La divina Claudia. Con Sangiuliano fu crisi di governo, con l’affaire Piantedosi si sta come allo Strega

15 Luglio 2026 - 09:15
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Donna, tutto si fa per te. Dalla tragicommedia alla parodia. La vicenda Sangiuliano – con Maria Rosaria Boccia al centro della scena – fu trattata come una crisi. Di governo, manco a dirlo. Come la cerimonia del Premio Strega, invece, è trattata la presentazione del libro di Claudia Conte, attrice trentaquattrenne, presentatrice, divulgatrice, influencer e ovviamente adesso anche scrittrice. Dichiaratasi a suo tempo in relazione col sessantaquattrenne Matteo Piantedosi, il silente ministro dell’Interno, la diva Claudia ieri rifulgeva al Canottieri Lazio, il circolo che nasce per il barcarolo che va controcorrente – e in silenzio – quindi sede più filologicamente esatta per presentare il romanzo, certo pregevole, che si intitola “Dove nascono i silenzi”. Ieri sera, però, il silenzio lo tenevano solo i libri, impilati sul tavolo. Tutt’intorno l’attesa di quel che la locandina promette: un affollamento istituzionale non proprio bipartisan ma tutto di Fratelli d’Italia a far corona all’autrice – @claudiaactress su Instagram – con un parterre tricolore e festante. Erano attese, infatti, due sottosegretarie di stato – Lucia Albano all’Economia e Paola Frassinetti all’Istruzione – quindi il presidente di Gioventù Nazionale Fabio Roscani, e, a moderare – qualora divampasse il dibattito – il direttore del Secolo d’Italia Antonio Rapisarda. Mancava solo la fanfara dei bersaglieri, ma alla fine le sottosegretarie e Roscani non sono venuti.

Si può recuperare alla prossima tappa, il 21 luglio, alla Versiliana. Chissà. Ma dietro questi affollamenti c’è una coreografia ancora più interessante del romanzo. Da quando la signora ha raccontato, a fine marzo, di avere (o di avere avuto) una relazione col ministro, ogni sua uscita libraria è diventata un piccolo puntello di legittimazione istituzionale. Gli esponenti di Fratelli d’Italia, prima di decidere se partecipare, si erano consultati con Giovanni Donzelli che, magnanimo, autorizzava al telefono e via WhatsApp. Ci sono stati scambi di messaggi persino frenetici. Per non dire anche amletici: “Andare? Non andare? Sì, è meglio andare. Molto meglio andare”. Le due sottosegretarie, alla fine, non sono andate. C’era un voto alla Camera, sì, ma qualcuno ha suggerito: “Attenti a non sfiorare il ridicolo”. Timore non condiviso, qualche mese fa dal leghista Claudio Durigon che aveva presentato il libro a Sperlonga dopo aver chiesto consiglio direttamente al Viminale, che rispondeva con un silenzio scrupolosamente equidistante: né sì né no.

Ed è proprio questa cautela, applicata evento dopo evento, che rischia di produrre il suo esatto contrario, ovvero una fila di sottosegretari e membri della maggioranza di centrodestra che si presentano, uno via l’altro, a fare da cornice a un libro sul “silenzio” scritto dalla signora che aveva parlato del ministro, allusiva, persino a Rete 4: “Tutte le domande avranno una risposta”.

Ma poi la signora Conte ha (quasi) smesso di parlare, conquistando una platea di presentatori d’eccezione cui adesso manca soltanto il capo dello stato. La vicenda Sangiuliano fu trattata con gli argomenti della scienza politica; il caso Conte, con gli strumenti della critica letteraria. La differenza, se la si vuole cercare, sta forse nel dicastero: il Viminale maneggia l’ordine pubblico, la Cultura maneggia al massimo i quadri di Antonello da Messina, e a quanto pare le due cose non si equivalgono in termini di conseguenze politiche. Sarà un caso che la signora Conte ha visto anche confermata una trasmissione alla Radio Rai, che stavano per chiudere. Nello stesso giorno in cui veniva chiusa la trasmissione di Pietrangelo Buttafuoco “Lupus in fabula” su Radio1, e giusto per non essere maliziosi, la morale fa capolino: la favola insegna che…

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