La Nato contraddice se stessa e la difficoltà a comprendere lo scenario attuale aumenta

10 Luglio 2026 - 18:35
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La Nato contraddice se stessa e la difficoltà a comprendere lo scenario attuale aumenta

Senza voler far torto a nessuno, neanche agli occhiuti analisti geopolitici de noantri vorremmo riproporre la lettura critica fatta non da un quisque de populo ma proveniente direttamente dall’autorità militare americana più alta in grado: il generale statunitense Alexus G. Grinkevich, comandante supremo delle forze alleate in Europa, che in un’intervista rilasciata al Financial Times lo scorso 18 giugno, ha confermato che non esiste nessuna minaccia né indizio di minaccia che i russi si apprestino ad attaccare l’Europa “Russia not looking for conflict”. Questa chiara e netta affermazione proviene niente di meno che dal Comandante in capo delle Forze armate dell’Alleanza Nord Atlantica. Cerchiamo, quindi, di ricapitolare e definire chiaramene quale sia la credibilità della Nato abbiamo visto che ad Ankara Rutte e tanti altri leader europei – molti di loro già con l’elmetto in testa - hanno sostenuto tesi esattamente contrarie a quelle affermate dal Generale Grinkevich: a chi, quindi, dare ascolto?

Comunque sia, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha già incassato il sostegno che porterà a riconoscere nuovi impegni a favore di Kiev: gli alleati, infatti, si sono impegnati a sostegno dell’Ucraina e, almeno in teoria, questi impegni saranno duraturi e spalmati in un lungo periodo; in questo contesto definito nel corso del vertice di Ankara, la Germania di Merz risulta essere stata la maggiore sostenitrice europea della libertà e della sovranità dell’Ucraina, definizione coniata dallo stesso segretario generale.

In sostanza, al summit della Nato gli Stati Uniti hanno chiesto agli europei di confermare gli impegni assunti per incrementare le spese per la Difesa comune, senza tralasciare di sottolineare che dovranno essere acquistate armi, soprattutto di produzione americana; ricordiamo, inoltre che gli Stati dell’UEehanno speso nel 2025 (dato dell'Agenzia Europea per la Difesa – EDA) 418 miliardi di euro, incrementati ulteriormente a 454 nel 2026.

Per restare nel campo dei numeri, si tratta di una cifra pari al 2,4 % del Pil dell’intera Ue, che corrisponde - mal contati -  a circa la metà del bilancio del Pentagono nel 2025, pur nella consapevolezza che gli Usa impegnano molto meno della metà del loro bilancio militare destinato alla sicurezza dell’Europa e della Nato e tutto questo per difenderci dall’eventuale (supposta) minaccia dell’orso russo, che quest’anno – secondo osservatori attendibili - per la difesa sembra abbia speso 170 miliardi di dollari (circa 150 miliardi di euro), pari, dunque, a un terzo della spesa sostenuta per le armi dalla sola Ue e ad un decimo della spesa complessiva di tutta la Nato (32 Paesi).

In una recente intervista rilasciata al Financial Times, il segretario generale ha reso noto che le commesse militari delle nazioni europee danno lavoro a circa 195 mila maestranze incardinate nelle aziende del settore della difesa statunitensi e ciò grazie alle commesse di armi - provenienti dai Paesi europei - per un valore stimato di circa 300 miliardi di dollari. Queste le parole testuali riportate dal Financial Times: «Gli ordini di armi che l’Europa e il Canada si sono impegnati ad acquistare dagli Stati Uniti nei prossimi anni ammonta a 300 miliardi di dollari. Questo ha l’effetto di sostenere circa 195.000 posti di lavoro negli Stati Uniti», Rutte dixit.

A questo punto sorge spontaneo il dubbio: non sarà mica per queste ragioni che Washington preme da tempo per fare spendere ancora di più per la Difesa mentre, invece, ci ammonisce a non spendere troppi soldi per comprare prodotti realizzati dall’industria delle armi europee, pur potendosi annoverare tra di esse molte eccellenze esistenti oggi in questo settore?

Vogliamo essere buoni con Mark Rutte e gli abboniamo il fatto che la sua affermazione era mirata a placare l’iracondo Trump, che, novello Mangiafuoco, mira a terrorizzare i burattini, quelli racchiusi nel campo blu coronato di stelle, e ha voluto dimostrare che gli europei già foraggiano abbondantemente le industrie belliche degli Usa.

Tuttavia, viene spontanea formulare un’osservazione immediata e epidermica: è credibile che nell’Unione europea che, certamente in questo periodo non sta sguazzando nell’oro,  non sia venuto in mente a nessuno che queste importanti risorse dovrebbero essere dedicate, più proficuamente, a sostenere le aziende comunitarie, i lavoratori per giungere poi al P dilegli Stati dell’Unione?

Non lo crediamo affatto possibile!

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