Cimiteri, il caso di Roma svela una falla nei controlli: cosa devono fare i Comuni

29 Settembre 2026 - 14:20
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lentepubblica.it

Sette licenziamenti, quattro sospensioni e gli atti trasmessi all’Autorità giudiziaria. Quanto emerso nei cimiteri Flaminio e Maccarese di Roma va ben oltre la dimensione della cronaca e riporta in primo piano un problema che interessa direttamente le amministrazioni pubbliche: come garantire tracciabilità, correttezza e controllo nelle operazioni cimiteriali attraverso la bonifica e la digitalizzazione, soprattutto quando riguardano estumulazioni, riduzioni e successiva collocazione dei resti.


Gli accertamenti avviati da AMA sulle attività di alcune squadre di operatori tecnico-cimiteriali avrebbero infatti individuato casi nei quali alcune salme sarebbero state ridotte e trasferite in cassette ossario senza che il processo di mineralizzazione fosse terminato. L’azienda ha adottato provvedimenti disciplinari differenziati sulla base delle responsabilità individuate e ha annunciato la trasmissione della documentazione all’Autorità giudiziaria e al sindaco per gli ulteriori accertamenti di competenza.

Il punto amministrativamente più rilevante, tuttavia, riguarda ciò che dovrebbe avvenire prima che un’operazione di questo genere venga materialmente eseguita: verifica dei presupposti, identificazione della sepoltura, corretta registrazione dell’intervento, rispetto delle procedure e possibilità di ricostruire successivamente ogni passaggio.

Riduzione delle salme: il trascorrere degli anni non basta

La disciplina della materia trova il suo riferimento nazionale nel D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, il Regolamento di polizia mortuaria, che dedica specifiche disposizioni alle tumulazioni e alle operazioni di esumazione ed estumulazione. A queste norme si affiancano i regolamenti adottati dagli enti territorialmente competenti, che definiscono le procedure applicabili nei singoli sistemi cimiteriali.

Nel caso romano assume particolare importanza un aspetto che rischia di essere semplificato quando si parla genericamente di “scadenza” della sepoltura. Il decorso del periodo previsto non equivale automaticamente alla possibilità di trasferire i resti in una cassetta ossario. È necessario verificare concretamente lo stato della salma.

Come precisato nella ricostruzione dei fatti, il riferimento temporale è di 30 anni per le tumulazioni e 10 anni per le inumazioni, ma il trascorrere di tali periodi non è da solo sufficiente per procedere alla riduzione. Se all’apertura della sepoltura il processo di mineralizzazione non risulta completato, deve essere effettuata una diversa operazione cimiteriale, secondo le modalità previste dalla disciplina applicabile.

La differenza non è meramente terminologica. Cambiano la procedura, gli adempimenti e anche i costi che possono ricadere sui familiari. Proprio per questo la verifica dello stato dei resti rappresenta un passaggio sostanziale e non una formalità affidata alla discrezionalità dell’operatore.

Il caso AMA e la responsabilità dell’organizzazione

Secondo quanto reso noto dall’azienda e riportato dalle principali agenzie di stampa, le verifiche sui cimiteri Flaminio e Maccarese hanno portato al licenziamento di sette lavoratori e alla sospensione dal servizio di altri quattro. AMA ha spiegato che le misure sono state differenziate sulla base dei livelli di responsabilità emersi durante gli accertamenti.

La vicenda non può però essere letta esclusivamente sul piano disciplinare. Quando un servizio pubblico gestisce operazioni particolarmente delicate, l’amministrazione o il soggetto gestore deve poter contare su un sistema nel quale ogni attività sia verificabile e riconducibile a soggetti, autorizzazioni, date e documenti determinati.

Il principio è lo stesso che attraversa ormai gran parte della trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione: ridurre le aree nelle quali un procedimento dipende esclusivamente da documentazione frammentata, registrazioni manuali o conoscenze detenute dai singoli uffici.

Nel settore cimiteriale questo significa poter ricostruire la storia amministrativa di ciascuna sepoltura: concessionario, aventi diritto, durata della concessione, rinnovi, eventuali morosità, operazioni effettuate, scadenze, trasferimenti e disponibilità effettiva del posto.

Polizia mortuaria e regolamenti comunali: perché la tracciabilità è decisiva

Il D.P.R. 285/1990 costituisce ancora il principale riferimento nazionale in materia di polizia mortuaria. La disciplina generale viene poi completata dalle disposizioni territoriali e dai regolamenti cimiteriali. Roma Capitale dispone, ad esempio, di un proprio Regolamento di Polizia Cimiteriale, modificato e aggiornato nel corso degli anni.

È all’interno di questo sistema di regole che devono essere gestite tumulazioni, estumulazioni, raccolta dei resti e ulteriori operazioni sulle sepolture. Il rispetto della procedura tutela contemporaneamente diversi interessi pubblici: la dignità dei defunti, i diritti delle famiglie, la regolarità amministrativa, la corretta gestione del patrimonio cimiteriale e le entrate dell’ente.

