La quota di brevetti nel settore dei trasporti pesanti è cresciuta in 25 anni dal 7% al 20% del totale delle invenzioni

Maggio 12, 2026 - 12:51
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La quota di brevetti nel settore dei trasporti pesanti è cresciuta in 25 anni dal 7% al 20% del totale delle invenzioni

Per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti pesanti l’innovazione è fondamentale, anche se da sola non basta ed è necessaria una spinta coordinata a livello di politiche, modelli di business e infrastrutture per trasformare i brevetti messi in campo in realtà concrete da sfruttare. Questo emerge da un nuovo rapporto sul panorama dei brevetti relativo alla decarbonizzazione del trasporto stradale pesante a cui hanno lavorato l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (World intellectual property organization, Wipo) e l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (International renewable energy agency, Irena). Il lavoro è stato presentato in occasione del vertice dell'International transport forum (Itf) a Lipsia, in Germania e si avvale dei contributi dell’Unione internazionale dei trasporti stradali e del Forum economico mondiale

Il rapporto fa seguito al rapporto della Wipo riguardante le “Tendenze tecnologiche: il futuro dei trasporti” pubblicato nel 2025, che ha analizzato oltre 1,1 milioni di famiglie di brevetti in tutte le modalità di trasporto, inclusi quelli terrestri, marittimi, aerei e spaziali, attraverso la lente di due megatendenze generali: la sostenibilità e la digitalizzazione. Mentre quel rapporto forniva una visione ampia e multimodale delle tendenze dell’innovazione, questo nuovo “Patent Landscape Report” funge da seguito mirato, concentrandosi specificamente sul trasporto stradale pesante, un segmento del trasporto terrestre identificato nell’analisi più ampia come critico ma poco esplorato.

Leggendo nel dettaglio il report, emerge che il trasporto stradale pesante, che comprende autocarri e autobus, è un fattore importante ma spesso sottovalutato nelle emissioni globali di gas serra: il trasporto merci su strada rappresenta infatti il 40% del consumo energetico totale del settore, mentre gli autocarri e gli autobus sono responsabili rispettivamente di circa il 31% e il 9% delle emissioni del settore. Tuttavia, circa il 94% di questo settore continua a funzionare con combustibili fossili, rendendolo uno degli obiettivi più urgenti per le azioni di decarbonizzazione.

Il rapporto analizza oltre 158.000 famiglie di brevetti pubblicate tra il 2000 e il 2024 in quattro aree tecnologiche principali: fonti energetiche a basse emissioni, infrastrutture energetiche, efficienza dei veicoli e digitalizzazione delle flotte. I risultati rivelano un settore in rapida evoluzione tecnologica, ma in cui lo slancio innovativo e l'implementazione nel mondo reale non sono ancora pienamente allineati.

I ricercatori segnalano che le soluzioni a batteria elettrica si sono affermate come la via principale verso la decarbonizzazione dei veicoli pesanti. La quota di brevetti relativi alle tecnologie di decarbonizzazione è cresciuta dal 7% circa del totale dei brevetti nel settore dei trasporti pesanti nel 2000 a circa il 20% nel 2024, con le batterie che da sole rappresenteranno il 73% di tutti i brevetti relativi alle fonti energetiche a basse emissioni nel 2024. I brevetti relativi alle infrastrutture energetiche hanno registrato una crescita superiore al 2.200% nello stesso periodo, principalmente grazie ai brevetti relativi alle soluzioni di ricarica e alle reti intelligenti.

Le tecnologie a idrogeno, sebbene ancora su scala ridotta, stanno acquisendo un notevole slancio. L’attività brevettuale relativa alle celle a combustibile e alle infrastrutture per l’idrogeno è quasi raddoppiata tra il 2019 e il 2024, suggerendo che l’idrogeno potrebbe svolgere un importante ruolo complementare, in particolare nelle applicazioni a lungo raggio dove le soluzioni elettriche a batteria devono affrontare limiti di autonomia e di ricarica.

Un altro fatto che emerge con nettezza dal report e su cui bisogna riflettere è che Ll’ttività innovativa è attualmente fortemente concentrata in pochi paesi. La Cina è in testa per numero assoluto di brevetti, con le pubblicazioni annuali da parte di inventori cinesi passate da appena 11 nel 2000 a circa 7.300 nel 2024. Stati Uniti, Giappone, Germania e Repubblica di Corea completano la top five. Svezia e Germania si distinguono per la loro specializzazione relativa eccezionalmente elevata nelle tecnologie di decarbonizzazione per veicoli pesanti, a testimonianza della forza delle loro industrie di produzione di autocarri. L’India è emersa come il polo di innovazione in più rapida crescita in diversi settori tecnologici, trainata dalle iniziative governative a sostegno della diffusione degli autobus elettrici.

I colossi aziendali dominano il panorama dell’innovazione. Toyota è in testa alle classifiche dei brevetti in tutti i settori tecnologici, seguita da Volkswagen, Hyundai, Ford e General Motors. È degno di nota il fatto che nessuna università o istituto di ricerca pubblico figuri tra i principali titolari di brevetti, il che sottolinea la natura matura e guidata dall’industria dell’innovazione in questo settore.

In mezzo a tante notizie positive per quel che riguarda l’innovazione, ci sono però non poche criticità per quel che riguarda il sostegno a questa attività di ricerca e sviluppo e lo sviluppo pratico delle nuove tecnologie. Nonostante l’impressionante crescita dei brevetti, infatti, il rapporto evidenzia un divario tra l’attività innovativa e la diffusione delle infrastrutture. L’International council on clean transportation stima che, solo nell'Unione europea, entro il 2030 saranno necessari tra i 60.000 e gli 80.000 punti di ricarica pubblici per veicoli pesanti, rispetto ai circa 1.500 attualmente in funzione.

L’analisi dell’Irena, che costituisce un capitolo dedicato del rapporto, identifica l’elettrificazione come la via principale e formula raccomandazioni mirate in materia di politiche, infrastrutture, modelli di business e sviluppo delle competenze per accelerare la transizione. I contributi dell’Iru e del Wef forniscono un’ulteriore prospettiva del settore sulle realtà operative e commerciali che gli operatori di flotte devono affrontare nel loro percorso di abbandono di diesel e benzina.

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