La sicurezza che vorrei. Ci scrive De Pascale
La sicurezza non dovrebbe essere affrontata in modo ideologico, né da una parte né dall’altra dello schieramento politico. E’ una materia che richiede responsabilità di governo, capacità di leggere i fenomeni reali e di adottare soluzioni fondate sui dati, sull’esperienza e sulla valutazione dei risultati. Le comunità non hanno bisogno di slogan contrapposti, ma di politiche efficaci: più prevenzione dove serve, più controllo dove necessario, più inclusione dove possibile. Governare la sicurezza significa partire dall’evidenza dei problemi e misurare concretamente l’efficacia delle risposte.
Su questo tema, per troppi anni, nella politica italiana hanno prevalso le scorciatoie. Una parte della destra ha raccontato che bastano pene più severe e più repressione, con frequenti ambiguità discriminatorie. Una parte della sinistra specularmente ha reagito spesso con imbarazzo, come se parlare di sicurezza significasse inevitabilmente accettare una visione chiusa e illiberale della società. Entrambe le posizioni hanno prodotto disastri.
La sicurezza deve essere una politica pubblica fondata sull’evidenza: sulla capacità di comprendere i problemi reali, di leggere i dati, di valutare ciò che funziona e ciò che non funziona. E’ tempo di uscire da questa contrapposizione e di riconoscere che la sicurezza richiede insieme prevenzione e controllo, inclusione sociale e contrasto all’illegalità, cura dello spazio pubblico e presenza delle istituzioni.
Perché la domanda di sicurezza che arriva dai cittadini non è una domanda da strumentalizzare. E’ la richiesta di poter vivere serenamente la propria città. E’ la richiesta di una ragazza che torna a casa da sola la sera; di un anziano che vuole prendere il treno senza paura; di un commerciante che ogni mattina apre il proprio negozio, di un immigrato regolare che desidera vivere in un quartiere ordinato; di una famiglia che sceglie il trasporto pubblico; di un pendolare che attraversa ogni giorno una stazione ferroviaria. La sicurezza è uno dei presupposti fondamentali della libertà.
Se le persone hanno paura, rinunciano a utilizzare gli spazi pubblici. Quando gli spazi pubblici si svuotano, vengono occupati da chi vive nell’illegalità. È un meccanismo noto da decenni in tutte le città del mondo. Per questo motivo il contrario della sicurezza non è soltanto la criminalità. È anche l’abbandono.
Le città più sicure non sono necessariamente quelle caratterizzate da una maggiore presenza di apparati di controllo, ma quelle che riescono a mantenere vivi e frequentati i propri spazi pubblici: illuminazione, commercio, servizi, cultura e presenza quotidiana delle persone rappresentano infatti elementi essenziali della sicurezza urbana. La migliore forma di presidio è spesso costituita da una comunità che vive, utilizza e si appropria degli spazi della città.
Questa impostazione non implica alcuna sottovalutazione del ruolo della repressione dei fenomeni criminali. Chi delinque deve essere evidentemente perseguito e va sottolineato che le forze dell’ordine svolgono un compito fondamentale che merita adeguate risorse, strumenti e riconoscimento. Sarebbe tuttavia riduttivo ritenere che la sicurezza possa essere costruita esclusivamente attraverso l’intervento repressivo. La sicurezza nasce prima, nelle condizioni sociali e urbane che rendono una comunità più coesa, più ordinata e meno vulnerabile al degrado e all’illegalità.
La prevenzione si realizza quando gli edifici abbandonati vengono recuperati, quando le piazze tornano a essere illuminate e frequentate, quando le attività economiche riaprono e quando i servizi sociali e sanitari riescono a intercettare le situazioni di fragilità prima che si trasformino in esclusione e marginalità. E’ il momento in cui la prevenzione incontra la legalità e le politiche sociali dialogano con gli interventi di sicurezza pubblica.
