La PA migliore è quella che non si vede. Salesforce e TEHA Group spiegano perché
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Il report “AI Native Platform: Siamo pronti per il salto?”, realizzato da Salesforce in collaborazione con TEHA Group, fotografa lo stato dell’AI nella pubblica amministrazione italiana e indica la direzione.
A spiegarlo è Paolo Bonanni, public sector leader di Salesforce Italia.
Quali richieste ai cittadini non hanno più ragione di esistere? È la domanda che Paolo Bonanni, public sector leader di Salesforce Italia, ha portato al centro del dibattito sul futuro della pubblica amministrazione, e che percorre l’intero Manifesto “AI Native Platform: Siamo pronti per il salto?”, realizzato da Salesforce in partnership con TEHA Group (The European House Ambrosetti). Frutto di tre anni di ricerca, analisi di oltre 42.000 paper scientifici e confronto diretto con 12 tra i massimi vertici della PA italiana, da AGID all’ACN, dal Ministero dell’Economia alla Provincia Autonoma di Trento, il report affronta il passaggio dalla sperimentazione dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione italiana a un’integrazione strutturale e nativa nelle piattaforme di sviluppo software, fornendo una cassetta degli attrezzi operativa per chi nella PA deve decidere, acquistare e rispondere per garantire questo passaggio.
Il nodo irrisolto della digitalizzazione pubblica
La presentazione ufficiale del Manifesto è avvenuta durante l’ultima edizione dell’Agentforce World Tour Milano 2026, di fronte a una platea di dirigenti pubblici e responsabili della trasformazione digitale. Il punto di partenza dell’analisi sono due numeri che fotografano un paradosso: nonostante oltre 6 miliardi di euro stanziati dal PNRR e una crescita nell’utilizzo dei servizi digitali, l’Italia rimane sotto la media europea: poco più del 50% dei cittadini interagisce digitalmente con la PA.
Il problema, secondo Bonanni, non è la tecnologia né le risorse, ma l’approccio: si è contato il numero di servizi messi online senza preoccuparsi dell’esperienza di chi li usa. “Abbiamo misurato la modernizzazione della pubblica amministrazione con un metro sbagliato”, spiega Bonanni. “Abbiamo contato il numero di servizi digitali messi online, ma non ci siamo preoccupati dell’esperienza che i cittadini hanno nel momento in cui vi accedono.”
L’AI agentica, se ben progettata con una rivisitazione dei processi, un’armonizzazione dei dati e una formazione adeguata dei funzionari, è la leva per cambiare paradigma: non più una PA reattiva che risponde quando il cittadino chiede, ma una PA “silenziosa” che agisce in anticipo, che agisce molto e chiede poco. E che, soprattutto, smette di chiedere ai cittadini ciò che già sa.
Guarda la video intervista realizzata da Forbes Italia a Paolo Bonanni, public sector leader, durante l’Agentforce World Tour 2026:
Un nuovo paradigma tecnologico per la PA
Al centro del Manifesto c’è infatti il concetto di AI Native Development Platform: ecosistemi software progettati fin dall’origine con l’intelligenza artificiale come componente strutturale, integrata in ogni fase del ciclo di vita delle applicazioni. Non semplici strumenti che “usano” l’AI, ma ambienti in cui l’AI è l’infrastruttura cognitiva dell’organizzazione.
I cinque messaggi del Manifesto
Il Manifesto si articola in cinque messaggi chiave che tracciano una roadmap concreta.
- L’AI è già dentro la PA. Con casi d’uso sempre più concreti e replicabili, l’intelligenza artificiale è entrata nei processi core delle amministrazioni. Il 40% dei casi d’uso europei è già operativo.
- Le AI Native Platform sono una nuova generazione di soluzioni. Non AI aggiunta sopra sistemi esistenti, ma architetture pensate per essere nativamente intelligenti, capaci di trasformare i modelli di sviluppo e di servizio della PA.
- Le competenze sono la sfida più urgente. Entro il prossimo decennio, 1,35 milioni di dipendenti pubblici (il 37% della forza lavoro) lasceranno la PA italiana. Nel frattempo, oltre il 70% degli italiani tra i 25 e i 35 anni dichiara di non aver mai preso in considerazione un impiego pubblico. La domanda non è più “vogliamo l’AI?”, ma “come facciamo senza?”.
Non servono data scientist ovunque, ma una diffusa AI literacy e nuove figure ibride come l’AI domain specialist e l’AI audit officer. L’AI Act europeo rende questa formazione un obbligo, non un’opzione. - Il procurement pubblico va ripensato. Acquistare sistemi AI-native non è come comprare software tradizionale. Servono nuovi modelli di gara: dialogo competitivo, partenariato per l’innovazione, sandbox regolamentari. E una maggiore sinergia tra centrali di acquisto e attori tecnologici.
- La governance è la condizione abilitante. Spiegabilità delle decisioni algoritmiche, guardrail operativi, supervisione umana reale. Il principio “human-in-the-loop” non è una scelta etica facoltativa: per i sistemi ad alto rischio, l’AI Act lo rende obbligatorio.
Il salto è possibile. Resta da capire quando
La direzione è chiara. Dove l’AI agentica viene ben progettata, con processi ripensati, dati armonizzati, persone formate, cresce il valore e, soprattutto, cresce la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Come evidenzia l’OECD, costruire una forza lavoro AI-ready nel settore pubblico significa coniugare automazione intelligente con accountability e servizio al cittadino.
Una PA che agisce molto e chiede poco: questa è la misura del successo. E il salto, dice Bonanni, è già possibile.
Scarica il report qui
L’articolo La PA migliore è quella che non si vede. Salesforce e TEHA Group spiegano perché è tratto da Forbes Italia.
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