La coscienza ecologica nascosta nelle opere di Francesco Simeti

Apre il 20 maggio 2026, dalle 18:00 alle 21:00, la personale di Francesco Simeti intitolata Tutti giù per terra. In mostra, un nucleo di opere recenti: sculture in ceramica, un arazzo e una grande struttura in legno e metallo. Il lavoro di Simeti sviluppa la ricerca avviata in occasione della Cheongju Craft Biennale, in Corea, uno dei più importanti eventi artistici internazionali dedicato all’artigianato contemporaneo, e riflette sul tema dello sfruttamento intensivo delle risorse, mettendo al centro macchine dalle sembianze antropomorfe, progettate per abbattere e sradicare gli alberi con un’efficienza meccanica.
Questi dispositivi diventano figure ricorrenti all’interno dell’esposizione, capaci di attrarre l’attenzione di spettatrici e spettatori, ma anche di stimolare una visione critica delle opere esposte. La tecnologia, per esempio, appare al tempo stesso uno strumento di controllo e un agente di violenza sul paesaggio. Stratificazioni di immagini e materiali costruiscono scenari seducenti che, sottoposti a uno sguardo attento, rivelano un messaggio ecologico e fortemente simbolico.
Nato a Palermo nel 1968, Francesco Simeti vive e lavora a New York. Il suo lavoro include interventi permanenti nello spazio pubblico e collaborazioni con programmi come Percent for Art. Nel 2025 ha inaugurato un’opera site-specific al MAO – Museo d’Arte Orientale. Le sue opere sono presenti in collezioni come il Victoria and Albert Museum e il Philadelphia Museum of Art. La pratica di Simeti esplora l’intersezione tra bellezza, potere e critica sociale: utilizza spesso motivi decorativi – come carte da parati, arazzi e disegni ornamentali – come strumenti per mettere in discussione le narrazioni storiche e svelare le realtà più oscure nascoste sotto le superfici estetiche.
Attingendo a materiali d’archivio, immagini dei mass media e paesaggi naturali, l’artista affronta temi legati al degrado ambientale, i conflitti politici e la memoria collettiva. Attraverso la giustapposizione del seducente e del perturbante, mediante una miscela unica di artigianato, design e attivismo, la sua ricerca recupera le forme tradizionali di decorazione, e le trasforma in potenti strumenti di riflessione sulla contemporaneità.
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