La protesta dell’Usb: “Basta tagli e spese per la guerra, quei soldi sono dei lavoratori”

Genova. Sindacato Usb in piazza in tutta Italia per uno sciopero generale contro i tagli al sociale, le privatizzazioni ma anche contro il riarmo e il genocidio in Palestina proprio mentre le barche della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza questa mattina sono state nuovamente intercettate e assaltate in acque internazionali dalle forze militari israeliane.
“Questo è uno sciopero generale – spiega Sara Capaldini di Usb Liguria – che è stato chiamato contro l’economia di guerra, sia per denunciare la complicità del governo italiano nel genocidio in atto in Palestina mentre proprio in queste ore sta venendo attaccata la flottiglia, l’ennesimo gesto terrorista dello Stato genocida di Israele, ma soprattutto anche per rimarcare che tutti quei soldi che oggi vengono destinati alla guerra sono i soldi dei lavoratori e delle lavoratrici e li vogliamo investiti in sanità, in salari, in istruzione, in trasporti e non vogliamo essere complici invece di quelle che sono le guerre che non fanno gli interessi della classe lavoratrice”. Per l’Usb, inoltre, “le politiche repressive da parte del governo accantonano contemporaneamente il tema del lavoro e oggi siamo proprio in piazza per ribadire come debba stare insieme il tema del lavoro, dei finanziamenti al welfare e il tema della guerra, perché questi due aspetti non sono scindibili. Vediamo sempre di più che una parte dei nostri soldi vengono destinati alle armi, ai finanziamenti militari e alle grandi aziende belliche mentre noi non riusciamo più ad arrivare alla fine del mese”.
“Siamo in una fase segnata dalla guerra e dal riarmo – aggiunge Maurizio Rimassa dell’Usb – le risorse vengono destinate alle armi e a politiche che stanno portando verso il baratro soprattutto le classi più deboli, i lavoratori e le lavoratrici”. In piazza anche i portuali del Calp e gli studenti di Cambiare rotta. Tante come sempre le bandiere palestinesi: “Pensiamo sia parte di un’unica questione – sottolinea Rimassa –. C’è un collegamento tra quanto avviene nei mille teatri di guerra del mondo, spesso dimenticati, e la situazione interna. Questo sommovimento planetario si traduce in una folle corsa al riarmo, mentre ovunque a partire dalla nostra città i servizi essenziali collassano per mancanza di finanziamenti adeguati”.
I numeri delle piazze, però, non sono quelli della scorsa estate e dello scorso autunno, quando contro il genocidio del popolo palestinese e dopo la prima intercettazione della Flotilla per Gaza scesero in piazza per settimane decine di migliaia di persone. “Allora venne costruito un movimento a partire dall’emergenza e dalla raccolta degli aiuti alimentari per la popolazione – spiega Riccardo Rudino del Calp – che ha portato in piazza moltissime persone tra cui tantissimi ragazzi. Un movimento in parte anche pre-politico, se vogliamo, che ha coinvostulto moltissimi studenti perché in quel momento se i tuoi amici o compagni di scuola andavano in piazza non potevi non farlo anche tu Adesso siamo in una fase diversa. gli scioperi a spot non hanno lo stesso effetto sulle persone, ma siamo convinti che su certi temi, come la guerra, il riarmo, un movimento possa ripartire perché come abbiamo visto anche con il referendum gli italiani piano piano acquisiscono coscienza e quando è il momento sono pronti a mobilitarsi”.
E proprio per l’assalto della marina israeliana alla Flotilla, in corso da questa mattina, è stato indetto un presidio per questo pomeriggio alle 18.30 al varco Albertazzi.
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