Le isole sono sovraesposte ai cambiamenti globali

03 Agosto 2026 - 11:30
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Le isole sono sovraesposte ai cambiamenti globali

Anche se occupano solo il 7% della superficie terrestre, gli ecosistemi insulari costituiscono quasi il 20% della biodiversità globale e subiscono numerosi impatti dei cambiamenti globali in atto, dal cambiamento climatico alle invasioni biologiche. Eppure, le strategie globali per la conservazione della biodiversità, compreso il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, approvato nel dicembre 2022 dalla 15esima conferenza delle parti della Convention on biological diversity, continuano a trascurare questi territori.

Anche perché, secondo il nuovo studio “Global threat exposure of islands in a changing worldm”, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da un team internazionale di ricercatori guidato da Clara Marino della Fondation pour la Recherche sur la Biodiversité - Centre de synthèse et d’analyse sur la biodiversité (FRB- Cesab) e di Ecologie Société et Evolution (Université Paris-Saclay, CNRS, AgroParisTech), «L'esposizione degli ecosistemi insulari ai cambiamenti globali è allarmantemente diffusa: entro il 2050, il cambiamento climatico rappresenterà la minaccia dominante per il 65% di essi, il 22% sarà colpito principalmente dai cambiamenti nell'utilizzo del suolo e il 13% sarà minacciato in modo più grave dalle invasioni biologiche.

Si tratta della prima valutazione completa dell'esposizione delle isole di dimensioni superiori a un chilometro quadrato alla triplice sfida del cambiamento climatico, del cambiamento dell'uso del suolo e delle invasioni biologiche, ne è venuto fuori che «Nulla sfugge ai cambiamenti climatici: il 100% delle isole del mondo ne è esposto, sia in termini di temperature, sia di variazioni nei modelli di precipitazione o di innalzamento del livello del mare. L'uso del suolo come principale leva d'azione: nelle aree più a rischio (punti critici di esposizione), la modificazione dell'habitat da parte dell'uomo rappresenta la minaccia dominante nell'87% delle isole. Le isole più collegate ai continenti (come gran parte di quelle italiane, ndr) sono quelle maggiormente a rischio di invasioni biologiche, con un rischio particolarmente elevato di introduzione di specie esotiche».

E i dati che ne emergono sono allarmanti: «Entro il 2050, il 65% degli ecosistemi insulari sarà minacciato principalmente dai cambiamenti climatici; il 22% subirà soprattutto gli effetti dei cambiamenti nell'uso del suolo, in particolare nel Pacifico (Micronesia e Fiji), nel Mar Baltico, nel Golfo del Bengala e nel Sud-est asiatico; e il 13% sarà minacciato principalmente dalle invasioni biologiche, un rischio maggiore per le isole temperate come quelle del Nord Europa».

Questi risultati sono stati ottenuti combinando diversi database esistenti e modellando dati originali su scala insulare a livello globale. Sono stati inoltre sviluppati modelli per definire scenari predittivi per il 2050. Il livello di esposizione delle 16.578 isole analizzate è rappresentato in mappe per visualizzare facilmente i territori insulari più minacciati. Il progetto Rivage ha fornito dati precisi per quasi il 98% della superficie terrestre delle isole del mondo, dove in precedenza esistevano solo informazioni sporadiche, e sottolinea che «Questa mappatura evidenzia i diversi contesti locali: non esiste un'unica soluzione, ma piuttosto una molteplicità di strategie locali di adattamento. Questo livello di dettaglio consente di adattare gli interventi alle specifiche esigenze locali, dando priorità in particolare alle misure relative al cambiamento di uso del suolo».

Inoltre, il team di ricerca ha individuato i Paesi e le regioni maggiormente esposti a questi rischi, in base al numero di isole che ne fanno parte. La Francia presenta un numero insolitamente elevato di "punti critici di esposizione", ovvero isole molto vulnerabili a tutti e tre i tipi di minaccia, tra cui la Polinesia francese e alcune isole metropolitane, collocandosi così tra il 25% dei Paesi più esposti. Sono inclusi anche le Seychelles, il Bangladesh, la Cina, le Fiji, la Micronesia, la Danimarca, la Svezia, l'India e il Giappone. Ma nella cartigrafia degli hotspot non mancano nemmeno le isole italiane, da quelle meridionali all’Arcipelago Toscano.

Alla luce di questi risultati, gli autori auspicano «Un rafforzamento della protezione delle isole nei 31 Paesi identificati come aventi un numero anormalmente elevato di punti critici di esposizione, adattando le strategie locali. Il ripristino degli ecosistemi e lo sviluppo di aree protette sono esempi di soluzioni che possono sia limitare gli impatti dei cambiamenti climatici sia ridurre le opportunità di insediamento per le specie aliene invasive. Le mappe di esposizione prodotte da questa ricerca sono strumenti preziosi per dare priorità agli interventi».

Il team di internazionale di ricerca evidenzia anche l'importanza di «Sviluppare dataset complementari a quelli utilizzati in questo studio, al fine di includere altre minacce attualmente sottorappresentate, come l'inquinamento (da plastica, pesticidi o luminoso) e il sovrasfruttamento delle risorse».

La Marino conclude: «Siamo convinti che questa valutazione sia uno strumento prezioso per studiare la vulnerabilità di qualsiasi entità ecologica insulare (fauna, flora o ecosistemi), nonché dei sistemi socio-economici dipendenti dalla biodiversità terrestre (...). In definitiva, questa analisi globale dell'esposizione delle isole ci permetterà di dare priorità alle azioni entro il 2050 e di evidenziare le aree in cui gli sforzi di conservazione e ripristino sono più necessari».

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