L'altra America di Schlein: “Non rinunceremo all’alleanza”. La dem studia da premier e pensa già al dopo Trump
E’ la Schlein a stelle e strisce. Manda segnali sulla politica estera e studia da premier, prova già a disegnare i nuovi rapporti con l’America, quella del dopo Trump. “E’ un alleanza a cui nessuno vuole rinunciare”, assicura. Non è la prima volta che si esprime in questi termini, ma ieri la segretaria dem lo ha voluto ribadire, anche nel giorno in cui si votava la legge elettorale. E nei giorni in cui l’alleato-rivale Giuseppe Conte continua a rilanciare sulla non minaccia russa, la leader del Nazareno guarda dall’altra parte dell’atlantico. Nel primo pomeriggio Schlein, indaffarata tra colloqui e capannelli di partito in vista del voto sulle preferenze, si sposta da Montecitorio e si presenta in Senato per parlare di Europa e di America, ma anche di intelligenza artificiale.
L’iniziativa l’ha organizzata Francesco Boccia, il capogruppo dem in Senato, mettendo insieme giornalisti ed esperti di Stati Uniti, imprenditori. Nel parterre c’è anche Brunello Cucinelli. E poi l’ex sindaco di New York, Bill De Blasio, che da qualche settimana è entrato nell’orbita dei dem italiani. Si parla anche d’intelligenza artificiale. “La nuova sfida democratica è il rapporto tra potere tecnologico e cittadinanza”, dice Boccia ed è per questo che i dem tornano a parlare di un Cern europeo, per svincolarsi dalla dipendenza dalla Cina, dai colossi americani. Lo ripeterà anche Schlein, dopo aver spiegato che “nessuno è disposto a rinunciare a una alleanza strategica e storica con gli Stati Uniti perché c’è un presidente pro tempore che sta cercando di far saltare questa alleanza”. E ancora: “Se guardiamo alla sua strategia sulla sicurezza è un attacco frontale all’Europa, ma gli Stati Uniti non sono solo Trump. Dobbiamo, con un modello europeo, essere disposti a costruire punti di dialogo e cooperazione proprio dove quel rapporto storico è stato tradito”.
E’ questo il paradigma che la segretaria dem propone e vorrebbe allargare agli altri alleati della coalizione, dal M5s ad Avs. E a cui lavora da qualche mese coltivando i suoi rapporti internazionali, tra viaggi e incontri. Non è sola in realtà, visto che settimana prossima Angelo Bonelli volerà a San Paolo, in Brasile, per il congresso del presidente Lula, un altro riferimento per la sinistra. Ci sarà anche Schelin? Chissà. Di certo ieri la leader dem ha voluto ricordare il lavoro fatto con la rete internazionale dei progressisti. E’ in questo solco che si inserisce il viaggio di maggio in Canada quando ha visto il premier Mark Carney (pure lui, come Schlein, convinto della necessità di un’Europa forte) e soprattutto l’ex presidente Barack Obama. Prima ancora la segretaria Pd era stata a Barcellona, intervenendo al vertice dei progressisti, organizzato da Pedro Sanchez, con cui i confronti sono costanti (in Spagna c’era anche Lula). Più di recente, per tornare proprio all’America, c’è stato anche un dialogo pubblico con De Blasio (e la sindaca Vittoria Ferdinandi) a Perugia e, prima ancora, al Salone del Libro di Torino un incontro privato con Bernie Sanders, preceduto di qualche giorno da un seminario a porte chiuse al Nazareno, con corrispondenti dall’America, analisti e studiosi dei rapporti transatlantici. Schlein continua a prendere appunti e in un certo senso prova pure a rispondere a suo modo a chi pensa che il Pd al governo finirebbe per allontanarsi troppo da Washington, commettendo l’errore opposto a quello di Giorgia Meloni, fin troppo schiacciata su Trump.
Quello di ieri è forse il tentativo di mettere un altro tassello, di indicare una traiettoria in cui le istanze del progressismo diventano la base delle prossime relazioni transatlantiche. Che poi vada davvero così, che poi funzioni davvero, è un altro conto. Nel frattempo a ispirare Schlein c’è anche il modello, il metodo, Zohran Mamdani. Il sindaco di New York ha vinto puntando su sanità, diritto all’abitare e tassazione dei milionari. La segretaria vorrebbe fare lo stesso per arrivare a Palazzo Chigi, prima di dedicarsi ai nuovi rapporti con la Casa Bianca.
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