Quest’ultimo aspetto è meno evidente, ma tutt’altro che secondario. Una riduzione consente infatti di liberare uno spazio precedentemente occupato. L’operazione produce quindi effetti sulla disponibilità dei loculi e può incidere sui costi sostenuti dagli aventi diritto. Per questa ragione una procedura eseguita senza i necessari presupposti non rappresenta soltanto un’anomalia materiale: può alterare anche la gestione amministrativa ed economica della struttura.

Dai registri alla banca dati: il controllo comincia dal censimento

Il caso romano mette quindi in evidenza una questione più ampia per gli enti locali. Un cimitero non è soltanto uno spazio fisico, ma un patrimonio pubblico che richiede un’anagrafe costantemente aggiornata.

In molte realtà comunali la gestione risente ancora della stratificazione di archivi cartacei, planimetrie non aggiornate, concessioni molto risalenti nel tempo e informazioni distribuite tra documenti differenti. In queste condizioni diventa più difficile non soltanto programmare la disponibilità futura di loculi, ma anche effettuare controlli incrociati sulle operazioni eseguite.

Un censimento digitale consente invece di associare ogni posizione cimiteriale ai relativi dati amministrativi e di costruire uno storico consultabile. Georeferenziazione delle sepolture, digitalizzazione delle concessioni e collegamento con il software gestionale possono rendere immediatamente rilevabili incongruenze, scadenze e anomalie.

La tecnologia, naturalmente, non sostituisce i controlli sul campo e non può certificare autonomamente lo stato di mineralizzazione di una salma. Può però rendere molto più difficile che un’operazione amministrativamente rilevante venga eseguita senza lasciare una sequenza documentale verificabile.

Bonifica e digitalizzazione dei cimiteri possono aiutare a prevenire gli illeciti

Quanto accaduto a Roma offre anche una chiave di lettura più generale. La bonifica dell’anagrafe cimiteriale e la digitalizzazione delle informazioni possono rappresentare un importante strumento di prevenzione degli illeciti, perché consentono all’amministrazione di conoscere con precisione la situazione di ogni sepoltura e di ricostruire le operazioni effettuate nel tempo. Un archivio aggiornato, nel quale siano correttamente associati loculo, concessionario, durata della concessione, scadenze, movimentazioni e interventi eseguiti, riduce infatti quelle zone d’ombra nelle quali errori, irregolarità o comportamenti non conformi alle procedure possono essere più difficili da individuare.

È in questa prospettiva che assume rilievo anche il servizio di censimento e digitalizzazione cimiteriale sviluppato da Toorange, già approfondito da Lentepubblica nell’articolo dedicato al censimento cimiteriale e alla digitalizzazione di loculi, concessioni e anagrafe cimiteriale.

Attraverso la rilevazione sul posto, la bonifica delle informazioni esistenti, l’acquisizione fotografica e topografica, la georeferenziazione delle sepolture e la digitalizzazione delle concessioni, è possibile costruire un’anagrafe cimiteriale attendibile e costantemente consultabile. Non si tratta soltanto di sapere quanti loculi siano disponibili o quali concessioni siano prossime alla scadenza: disporre di dati certi permette anche di rafforzare i controlli amministrativi e di verificare con maggiore facilità la coerenza tra quanto autorizzato, quanto registrato negli archivi e ciò che viene materialmente eseguito all’interno del cimitero.

Serve comunque la verifica “materiale”

La tecnologia, naturalmente, non può sostituire la verifica materiale prevista dalle norme né impedire da sola un comportamento illecito. Può però creare una filiera amministrativa molto più trasparente e tracciabile, nella quale eventuali anomalie risultino più facilmente individuabili. Il censimento digitale diventa così non soltanto uno strumento per recuperare posti, programmare le disponibilità e tutelare le entrate comunali, ma anche un presidio organizzativo a supporto della legalità e della corretta gestione del servizio.

Il censimento, in questa prospettiva, cambia funzione: da semplice ricognizione patrimoniale diventa uno strumento di trasparenza e presidio amministrativo. La disponibilità di dati strutturati permette infatti di confrontare ciò che risulta negli archivi con quanto esiste fisicamente nel cimitero e con le operazioni registrate nel corso del tempo.

Per gli enti locali la lezione che arriva dal caso di Roma è dunque più ampia della singola vicenda. Nei servizi cimiteriali decoro, legalità, corretta gestione delle entrate e tutela delle famiglie dipendono anche dalla qualità delle informazioni disponibili. E quando il dato amministrativo diventa tracciabile, aggiornato e verificabile, anche il controllo smette di essere soltanto successivo all’irregolarità e può diventare realmente preventivo.

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