La maggioranza si divide ancora sulle preferenze: bocciato l'emendamento dei vannacciani. Ora c'è l'ipotesi Senato
Sono passate poco più di dodici ore da quando gli alleati di Giorgia Meloni hanno affossato l'emendamento sulle preferenze, quando alla Camera sono ripresi i lavori per la legge elettorale. Dopo il ritiro degli emendamenti da parte delle opposizioni in segno di protesta, eccetto quelli sul voto ai fuorisede, in Aula restano circa una sessantina di proposte di modifica da esaminare. Pieni i banchi della maggioranza e dell'opposizioni, presenti anche diversi ministri e sottosegretari. Ma i tempi per l'esame sono incerti. La maggioraza pensa di poter approvare la riforma entro domani, ma c'è una doppia incongnita: sia su quello che potrebbe fare l'opposizione sia su quale potrebbe essere la strategia della maggioranza.
Alla ripresa dei lavori, la Camera ha respinto, a scrutinio segreto, con 233 no e 139 sì, l'emendamento presentato dal deputato di Futuro nazionale Edoardo Ziello. In mattinata la ministra per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati aveva cambiato il parere sull'emendamento sulle preferenze di Futuro nazionale, da negativo in positivo. Fratelli d'Italia lo ha votato, in Aula lo aveva lasciato capire Angelo Rossi, ideatore della legge elettorale. Ma Lega e Forza Italia non erano d'accordo. Quindi se fosse passato l'emendamento si sarebbe acuita ancora di più la spaccatura nella maggioranza. Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti è stato molto netto: "Noi sicuramente facciamo sempre quello che dichiariamo, gli altri non so. Per noi intendo Fratelli di Italia. Forza Italia e Lega avevano dichiarato il loro sì al nostro emendamento sulle preferenze. E invece il risultato non è stato quello previsto: mezz'ora prima della votazione io ho previsto almeno 25-30 voti in piu' a favore del nostro emendamento. Non in meno...".
Ora si ventila un'altra ipotesi che prevede di ripresentare lo stesso emendamento sulle preferenze anche al Senato, dove non è previsto il voto segreto, a differenza di quanto accade con il regolamento della Camera. A far circolare l'idea è stato proprio il presidente di Palazza Madama Ignazio La Russa che ieri sera aveva scritto su X: "Alla luce del voto sulle preferenze ricordo - da presidente del Senato - che nel bicameralismo esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente sul punto il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori". E con lui anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, parlando a SkyTg24, sembra far presagire uno scenario simile: "Al Senato si può naturalmente modificare. Non so se riusciamo prima della pausa estiva ad approvare la legge elettorale al Senato ma sicuramente a settembre sarà fra i primi se non il primo provvedimento all'esame del Senato". A loro si è aggiunto anche il capogruppo della Lega a Palazzo Madama Massimiliano Romeo che ha detto che "al Senato ci sarà la possibilità di fare quello che possiamo e dobbiamo fare per i nostri elettori".
Intanto fuori da Montecitorio Roberto Vannacci ha accusato i franchi tiratori definendoli, tirando fuori un lessico da Seconda guerra mondiale, "badogliani che hanno sparato alle spalle del proprio schieramento, con le munizioni che sono state loro fornite dal Partito Democratico che ha chiesto il voto segreto". Ma per l'ex generale "la partita non è persa. Oggi si vota l'emendamento di Fn". E si è rivolto direttamente alla presidente del Consiglio: "Allora io dico a Meloni quello che ho già detto: tiri fuori gli attributi, vada in Parlamento, si chiami i capigruppo e facciamo approvare questa legge sulla preferenza che finalmente ridà la dignità al Parlamento". Nel mirino di Vannacci anche le opposizioni: "Secondo me il camposanto ha dimostrato di non volere le preferenze", ha detto giocando sul riferimento al campo largo del centrosinistra. Parole che non sono bastate, perché, come abbiamo scritto prima, l'emendamento è stato bocciato. E proprio i leader di Pd, Avs e M5s, più la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga e il responsabile organizzazione del Nazareno, Igor Taruffi, si sono riuniti in un vertice durato circa mezz'ora. Sotto gli sguardi degli ex presidenti della Camera immortalati nel salone di Montecitorio detto 'Corea', Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno discusso delle prossime mosse da fare in Aula in vista dei prossimi emendamenti alla legge elettorale. In particolare, stando a quanto si apprende, si sarebbe discusso del comportamento da tenere sull'emendamento presentato da FdI sul voto ai fuorisede.
Intanto la Camera ha approvato a voto segreto l'emendamento unitario della maggioranza che stabilisce un limite massimo di seggi per la lista o la coalizione che ottengono il premio di maggioranza: 220 alla Camera e 113 al Senato. Il limite esclude i seggi conseguiti all'estero. I sì sono stati 222, i no 146. Prima del voto ha preso la parola in aula il responsabile Organizzazione di FdI Giovanni Donzelli: "Dopo mesi di propaganda delle opposizioni che ha parlato di questa legge come un'offesa alla democrazia perché causava una super maggioranza abnorme, con questo emendamento viene messo nero su bianco che non ci sarà alcuna maggioranza abnorme che tradirà la democrazia, nessuna forzatura di regole costituzionali. Se le opposizioni votano contro vorrà dire che volevano il super premio che stravolgeva la democrazia o che prendevano in giro gli italiani".
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