli ecosistemi.

A confermarlo sono i risultati di “MedCoral Guardians”, il primo progetto dedicato alla tutela dei coralli del Mare Nostrum, realizzato dalla Fondazione Marevivo nelle Aree marine protette di Ustica, in Sicilia, Tavolara-Punta Coda Cavallo, in Sardegna, e Punta Campanella, in Campania, grazie al contributo di The Nando and Elsa Peretti Foundation.

Il progetto ha documentato gli effetti del riscaldamento marino sulla Cladocora caespitosa, corallo endemico del Mediterraneo conosciuto anche come madrepora cuscino. Si tratta di una specie rara e delicata, minacciata dalle attività antropiche ma soprattutto dalla crescente frequenza delle ondate di calore marine, che provocano fenomeni di sbiancamento e possono portare alla morte di intere colonie.

Negli ultimi anni il Mediterraneo ha registrato temperature record. A giugno 2025 la temperatura superficiale media del mare ha raggiunto quasi 24°C, mentre dagli anni Ottanta le temperature superficiali del bacino sono aumentate in media di circa 0,4°C per decennio: un ritmo più che doppio rispetto alla media globale oceanica, stimata intorno a 0,2-0,25°C per decennio nel periodo più recente.

La perdita di Cladocora caespitosa rappresenterebbe un grave danno per la biodiversità mediterranea. Questo corallo offre infatti rifugio e nutrimento a numerose specie, contribuisce agli equilibri ecologici costieri e costituisce un importante bioindicatore della qualità delle acque e degli effetti dei cambiamenti climatici.

In due anni “MedCoral Guardians” ha mappato oltre 6.000 m² di fondale tra Ustica e Tavolara, raccolto più di 200 osservazioni scientifiche, coinvolto circa 800 studenti in attività di educazione ambientale, 17 centri diving e migliaia di subacquei impegnati nelle attività di monitoraggio e citizen science. Un lavoro che non si è limitato alla ricerca, ma ha puntato a informare e coinvolgere comunità locali e visitatori, condizione essenziale per proteggere gli habitat più fragili.

I dati raccolti mostrano profonde trasformazioni degli ecosistemi coralligeni superficiali e confermano la particolare vulnerabilità della Cladocora allo stress termico. Le analisi hanno inoltre evidenziato che la vitalità del corallo è fortemente influenzata da fattori ambientali come profondità, illuminazione e composizione delle comunità algali.

Il monitoraggio ha fornito anche indicazioni utili alla fase di restauro, realizzata seguendo i protocolli dell’Università Politecnica delle Marche. La tecnica multispecie, sperimentata per la prima volta nell’ambito del progetto, si è rivelata la più efficace: dopo un anno, il tasso di sopravvivenza complessivo è stato del 40% e gli esemplari sopravvissuti erano tutti associati a strutture di coralli e macroalghe trapiantati insieme. Un risultato che suggerisce come la presenza delle macroalghe, grazie al loro effetto “ombrello”, possa proteggere la Cladocora dall’irradiazione solare diretta, riducendo lo stress termico.

coralli mediterraneo marevivo 2

Una speranza ulteriore per il ripopolamento dei banchi naturali degradati arriva anche dalla sperimentazione avviata dallo stesso Ateneo marchigiano, che ha permesso di allevare con successo 200 frammenti di corallo, con il 100% di sopravvivenza e una crescita attiva.

A Ustica, dove sono stati realizzati due percorsi subacquei per promuovere la conoscenza della Cladocora e del suo stato di salute, sono state installate anche cinque boe di ormeggio destinate ai diving, grazie al supporto di Caronte S.p.A. La misura ha consentito di evitare in una sola stagione oltre 6.000 ancoraggi potenzialmente dannosi per la madrepora, dimostrando come la conservazione debba partire innanzitutto dalla prevenzione dei danni.

«A livello globale stiamo assistendo a una regressione di circa il 50% delle barriere coralline: un segnale d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare. Se dei coralli tropicali si parla spesso, così non è per i coralli del Mediterraneo sui quali abbiamo voluto accendere i riflettori con MedCoral Guardians. Questo progetto si basa su tre pilastri fondamentali: monitoraggio, restauro, sensibilizzazione ed educazione. Proteggere la Cladocora significa salvaguardare la biodiversità del Mediterraneo e contribuire alla conservazione di un patrimonio naturale essenziale per il benessere delle generazioni presenti e future», spiega Raffaella Giugni, segretaria generale di Marevivo.

Da Tavolara a Ustica e Punta Campanella, “MedCoral Guardians” ha dimostrato la replicabilità e la scalabilità del proprio modello di intervento, grazie alla collaborazione tra le Aree marine protette coinvolte e un ampio partenariato scientifico composto dall’Università Politecnica delle Marche, dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, dalla Rutgers University e dal Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Forte dei risultati ottenuti, Marevivo punta ora a estendere ad altre Aree marine protette del Mediterraneo protocolli comuni per protezione, monitoraggio, restauro ecologico e divulgazione ambientale.

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