Questa visione non parte da zero. Negli ultimi venticinque anni la Regione Emilia-Romagna ha sostenuto concretamente le politiche locali per la sicurezza urbana e la prevenzione attraverso il finanziamento di oltre 650 progetti promossi dagli enti locali, destinando complessivamente oltre 40 milioni di euro. Un impegno che ha consentito di sperimentare modelli innovativi di collaborazione, riqualificazione e presidio del territorio. Oggi, di fronte alle nuove sfide poste dalle fragilità sociali e dalla sicurezza delle aree più sensibili, la Regione Emilia-Romagna rilancia in modo ancora più significativo questo tipo di investimento, prevedendo uno stanziamento di almeno 20 milioni di euro nel prossimo biennio per rafforzare ulteriormente le politiche integrate di sicurezza urbana, legalità e coesione sociale nelle aree delle principali stazioni ferroviarie.
Per questa ragione risultano indispensabili politiche integrate e una forte collaborazione istituzionale. Stato, regioni, comuni, prefetture, aziende ferroviarie, gestori del trasporto pubblico e Terzo settore sono tutti portatori di competenze e responsabilità che devono concorrere a un obiettivo comune. Nessun soggetto istituzionale è in grado di affrontare da solo problemi complessi che richiedono risposte coordinate e multidimensionali. Le stazioni ferroviarie rappresentano il luogo in cui questa esigenza di collaborazione emerge con maggiore evidenza. Questa consapevolezza è resa ancora più urgente da una recente tragica vicenda che ha profondamente colpito le nostre comunità. L’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, avvenuto nel gennaio scorso nei pressi della stazione di Bologna, dovrebbe indurre tutti a superare le letture semplificate del tema della sicurezza: quel fatto ha mostrato come le stazioni ferroviarie rappresentino oggi un banco di prova della capacità delle istituzioni di governare fenomeni complessi.
Le stazioni ferroviarie costituiscono spazi nei quali si sovrappongono proprietà, funzioni e competenze differenti e dove, troppo spesso, la frammentazione delle responsabilità ha prodotto ritardi e immobilismo. Occorre invece una strategia condivisa capace di trasformarle in luoghi sicuri, attrattivi e pienamente integrati nel tessuto urbano.
In questa prospettiva sarebbe necessario un grande piano nazionale dedicato alle stazioni ferroviarie, concepito non soltanto come programma infrastrutturale, ma come progetto di rigenerazione urbana e civile. Ogni stazione dovrebbe poter contare su presidi adeguati, servizi accessibili, attività economiche vitali, spazi culturali, illuminazione moderna, tecnologie intelligenti, decoro, pulizia e presenza umana qualificata. Una stazione non è semplicemente un nodo di trasporto: è la porta della città e contribuisce in modo decisivo alla percezione della sicurezza e alla qualità della vita urbana.
Occorre inoltre superare una contrapposizione spesso artificiale tra inclusione sociale e sicurezza. L’inclusione non è l’alternativa alla sicurezza, ma uno dei suoi strumenti più efficaci; allo stesso tempo, la sicurezza costituisce una condizione indispensabile per l’inclusione. Una persona lasciata nel degrado e nell’emarginazione avrà maggiori difficoltà a costruire un percorso di autonomia, così come una comunità non può accettare che il disagio sociale diventi una giustificazione dell’illegalità. Legalità e inclusione devono pertanto procedere insieme, all’interno di una visione che coniughi responsabilità e solidarietà, fermezza e attenzione alle fragilità.
Per queste tante ragioni, la sicurezza delle stazioni ferroviarie e delle aree urbane più fragili dovrebbe diventare un terreno di convergenza tra culture politiche diverse e non l’ennesimo ambito di contrapposizione. Le sfide che riguardano la qualità dello spazio pubblico, la lotta al degrado, la prevenzione delle fragilità sociali e il contrasto alla criminalità interessano indistintamente tutte le comunità e richiedono risposte condivise.
E’ auspicabile che lo Stato e le sue forze di Polizia insieme a regioni ed enti locali sappiano costruire un impegno bipartisan fondato sulla collaborazione istituzionale e sulla continuità delle politiche pubbliche. Perché la sicurezza non appartiene a una parte politica: appartiene ai cittadini e alle cittadine. La capacità delle istituzioni di lavorare insieme per garantire città più sicure, inclusive e vivibili rappresenta una delle condizioni essenziali per rafforzare la fiducia nella democrazia e nelle istituzioni. E oggi la fiducia rappresenta ragionevolmente una delle infrastrutture pubbliche più preziose di cui il Paese abbia bisogno.
Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna
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