Nucleare, Pichetto: «Entro fine anno le norme attuative». Calenda lo sferza: «Le covate da due anni, fatele e le votiamo»

«È diventata una mia sfida personale e non solo di governo», dice Gilberto Pichetto Fratin. «Stanno covando questi decreti attuativi da due anni», replica a stretto giro Carlo Calenda, «se il governo li presenta li votiamo». Sia il ministro dell’Ambiente e della sicurezza che il leader di Azione parlano nel corso della XXVIII edizione di “Futuro Direzione Nord”, la rassegna di convegni istituzionali promossa dalla Fondazione Stelline di Milano dal titolo "Prospettive in bilico". L’argomento a cui si riferiscono i due è il ritorno del nucleare in Italia. Il ministro dice che lo sente «come dovere nei confronti degli italiani e dei giovani, perché o noi diamo a questo Paese le condizioni per poter competere a livello europeo e mondiale, o altrimenti quella ricchezza che noi abbiamo e che ci hanno trasferito i nostri nonni e padri, o non riusciamo a trasferirla ai nostri figli e ai nostri nipoti». E pazienza se una ricchezza da sfruttare e far fruttare ce l’avrebbe già l’Italia, le rinnovabili, senza dover aspettare chissà quanti anni perché veda la luce la prima centrale nucleare. Pichetto Fratin traccia anche un cronoprogramma legislativo molto dettagliato: «Fine maggio alla Camera, massimo fine luglio in Senato, fine estate in Parlamento. La legge delega prevede come primo percorso il passaggio al Governo per la legge di attuazione. La mia intenzione, che è espressione di quella del Governo, è arrivare entro fine anno ad avere tutte le norme attuative perché questo Paese abbia il quadro giuridico per le scelte di investimento sul nuovo nucleare».
Sul fronte dei costi immediati, Pichetto Fratin annuncia una misura per riequilibrare la competitività delle imprese: «Una norma che ho previsto per il decreto bollette, che è in discussione alla Comunità europea, che potrebbe avere un effetto, che ci parificherebbe alla Germania. Noi non possiamo staccarci dalla Germania per il prezzo dell’energia, perché è una questione di competitività, la Germania è partner e competitor».
Peccato che tutti questi programmi e progetti per il futuro più o meno immediato mal si conciliano con quel che ha fatto – e soprattutto non ha fatto – fin qui il governo, sia sul fronte dell’approvvigionamento energetico che su quello dei costi delle bollette. E questo vale anche per il disegno che dovrebbe portare al ritorno del nucleare in Italia.
Non a caso Carlo Calenda, che pure non è affatto tra quelli contrari al progetto di una ripresa delle centrali atomiche in Italia, ironizza sui cronoprogrammi governativi. I decreti attuativi sul nucleare «li covano da due anni», dice con una battuta, arrivarci entro fine anno come anticipato dal ministro Pichetto Fratin «vuol dire che cominciamo a pensare su come istituire l’autorità sul nucleare, non che cominciamo a costruire una centrale». Comunque, aggiunge l’ex ministro, se il governo li farà, Azione li voterà. E poi, di nuovo con una battuta al vetriolo, ripensando alla batosta incassata con il referendum sulla giustizia: «Ma non ci credo neanche se lo vedo perché questo governo ha un problema a fare cose che possono essere contestate con un referendum». Per Calenda serve «un piano europeo per il ritorno al nucleare» ed in generale è l’Europa l’orizzonte a cui si deve guardare. «Bisogna riflettere su un’Europa più coesa - ha detto infatti Calenda - perché se parliamo solo della grazia a Nicole Minetti ne usciamo male». Calenda ha anche sottolineato: «Piuttosto che di legge elettorale, suggerirei a Meloni di occuparsi di cose più rilevanti, dal collasso del Sistema sanitario nazionale ai salari, e lo dice chi ha sempre votato i provvedimenti ritenuti giusti, quindi non c’è antipatia ideologica».
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