La fitoterapia entra in carcere a San Gimignano, con un laboratorio per i detenuti

18 Giugno 2026 - 15:48
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La fitoterapia entra in carcere a San Gimignano, con un laboratorio per i detenuti

Nel carcere di San Gimignano la sostenibilità diventa anche formazione, lavoro e possibilità di reinserimento sociale. Alla Casa di reclusione di Ranza prende infatti il via un laboratorio di fitoterapia rivolto ai detenuti, sostenuto da Estra nell’ambito della campagna nazionale “OrtoFrutteto Solidale Diffuso” promossa da AzzeroCO₂ e Legambiente.

Il progetto entra così in una nuova fase dopo la creazione del giardino officinale e del frutteto. I detenuti saranno coinvolti in un percorso di formazione professionale guidato dagli esperti della SIFit, la Società italiana di fitoterapia, per imparare a coltivare, raccogliere e trasformare le piante officinali in preparati erboristici.

Il laboratorio punta a costruire una piccola filiera interna, fondata su competenze pratiche e conoscenze scientifiche. I partecipanti acquisiranno nozioni sui materiali vegetali, sui loro benefici e sui protocolli di essiccazione, conservazione e lavorazione, imparando anche a utilizzare attrezzature come maceratore, percolatore e mulino per polveri.

L’obiettivo è produrre rimedi naturali per i disturbi più comuni della popolazione detenuta: tisane di melissa per ansia e insonnia, preparati a base di achillea e assenzio per disturbi gastrointestinali, oleolito di elicriso per infiammazioni cutanee, sciroppi balsamici di elicriso e lavanda per la tosse, estratti di ribes nero come diuretici e antinfiammatori delle vie urinarie. Tutti i preparati saranno realizzati secondo metodiche standardizzate delle farmacopee e dei manuali di galenica, nel rispetto della normativa alimentare vigente.

«È un'importante opportunità di crescita personale e professionale, consentendo ai detenuti di acquisire competenze specifiche potenzialmente spendibili in diversi ambiti produttivi, tra cui il settore erboristico, cosmetico, agricolo e della trasformazione delle materie prime naturali – dichiara Giuseppe Renna, direttore della Casa di Reclusione di San Gimignano – La formazione costituisce uno degli strumenti più efficaci per favorire processi di responsabilizzazione individuale e per creare le condizioni necessarie a un concreto reinserimento nella società, ampliando il loro bagaglio professionale e rafforzare le prospettive di accesso al mercato del lavoro una volta concluso il percorso detentivo. Il progetto conferma il valore delle attività educative e formative all'interno degli istituti penitenziari, in coerenza con la funzione rieducativa della pena sancita dall’articolo 27 della Costituzione italiana».

L’iniziativa interpreta la sostenibilità in una dimensione sociale oltre che ambientale. La coltivazione delle piante officinali, la cura degli spazi verdi e la trasformazione dei materiali vegetali diventano infatti strumenti per dare forma al tempo della pena, sviluppare competenze e costruire percorsi utili anche oltre il contesto carcerario.

«Quando abbiamo deciso di sostenere questo progetto – afferma Francesco Macrì, presidente dell’utility a capitale interamente pubblico Estra – sapevamo che il suo valore non si sarebbe misurato nel numero di piante messe a dimora, ma nel percorso che esse avrebbero generato. Imparare a riconoscerle, coltivarle, trasformarle secondo metodo e rigore scientifico, dando forma e significato al tempo attraverso il lavoro. Per Estra, questo è il senso più autentico della sostenibilità: la capacità di generare valore concreto per le comunità e per le persone, anche nei contesti più difficili».

Per la Società italiana di fitoterapia, il valore del progetto sta anche nel legame tra coltivazione e utilizzo pratico delle piante officinali, trasformando un’attività agricola in un percorso formativo più completo.

«La formazione di base dei detenuti che si occupano della coltivazione delle piante officinali – dice Roberto Della Loggia, presidente della Società Italiana di Fitoterapia – rappresenta da un lato un elemento essenziale affinché la coltivazione, che già da sé ha un valore formativo, trovi la sua ragione nell’utilizzazione pratica di quanto coltivato; dall’altro costituisce un piccolo patrimonio di conoscenze che potrà rivelarsi utile, una volta scontata la pena, per l’inserimento nel mondo del lavoro. Per quanto riguarda i docenti della SIFit che danno la loro disponibilità, affrontare una classe di allievi così diversa dai loro studenti universitari rappresenta una sfida ma anche un’occasione di arricchimento personale».

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