La legge elettorale è quasi fatta, e il governo già litiga sulla data del voto

07 Ottobre 2026 - 09:55
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La legge elettorale è quasi fatta, e il governo già litiga sulla data del voto

Seggi elettorali aperti per il voto ai 5 quesiti referenadari, Torino. Italia - cronaca- Domenica 8 giugno 2025 (foto Giulio Lapone/LaPresse)

La legge elettorale è ormai a un passo dal traguardo. Il governo ha incassato ieri alla Camera le prime due fiducie, con 226 e 227 voti favorevoli, e la maggioranza si è presentata compatta anche alla prova del voto palese. Domani arriverà il passaggio decisivo: il voto finale a scrutinio segreto. Ma, più che sulla riforma del sistema di voto, ormai, la partita politica si gioca su ciò che potrebbe succedere il giorno dopo.

L’ipotesi che prende corpo è quella di un voto anticipato a maggio, accorpato alle elezioni amministrative. Nel centrodestra, però, l’idea non mette tutti d’accordo. Fratelli d’Italia la lascia circolare, mentre Lega e Forza Italia prendono le distanze. Una divergenza che racconta bene quanto sia diversa la convenienza dei partiti di maggioranza davanti a un eventuale scioglimento anticipato delle Camere.

La Lega, soprattutto, vuole prima chiudere la partita sull’Autonomia differenziata. «Solo dopo aver concluso l’iter sull’autonomia differenziata si possono fare ipotesi di elezioni anticipate», ha detto il presidente dei senatori leghisti Massimiliano Romeo. Il ministro Roberto Calderoli ha indicato tempi ancora lunghi per arrivare alla conclusione delle intese con le Regioni interessate.

Forza Italia è ancora più esplicita. Il vicepremier Antonio Tajani dice di essere «favorevole ad arrivare alla fine della legislatura». Il suo numero due Roberto Occhiuto racconta di aver consigliato alla premier Giorgia Meloni di «prendersi tutto il tempo» fino alla scadenza naturale, per concentrarsi su alcune misure economiche da presentare agli elettori come risultati del centrodestra. Anche Noi Moderati, con Maurizio Lupi, è sulla stessa linea.

Fratelli d’Italia, invece, guarda con maggiore interesse alla primavera. Il ragionamento è soprattutto elettorale: le amministrative coinvolgeranno città cruciali come Roma, Milano, Napoli e Bologna. Se il centrodestra dovesse perdere alcune delle principali sfide, il risultato potrebbe avere un effetto negativo anche sulle successive elezioni politiche. Da qui l’idea di sfruttare l’election day per evitare due campagne elettorali separate e, soprattutto, per giocare subito la partita politica.

Il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan aveva parlato apertamente della necessità di votare a maggio. Poi sono arrivate le precisazioni del partito. Giovanni Donzelli ha assicurato che «la legislatura arriverà alla fine» e che si voterà a novembre, accusando di essere stato «travisato e forzato» il dibattito sul voto anticipato. Ma il tema, ormai, è entrato stabilmente nella discussione politica.

La legge elettorale, intanto, procede. Dopo le prime due fiducie, oggi è attesa la terza. Poi ci saranno gli ordini del giorno e domani il voto definitivo, quello che può ancora riservare qualche sorpresa perché segreto. I numeri delle ultime ore, tuttavia, hanno ridotto i timori della maggioranza. Le assenze sono state pochissime e anche i parlamentari inizialmente più dubbiosi sembrano aver fatto un passo indietro dopo l’avvertimento di Meloni, che aveva legato la bocciatura della riforma alle proprie dimissioni.

L’opposizione continua a contestare la legge e prepara già la battaglia davanti alla Consulta. Ma anche nel centrosinistra il pensiero è rivolto al possibile voto anticipato. Giuseppe Conte chiede di accelerare sulle primarie perché, sostiene, non si può arrivare a ridosso della campagna elettorale ancora discutendo di come scegliere il candidato premier. Nel Pd, invece, prevale maggiore cautela.

È il segnale più evidente che la legge elettorale, prima ancora di essere approvata, sta già producendo il suo effetto politico: ha aperto la discussione sulla prossima legislatura. Domani si capirà se il Parlamento la approverà definitivamente. Subito dopo comincerà la partita molto più complicata: capire quando gli italiani saranno chiamati a votare.

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