La fuga dei neri d’America dalla schiavitù, e riscatto attraverso l’istruzione

Maggio 13, 2026 - 05:21
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La fuga dei neri d’America dalla schiavitù, e riscatto attraverso l’istruzione

Schiavitù libertà

Nel 1797, nel Paese di relativamente recente formazione degli Stati Uniti, fu pubblicata una raccolta di poesie, saggi politici, dialoghi ed estrapolazioni da discorsi famosi. Tale raccolta, intitolata The Columbian Orator, era stata curata dallo scrittore Caleb Bingham e serviva da materiale didattico nelle scuole americane. Si dice che, in pratica, nella prima metà del XIX secolo sia stata letta da ogni studente americano. 

Tra gli ottantaquattro testi che conteneva, ce n’era uno che spiccava rispetto agli altri. Si intitolava Dialogue Between a Master and a Slave, e descriveva proprio un dialogo tra un padrone e un suo schiavo. A differenza di come venivano solitamente raffigurati gli schiavi, quello presentato nel testo era un abile ed eloquente oratore. Nella conversazione, si pronunciava a favore della propria libertà e aveva la meglio su tutti i punti dibattuti con il suo interlocutore. 

Il testo si concludeva con la sua liberazione. Tra coloro che lessero il libro, ci fu anche Frederick Douglass, un ragazzo che era nato in condizioni di schiavitù nel 1818, nello Stato del Maryland. Finora non è stato possibile appurare chi fosse suo padre, un uomo bianco, ma di sicuro Douglass fu separato dalla madre in giovane età e costretto, fin da bambino, a lavorare in diverse piantagioni nella parte orientale degli Stati Uniti. Poi venne affittato a una famiglia di Baltimora. Quando Douglass aveva dodici anni, la madre della famiglia, Sophia Auld, iniziò a insegnargli l’alfabeto. 

Poco tempo dopo suo marito, Hugh Auld, scoprì cosa stava facendo la moglie e le proibì di proseguire: «Un ne***o non ha bisogno di saper far altro che obbedire al suo padrone ed eseguire ciò che gli viene ordinato». Le parole di Hugh si impressero nella mente di Douglass, facendogli comprendere che la strada per la libertà passava attraverso l’istruzione. 

Douglass descrisse la signora Sophia come una donna che all’inizio era di buon cuore, giusta e calorosa, ma dopo quella discussione con Hugh era diventata fredda e distante, attenta a non contravvenire le istruzioni del marito. Spesso strappava dalle mani di Douglass un giornale o lo accusava di nascondere libri. I suoi tentativi di impedire a Douglass di farsi un’istruzione risultarono però infruttuosi. 

Lui si impose infatti di conoscere tutti i bambini bianchi che poteva della zona, cogliendo ogni occasione per farsi impartire qualche breve lezione. Poiché i bambini erano ancora abbastanza innocenti da non capire quale imperdonabile violazione fosse insegnare a uno schiavo nero a leggere e a scrivere, condividevano volentieri la loro conoscenza. Ben presto Douglass passò dalla padronanza dell’alfabeto a quella della lettura e uno dei primi libri che gli capitarono tra le mani fu The Columbian Orator. Il racconto dello schiavo che si conquistò la libertà vincendo una contesa verbale con il suo padrone fu per lui di grande ispirazione. […]

Nel corso di una riunione contro la schiavitù tenutasi a Nantucket nel 1841, al ventitreenne Douglass fu inaspettatamente richiesto di condividere le sue esperienze di schiavo. Si narra che avesse estasiato gli spettatori, la maggior parte dei quali erano bianchi, e negli anni a venire seguitò a raccontare la sua vita su svariati palcoscenici, nella parte nordoccidentale degli Usa. 

Nel 1845 Douglass pubblicò il libro Narrazione della vita di Frederick Douglass, uno schiavo americano, scritta da lui stesso. Il testo funse sia da autobiografia sia da manifesto per l’abolizione della schiavitù, e in parte fu scritto perché in molti dubitavano che lui fosse stato davvero uno schiavo. Come avrebbe potuto uno schiavo, che agli occhi della maggioranza della gente era per sua stessa natura inferiore, incantare il pubblico con la sua intelligenza e la sua autorevolezza? Anche se alcuni scettici continuavano a non credere alla sua storia, il libro lasciò un’impronta profonda nel dibattito sullo schiavismo negli Usa e divenne una colonna portante del movimento abolizionista americano.

© 2025 Neri Pozza Editore, Vicenza

Tratto da “Nero. Storie mai raccontate dal continente alla diaspora”, di Amat Levin, Neri Pozza Editore, pp.286-290, 9,99 €

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